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Stato e prospettive della sfida al monopolio di Asml

Mentre Asml continua a macinare record di vendite e di ordini, nell’ultimo anno sono cresciute le startup e le iniziative che cercano di intaccare il suo monopolio di fatto. L'analisi di Alessandro Aresu.

In oltre due ore di dialogo sul podcast di Lex Fridman, Jensen Huang si è soffermato più volte sulle caratteristiche della filiera dei semiconduttori e sui suoi principali colli di bottiglia, che incidono sulla velocità dello sviluppo delle infrastrutture dell’intelligenza artificiale, anche a fronte di una domanda che per ora resta insaziabile.

Huang ha spiegato che la sua gestione della filiera si fonda su una comunicazione costante e trasparente con tutti i partner, sia a monte che a valle della catena produttiva. Per esempio, passa molto tempo a dialogare con partner come ASML, e ovviamente TSMC, per condividere le traiettorie di crescita e le necessità future di NVIDIA, spiegando loro le dinamiche del mercato in modo che possano pianificare adeguatamente gli investimenti in conto capitale e rendere così possibile l’accelerazione del settore. A fronte di ripetute domande di Fridman, il leader di NVIDIA ha detto che non ha nessuna preoccupazione sulle capacità di ASML di scalare la produzione e fornire gli strumenti necessari alla crescita dei sistemi di NVIDIA, e ha colto l’occasione per lodare le capacità del gigante tecnologico di Veldhoven.

Mentre ASML continua a macinare record di vendite e di ordini (anche grazie all’ultimo accordo con Sk Hynix sulle memorie), nell’ultimo anno sono cresciute le startup e le iniziative che cercano di intaccare il suo monopolio di fatto.

Tra di esse, c’è Substrate, fondata dal britannico James Proud e sostenuta tra gli altri da Peter Thiel e dal veicolo di venture capital della CIA. Un’altra realtà che si è sviluppata negli ultimi mesi è xLight, fondata a Palo Alto, che non vuole sostituire le macchine di ASML, ma migliorarne un componente critico, la sorgente di luce, ed è sostenuta da Pat Gelsinger, ex CEO di Intel.

Un’altra startup di quest’ondata è invece europea: la norvegese Lace Lithography, guidata dalla fisica danese-norvegese Bodil Holst, che vuole usare fasci di atomi di elio invece della luce.

Questi progetti sono ancora a un livello embrionale e difficilmente potranno competere con la potenza della filiera di ASML, fondata su una strettissima integrazione con le capacità di fornitori e clienti. ASML, che ho cercato più volte di descrivere nel dettaglio (per esempio qui su Substack), ha nel suo sistema decenni di know-how in ottica, meccanica di precisione, chimica, metrologia, manutenzione, software avanzatissimo. Il gigante di Veldhoven non realizza un prototipo ma un macchinario industriale di enorme complessità, e in questo campo non è né sarà consentita approssimazione.

In ogni caso, queste iniziative rappresentano tesi di investimento che suggeriscono una lettura politica: nonostante la filiera di ASML abbia essenziali nodi negli Stati Uniti (per via della storia aziendale e dei programmi di ricerca statunitensi che ho ricordato nel mio libro “Il dominio del XXI secolo” del 2022), è interesse di Washington sostenere lo stesso alcune difficili scommesse sulla diversificazione.

È da vedere se questi sfidanti sapranno sopravvivere all’attuale momento di attenzione politica, o se la loro finestra di finanziamenti si chiuderà prima di riuscire ad avvicinarsi a una sfida reale per ASML. Del resto, la stampa specializzata dei Paesi Bassi ha avuto buon gioco a ricordare il caso di Lyncean Technologies, una startup californiana che si proponeva come alternativa ad ASML ed è finita in bancarotta nel 2022.

Di sicuro, a sopravvivere saranno le iniziative cinesi, perché sono parte dello sforzo esistenziale della Repubblica Popolare Cinese di creare una filiera dei semiconduttori meno vulnerabile, nella competizione con gli Stati Uniti. La filiera microelettronica in Cina continua a crescere, ma gli stessi annunci cinesi sulle alternative a ASML (come il “Progetto Manhattan” di Shenzhen dell’inchiesta Reuters) sembrano lontani, per ora, da una concreta capacità produttiva.

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