Si fa sempre più pasticciata la situazione del mercato statunitense dei router, ovvero quei dispositivi indispensabili per il collegamento a Internet che si trovano ormai in ogni casa e ufficio. Prima infatti il Pentagono ha blindato improvvisamente gli Stati Uniti a quelli prodotti all’estero, danneggiando innumerevoli aziende, adducendo a non meglio specificati motivi di sicurezza nazionale, quindi con una piroetta degna di un ballo, la Federal Communications Commission ha deciso di concedere una deroga a un’unica azienda, l’americana Netgear, che potrà continuare a importare i propri modelli dall’estero sebbene per un periodo cuscinetto. In questo modo però la decisione, oltre a essere ancora più improvvisa e immotivata della precedente, se non sarà seguita da altre della medesima portata a beneficio di realtà concorrenti, pare avvantaggiare un solo marchio rispetto a tutti gli altri che si trovano esclusi. Ma andiamo con ordine.
I ROUTER ESTERI FANNO PAURA ALL’AMERICA
Non è la prima volta che, soprattutto in ambito hi-tech, l’amministrazione americana alza alti muri alle frontiere dal giorno alla notte. Prodromico in tal senso fu il ban della Big Tech cinese Huawei avvenuto nel corso del primo mandato di Donald Trump. Anche con Joe Biden si è assistito a una restrizione delle importazioni, per esempio in ambito automotive, mentre ora col ritorno di Trump alla Casa Bianca l’accelerazione è stata ancora più evidente arrivando per esempio a includere i droni. E i router sono finiti tra le tecnologie ritenute così sensibili dagli Usa da dover obbligatoriamente avere una filiera “in loco”.
“Malintenzionati hanno sfruttato le falle di sicurezza nei router di fabbricazione estera per attaccare le abitazioni americane, interrompere le reti, consentire lo spionaggio e facilitare il furto di proprietà intellettuale”, la giustificazione della FCC . In particolare l’ente federale ha citato tre attacchi informatici, denominati Volt, Flax e Salt Typhoon, diretti contro le infrastrutture statunitensi tra il 2024 e il 2025 e, secondo quanto rivelato dalle rispettive inchieste, operati da soggetti riconducibili al governo cinese.
OGNI REGOLA HA LA SUA ECCEZIONE
Una fuga in avanti probabilmente più politica che tecnica che, oltre a rischiare di essere destituita di motivazioni reali che vadano oltre all’ennesimo sgarbo nordamericano nei riguardi della Cina (nonché l’ennesima chiusura commerciale in barba ai trattati commerciali), non ha tenuto in considerazione di un fatto: in America se si esclude qualche device realizzato in Texas da Starlink di Musk, di fatto non si producono router. Anche quelli a marchio americano, insomma, hanno al proprio interno tecnologia estera.
Per questo qualsiasi nuovo router prodotto al di fuori degli Stati Uniti dovrà ora essere approvato dalla FCC prima di poter essere importato e commercializzato nei 50 Stati e, per ottenere tale approvazione, le aziende non solo dovranno condividere i dati relativi agli investitori stranieri o alle influenze esterne dell’azienda, ma soprattutto promettere, attraverso la presentazione di un piano ad hoc, di avere già organizzato il trasferimento dell’intera produzione negli Stati Uniti.
LE CRITICHE DELLA STAMPA DI SETTORE
Si arriva così all’improvvisa deroga annunciata da quella stessa Federal Communications Commission che pareva voler rendere il mercato statunitense impermeabile alle tecnologie estere. Una deroga giunta ultime ore che non riguarda tutti: potrà beneficiarne esclusivamente Netgear, marchio californiano con la propria filiera localizzata in Asia.
Una notizia che ha sorpreso tutti, a iniziare dai giornalisti che seguono il mercato, accolta così da The Verge, tra le più importanti e lette testate di settore: “Il divieto statunitense sull’importazione di router stranieri non aveva molto senso e la situazione potrebbe non cambiare oggi. La FCC ha appena concesso a Netgear un’autorizzazione condizionata per importare negli Stati Uniti i suoi futuri router, modem via cavo e gateway per il mercato consumer fino al 1° ottobre 2027, nonostante l’azienda produca questi dispositivi in Asia e non abbia annunciato alcun piano per trasferire la produzione negli Stati Uniti”.
E LE INCOGNITE DI TALE DECISIONE
“L’approvazione della FCC è strana – prosegue la testata americana – anche perché il processo di approvazione condizionata dell’agenzia richiede ai produttori di router di presentare un piano dettagliato e con scadenze precise per stabilire o espandere la produzione negli Stati Uniti, ma Netgear non si è ancora impegnata pubblicamente a produrre su suolo americano”.





