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Viber come WhatsApp, cripta le chat

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Privacy garantita anche su Viber: le chat saranno protette e inaccessibili dall’esterno

Viber come WhatsApp. L’app di messaggistica (700 milioni di utenti nel mondo) sta sviluppando una tecnologia per criptare tutti i messaggi e le chiamate vocali che passano sulla piattaforma. Viber, compagnia, fondata in Israele e rilevata nel 2014 dalla giapponese Rakuten nel 2014, stava già pensando di a introdurre la crittografia automatica in alcuni Paesi, Italia compresa, prima che la sua concorrente prendesse la stessa decisione.

In questi giorni, l’app ha deciso di estendere il servizio i criptografia a livello globale per dispositivi iPhone, iPad, sistemi operativi Android e computer Windows e Mac. Il segnale che la conversazione, vocale o testuale, è protetta e inaccessibile sarà un lucchetto grigio. Un lucchetto verde, invece, è il segnale che conferma l’autenticazione del contatto, con il quale è in corso una conversazione protetta. Un lucchetto rosso indicherà che il contatto non può essere verificato (cosa che potrebbe accadere, per esempio, anche in caso di un cambio di numero di telefono).

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Perchè Viber ha deciso di criptare le conversazioni?

Il motivo è semplice: garantire la privacy dei propri utenti. La decisione di estendere il servizio a livello globale, infatti, arriva dopo il braccio di ferro Apple-Fbi.

A febbraio 2016, un giudice ha imposto ad Apple di ottemperare alle richieste del Bureau e di garantire l’accesso ai dati protetti da crittografia dell’iPhone di uno degli attentatori di San Bernardino. La casa di Cupertino, però, non ha ceduto, preferendo la protezione dei dati e la tutela della privacy dei propri utenti. “Il governo chiede ad Apple di violare i nostri utenti e minare decenni di innovazioni di sicurezza che proteggono i nostri clienti – tra cui decine di milioni di cittadini americani – da hacker e criminali informatici sofisticati”, aveva affermato Tim Cook. “L’FBI vuole farci sviluppare una speciale versione di iOS priva di barriere di sicurezza, per poi installarla su uno degli iPhone ottenuti nel corso delle indagini e ottenerne i dati contenuti. Un software del genere, che al momento non esiste, sarebbe in grado di disattivare le protezioni di qualunque iPhone”.
Il no di Apple, però, non ha fermato il governo federale che è riuscito ad ottenere i dati. Come avrebbe confermato, in queste ore, una fonte anonima di polizia al Washington Post, l’Fbi ha pagato un gruppo di hacker professionisti per sbloccare l’iPhone dell’autore della strage. Gli hacker sono riusciti a individuare un difetto del software che ha poi consentito agli investigatori di aggirare il codice.

Con la criptografia Viber vuole evitare che le chat vengano violate.

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