Innovazione

Serie A, ecco tutti i problemi di Dazn

di

dazn

Che cosa sta succedendo a Dazn ìn Italia con il pacchetto delle partite di calcio di serie A. L’approfondimento di Giusy Caretto


Settecentomila italiani hanno creduto in Dazn: costi minimi per poter vedere tre partite a settimana della Serie A (quelle che per concorrenza non si è aggiudicato Sky). Peccato, però, che a costi piccoli sembrano corrispondere anche investimenti piccoli: il gruppo inglese che, attraverso internet trasmette i match, sembra non essere consapevole (o forse lo è e fa l’indiano) su cosa significa trasmettere le partite di calcio in Italia. Il servizio ha dato problemi fin da subito, come immagini sgranate, interruzioni molteplici e ritardi di trasmissione. I tifosi hanno scatenato la loro rabbia sui social, ma le polemiche non sono servite a nulla. Almeno per ora.

Intanto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, AGCM, ha comunicato di aver avviato dei procedimenti istruttori nei confronti di Sky Italia e Dazn, con l’obiettivo di riscontrare se nelle offerte e nelle promozioni delle due piattaforme ci siano dei principi di ingannevolezza e aggressività. Ma andiamo per gradi.

SU DAZN 114 MATCH

Iniziamo dal principio. Dazn è controllata da Perform Group, multinazionale con sede in Inghilterra, di Leonard Blavatnik, 61enne uomo d’affari di origine ebraica nato nell’ex Unione Sovietica. Dazn, dopo le diverse peripezie tra Lega e Mediapro, è riuscita ad accaparrarsi 114 match: Perform ha in esclusiva la partita serale alle 20.30 del sabato, mentre la domenica trasmette la partita delle 12.30 e una delle 15. A Sky spettano invece le restanti sette partite: sabato alle 15 e alle 18; due gare la domenica alle 15, una alle 18 e un’altra alle 20.30; l’ultima lunedì sera alle 20.30.

I PROBLEMI DI DAZN

Le prime due giornate di campionato, però, non sono andate come ci si aspettava. La divisione delle partite era decisa e nulla è cambiato, su questo fronte, ma le promesse fatte da Dazn non sono state mantenute: la Serie A in alta definizione su Pc e smartphone non è stata trasmessa. Meglio le partite sono andate in onda, ma diverse e ripetute sono state le interruzioni e si sono verificati anche ritardi di 15 minuti.

POCHI INVESTIMENTI

Non sono mancate, ovviamente, le polemiche. Perform, come scrive Il Fatto Quotidiano, ha risposto provando a rassicurare i 700mila utenti sostenendo di essere già a lavoro con Telecom per migliorare il servizio. Non tutto è andato per il giusto verso: Telecom e Dazn hanno avviato dei colloqui, ma Dazn non ha siglato nulla di più di un accordo ordinario con la società di rete nazionale. Insomma, anche i prossimi match sono destinati ad essere trasmessi in ritardo.

Servono investimenti. Ma questo Dazn lo sa bene e per ora la sua è solo una strategia per preneder tempo. La società inglese vuole capire quanti saranno gli spettatori che resteranno fedeli alla piattaforma, prima di fare importanti investimenti. Così come ha già fatto in Giappone, in Germania e altri Paesi del mondo. 700.000 clienti sono ancora troppo pochi per recuperare (visti i pacchetti offerti) il denaro speso.

L’INCHIESTA DI AGCM

Ma c’è molto di più. Agcm, infatti, ha avviato un’indagine sui due operatori che da quest’anno si dividono i diritti di trasmissione del campionato di Serie A in Italia, Sky e Dazn, per l’appunto.

A Dazn l’Antitrust italiano sembrerebbe rimproverare lo slogan usato per il lancio della piattaforma in Italia, “Quando vuoi, dove vuoi”. Ua frase come questa fa intendere che gli utenti possono avere accesso alle partite dove, come e quando vogliono. Così, però, non è: la banda è stretta e le difficoltà, come abbiamo già detto, sono molteplici. L’Antitrust starebbe anche indagando sulla possibilità offerta dalla piattaforma di usufruire di un mese gratuito di prova in assenza di un contratto, anche in caso di sottoscrizione di un abbonamento. I consumatori, però, sostengono che il contratto c’è e che l’utente dovrebbe attivarsi per tempo per disdire l’abbonamento.

Anche la questione Sky appare complicata: la pay Tv, infatti, non avrebbe informato abbastanza sulla variazione della sua offerta rispetto alle stagioni sportive precedenti (7 partite e non 10).

“Tali comportamenti potrebbero integrare distinte pratiche commerciali scorrette in violazione degli artt. 21, 24 e 25 del Codice del Consumo, presentando sia profili di ingannevolezza rispetto alle informazioni comunicate dal professionista in merito alle caratteristiche tecniche di fruibilità del pacchetto e alle modalità di adesione all’offerta, che profili di aggressività, in quanto il professionista potrebbe aver esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei consumatori che, accettando l’offerta per fruire gratuitamente il primo mese del servizio, potrebbero subire un addebito automatico quale conseguenza della sottoscrizione inconsapevole di un contratto”, ha spiegato l’Antitrust.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati