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Privacy Shield: Microsoft pronta a collaborare

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Microsoft pronta ad accettare le nuove norme sul Privacy Shield, il nuovo accordo Ue-Usa per gestire il flusso di dati personali tra Europa e Stati Uniti

Il Privacy Shield è il nuovo meccanismo creato per gestire il flusso di dati personali tra Europa e Stati Uniti. Il provvedimento, che va a sostituire il Safe Habor, dichiarato invalido dalla corte di Giustizia Europea lo scorso ottobre, è stato presentato dalla Commissione europea a fine febbraio ed è ancora oggi sulle scrivanie della Corte europea di giustizia (dovrà essere ratificato dal Parlamento europeo e validato definitivamente dalla Corte di giustizia).

Safe Harbor: il vecchio scudo per la privacy

Safe Harbor prevedeva un sistema di adesione volontaria ai principi concordati da Unione Europea e Stati Uniti per la protezione dei dati personali garantita negli Stati Uniti. Il sistema è stato invalidato lo scorso 6 ottobre, perché secondo i giudici, alla luce delle carte di Snowden sulla sorveglianza, non c’erano sufficienti garanzie che la riservatezza dei dati degli europei venisse tutelata anche in America. C’è da dire, che il sistema del Safe Harbor fosse applicabile esclusivamente alle imprese americane che lo sottoscrivevano, mentre le autorità pubbliche degli Stati Uniti non vi erano assoggettate.

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Il Privacy Shield

Il nuovo accordo politico Usa – Ue, il Privacy Shield, si basa, come hanno spiegato i commissari in fase di presentazione, sulla “garanzia da parte degli americani che i dati degli europei non verranno sottoposti a sorveglianza indiscriminata”. Una volta in atto il nuovo meccanismo, le aziende che volessero trasferire i dati, dovranno rendere pubblico il loro impegno a rispettare la privacy, assumendo specifici obblighi in relazione alle modalità di trattamento dei dati e al rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti..
Gli Stati Uniti hanno anche promesso che ci saranno dei limiti chiari alla possibilità per le autorità di pubblica sicurezza di accedere ai dati personali. Con il nuovo accordo, non ci dovrebbero essere attività di monitoraggio indiscriminato e non proporzionale (si pensi allo scandalo Datagate).

Chi aderirà al Privacy Shield

A dare il suo appoggio al nuovo scudo sulla privacy è Microsoft, che si è detto pronto a redimere ogni denuncia individuale entro 45 giorni e di collaborare con le autorità degli Stati membri al fine di proteggere i dati. Il big della tecnologia si è detto anche favorevole alle nuove norme relative alle richieste d’accesso ai dati da parte delle autorità governative: l’azienda rispettarà i limiti e le procedure imposte.

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