Innovazione

Tutti i costi del possibile ban in Italia contro Huawei. Rapporto EY

di

Huawei

Che cosa si legge in uno studio della società di consulenza EY realizzato per conto di Huawei. Numeri, confronti e previsioni

Costi extra e ritardi. Imporre il ban ad Huawei in tema 5G avrebbe un costo altissimo per l’Italia. Parola di uno studio Ernst & Young, realizzato nel periodo tra giugno e settembre 2019 proprio per conto del colosso delle tecnologie cinese e presentato nei giorni scorsi nel corso di un evento pubblico a Milano.

EY stima che entro il 2020 le reti 5G avranno complessivamente coperto il 30% circa della popolazione, con ricadute positive sul nostro sistema Paese pari a circa lo 0,3% del PIL all’anno in media per 15 anni a partire dal 2020. Ma le cose potrebbero andare molto diversamente se il Governo italiano dovesse mettere al bando un vendor. Andiamo per gradi.

RITARDI NELLA TECNOLOGIA CON BANDO A VENDOR

Se il governo dovesse decidere di intervenire con il Golden Power sul 5G e quindi escludere uno o più vendor dalla realizzazione dell’infrastruttura dell’ultima generazione di internet si avrebbe un ritardo significativo nello sviluppo delle reti.

Ritardo dovuto sia al fatto che i vendor certificati (quelli non esclusi, per intenderci) dovranno fornire le proprie tecnologie pienamente utilizzabili nelle reti e non in fase di sviluppo, sia alla necessità di rivedere la pianificazione delle reti e effettuare i necessari interventi di sostituzione degli apparati, non solo nelle reti 5G in fase di sviluppo, ma anche di reti 3, 4 e 4.5G.

18 MESI IN PIU’ PER FARE A MENO DI HUAWEI E DELLE CINESI

Escludere le società cinesi dalla corsa al 5G, in particolare, si tradurrebbe in un ritardo tra 12 e 18 mesi. E questo significherebbe anche che l’Italia dovrebbe rinunciare a una quota variabile tra 2,9 e 4,3 miliardi di euro del previsto incremento del PIL (secondo le stime EY).

IL COSTO EXTRA PER OPERATORI

Non solo dilazione dei tempi. Escludere un vendor si tradurrebbe anche in “extra costi” per gli operatori, generati sia dal replacement di importanti parti delle loro infrastrutture di rete, sia da un possibile incremento dei prezzi delle tecnologie 5G come conseguenza naturale di un minore livello di competizione tra vendor.

PIU’ 4-5 MILIARDI DI EURO PER OPERATORI (E CONSUMATORI)

Mettere al bando le cinesi avrebbe un extra-costo per gli operatori di circa 4-5 miliardi di euro, secondo stime EY. Con ricadute, è facile ipotizzare, anche sui costi finali per il consumatore.

“In Italia il ritardo che si introdurrebbe rispetto a uno scenario “no ban” è stimato dagli stessi operatori in 12-18 mesi e gli extra-costi ad essi associati in almeno 4-5€ mld aggiuntivi, difficilmente ammortizzabili in tempi brevi, visti i livelli complessivi degli investimenti che gli operatori devono affrontare”, fanno sapere da EY.

LE STIME DI STRAND CONSULT e GSMA

Rinunciare alle società cinesi, come Huawei, costerebbe alle telco n aggravio di spesa di 3,5 miliardi di euro, secondo le stime di di Strand Consult, società danese di ricerche industriali (qui i dettagli).

Una cifra di gran lunga inferiore a quella ipotizzata da GSMA, lobby industriale formata da 750 operatori di telefonia mobile che ha però rapporti molto stretti con Huawei: escludere Huawei e ’altro colosso cinese delle tlc, Zte, avrebbe un costo per le telco pari a ben 62 miliardi di dollari.

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