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Guerra Usa-Cina, tutti i contraccolpi per il colosso cinese Smic dei semiconduttori

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Smic borsa

La minaccia di sanzioni statunitensi cancella il 23% dal valore del più grande produttore di chip cinese Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic)

 

Lunedì nero per il più grande produttore di chip cinese Smic. Ieri le azioni del chipmaker Semiconductor Manufactoring International Corporation sono crollate di quasi il 23% a Hong Kong, perdendo 4 miliardi di dollari. Un quinto del loro valore.

Motivo? Venerdì indiscrezioni stampa (tra cui Reuters) hanno rivelato la possibilità di sanzioni in arrivo dagli Stati Uniti.

Le sanzioni contro Smic sarebbero l’ultima mossa in una battaglia in corso tra Washington e Pechino su chi controlla le tecnologie del futuro.

Il produttore di chip potrebbe essere il prossimo obiettivo di un bando commerciale cha ha già colpito le società cinesi Huawei e Zte.

Ciò impedirebbe ai fornitori americani di vendere la tecnologia necessaria alla Smic per produrre i propri chip senza un permesso speciale. Venerdì Pechino ha dichiarato di essere “fermamente contraria” alla mossa statunitense.

Il Dipartimento della Difesa ha rifiutato di commentare i resoconti stampa.

LUNEDÌ NERO IN BORSA

Lunedì le azioni di Smic sono crollate sia a Hong Kong, dove hanno perso quasi il 23%, sia a Shanghai, dove sono scese di oltre l’11%. A luglio, la società aveva raccolto quasi 7 miliardi di dollari in una quotazione secondaria sullo Star Market di Shanghai, la risposta cinese al Nasdaq.

Anche le azioni del rivale di Taiwan Tsmc hanno chiuso in ribasso dello 0,7% a Taiwan. A differenza delle azioni Samsung, aumentate dell’1,6% a Seoul.

DIVIETO DI EXPORT ALL’ORIZZONTE

Secondo Reuters e altri organi di stampa, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e altre agenzie statunitensi stanno valutando la possibilità di vietare le esportazioni a Smic. Il produttore di chip potrebbe essere dunque aggiunto a un elenco di società che il governo degli Stati Uniti ritiene stiano minando gli interessi americani.

Si tratterebbe di una sfida significativa dal momento che le aziende presenti nella blacklist degli Stati Uniti non possono commercializzare con le aziende americane senza prima ottenere una licenza per farlo.

L’escalation delle restrizioni sul colosso delle tlc cinese Huawei, aggiunta alla lista lo scorso maggio, sta mettendo a dura prova le sue operazioni globali.

SMIC SOTTO SHOCK

Lunedì Smic, il più grande produttore cinese di semiconduttori, ha dichiarato di essere “in completo shock”.

Il crollo delle azioni ha cancellato circa 4 miliardi di dollari dal suo valore di mercato.

COSA FA SMIC

L’azienda è un importante fornitore di semiconduttori per aziende cinesi, inclusa Huawei, e serve anche clienti internazionali tra cui Qualcomm.

“Semiconductor Manufacturing International Corporation è il primo produttore di microchip cinese, il quinto al mondo in termini di giro d’affari, parzialmente statale, ha sede principale a Shanghai, siti produttivi in tutta la Cina continentale e diverse filiali in Occidente, Italia compresa”. Ha sottolineato il Sole 24 Ore. “Smic, fondata nel 2000, è una “foundry” che non progetta ma produce chip per conto terzi. Nonostante il sostegno pubblico si trova a inseguire la rivale taiwanese Tsmc che è leader per volumi produttivi e tecnologia. Di recente Smic ha introdotto la produzione di processori a 14 nanometri, due generazioni dietro a Tsmc che è arrivata ai processori miniaturizzati fino a 7 nanometri”.

AZIONISTA DELL’ITALIANA LFOUNDRY

Smic è stata anche azionista dell’italiana Lfoundry, prima azienda della provincia de L’Aquila e seconda per grandezza in tutto l’Abruzzo.

Da luglio 2019 l’azienda abruzzese ha visto l’ingresso di due nuovi soci cinesi: Smic (70%) e  Wuxi Xichanweixin Semiconductor Co. Ltd (30%).

Oggi la società è controllata da Sparc Semiconductor di Hong Kong, che detiene il 70% del pacchetto azionario, e dalla cinese Wuxi Xichanweixin Semiconductor. Smic ha infatti passato il testimone a Sparc.

FINITO SOTTO LA LENTE DI WASHINGTON

Secondo il resoconto di Reuters — che cita un anonimo funzionario statunitense e due ex funzionari informati sulla questione — a insospettire l’amministrazione Trump è il rapporto di Smic con l’esercito cinese.

LA DIFESA DI SMIC

Legame smentito dal chipmaker. La società “produce semiconduttori e fornisce servizi esclusivamente per gli utenti finali civili e commerciali e per gli usi finali”, Ha affermato Smic in una dichiarazione depositata alla Borsa di Hong Kong. “Non abbiamo rapporti con l’esercito cinese”.

Smic ha aggiunto inoltre di essere “aperto a comunicazioni sincere e trasparenti” con le agenzie governative statunitensi “nella speranza di risolvere potenziali malintesi”.

LA REPLICA DI PECHINO

In difesa di Smic scende in campo anche il governo di Pechino.

Ieri il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “palesemente bullizzando” le aziende cinesi e lo hanno esortato a smettere di opprimere le società straniere.

LA GUERRA DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP ALLE SOCIETÀ CINESI

L’inserimento di Smic nella blacklist statunitense potrebbe rendere il produttore di chip il prossimo obiettivo di uno scontro commerciale che ha già minacciato la sopravvivenza dell’azienda tecnologica cinese Huawei e ha costretto Bytedance a negoziare la vendita delle operazioni americane dell’app TikTok.

L’IMPORTANZA DELLE ESPORTAZIONI

Le conseguenze dell’impossibilità di commercializzare con le società statunitensi sarebbero devastanti. La maggior parte delle principali aziende produttrici di semiconduttori, Smic ma anche Tsmc, si affidano infatti a macchine e tecnologie statunitensi. Proprio quest’ultima sta vivendo difficoltà a causa dei rapporti con Huawei.

PRESTO COLPITI ANCHE I CHIP HUAWEI

A partire dal 15 settembre infatti Huawei non sarà più in grado di produrre i suoi chipset proprietari a causa del bando posto dall’amministrazione Trump.

Come ha spiegato Start, “la decisione del Dipartimento del Commercio per Huawei significa impedirle di disporre dei chipset della taiwanese Tsmc, azienda che realizza i chipset per tutti i maggiori produttori di smartphone al mondo”.

COSA SUCCEDE A TSMC

“Fino ad oggi Tsmc era usa vendere i propri prodotti a HiSilicon, la controllata di Huawei che si occupa delle produzione dei chipset Kirin. Dal 15 settembre non lo farà più”, ha ricordato Marco Orioles su Start. Ma il produttore di Taiwan è corso subito ai ripari.

IL FUTURO DEI CHIPMAKER CINESI

Le sanzioni contro Smic danneggerebbero le ambizioni di produzione di chip della Cina. Il Dragone vuole costruire infatti un’industria manifatturiera di semiconduttori all’avanguardia.

“La Cina ha stanziato più di 200 miliardi di dollari cercando di convincere l’industria produttrice di chip del paese a sviluppare semiconduttori più veloci e avanzati”, ha scritto in una nota la scorsa settimana Paul Triolo, di Eurasia Group, riportato dalla Cnn.

L’aggiunta di Smic alla lista nera del commercio creerebbe “nuove barriere significative allo sviluppo dei semiconduttori in Cina”.

“Eppure finora ha ottenuto risultati limitati”, ha concluso Triolo, aggiungendo che Smic “rimane da tre a cinque anni indietro rispetto ai leader del settore Intel, Samsung e Tsmc”.

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