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Riconoscimento facciale, la Polizia italiana ha usato Clearview?

Riconoscimento Facciale Clearview

Secondo un’indagine di BuzzFeed, anche la polizia italiana ha consultato i database di ClearView, la società di riconoscimento facciale più controversa al mondo. E il deputato Pd Filippo Sensi ha già depositato un’interrogazione parlamentare…

Anche la Polizia di Stato italiana avrebbe scandagliato il database di Clearview Ai, la più chiacchierata azienda statunitense specializzata nella tecnologia di riconoscimento facciale.

Lo ha rivelato un’inchiesta di BuzzFeed News.

Il software messo a punto dalla startup statunitense confronta l’immagine in un database di oltre 3 miliardi di foto pescate da Facebook, Youtube e da altri siti online. Balzata alle cronache a inizio 2020 dopo l’inchiesta del New York Times secondo cui le forze dell’ordine negli Stati Uniti, dalla polizia locale in Florida all’Fbi al dipartimento per la sicurezza interna, farebbero uso della sua “app” per il riconoscimento facciale, Clearview è tornata a far parlar di sé. E per di più in Italia.

E chi sta seguendo il dossier del riconoscimento facciale nel nostro paese, come il deputato Pd Filippo Sensi, ha annunciato di aver presentato una interrogazione alla Ministra dell’Interno riguardo i contenuti rivelati da BuzzFeed.

Qualche mese sempre il deputato Sensi ha depositato una proposta di legge che chiede una moratoria sull’utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici.

Tutti i dettagli.

COSA HA RIVELATO BUZZFEED A PROPOSITO DI CLEARVIEW

Dipartimenti di polizia, procure, ministeri e università di almeno 24 Paesi (25 con gli Stati Uniti) tra il 2018 e il 2020 avrebbero usato Clearview AI, il controverso software per il riconoscimento facciale venduto a forze di polizia e aziende private, secondo un’inchiesta BuzzFeed News basata sui dati della stessa compagnia reperiti tramite una fonte interna.

Secondo tali dati, almeno 14mila ricerche sarebbero state effettuate utilizzando Clearview, e in molti casi senza che ci fosse un’autorizzazione dall’alto per l’utilizzo del software, né una supervisione da parte dei superiori.

E RIGUARDO L’ITALIA, NELLO SPECIFICO

Secondo i dati BuzzFeed, anche la Polizia Italiana avrebbe fatto uso del programma, svolgendo tra le 100 e le 500 ricerche. Gli agenti che usano Clearview possono scattare la foto a un sospetto o a una persona di interesse, caricarla sul programma e ricevere in pochi secondi possibili abbinamenti.

LA POSIZIONE DI CLEARVIEW

Clearview è riuscita ad accumulare miliardi di immagini scattate dai grandi social network, prima che se ne accorgessero e si imponessero per fermarlo. Facebook, ad esempio, è intervenuto affermando che “lo scraping delle informazioni personali viola le nostre politiche, quindi abbiamo chiesto a Clearview Ai di interrompere l’accesso o l’utilizzo dei dati di Facebook o Instagram”. Come la società di Menlo Park, anche Linkedin e YouTube hanno adottato misure per combattere la raccolta delle immagini del profilo dei propri utenti.

Il ceo e fondatore di origine australiana Hoan Ton-That, da parte sua, sostiene da sempre di agire “nei limiti del Primo Emendamento”, dato che tutti i dati utilizzati per creare il motore di ricerca di Clearview AI sono di dominio pubblico. Secondo l’azienda, il software ha un’accuratezza che si avvicina al 100%, ma studi indipendenti hanno sollevato dubbi in materia, in particolar modo per quanto riguarda la capacità di identificare correttamente le persone di etnia non caucasica – che sono solitamente tra i gruppi più criminalizzati e ipercontrollati dalle forze dell’ordine.

E QUELLA DEI GARANTE PER LA PRIVACY

In Ue, le autorità stanno ancora valutando l’eventuale violazione delle nuove norme per la protezione dei dati personali (Gdpr). Interpellato da BuzzFeed, il garante per la privacy olandese ha ammesso che “molto difficilmente l’uso di Clearview da parte delle forze dell’ordine può risultare legale”, e anche in Francia e Germania si sta indagando sull’utilizzo fatto del software nel Paese.

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI SENSI (PD)

Immediate le reazioni nel nostro paese alla pubblicazione dell’inchiesta di BuzzFeed.

Come quella di Filippo Sensi, deputato Pd che negli ultimi anni segue il dossier del riconoscimento facciale nel nostro Paese.

“Ho presentato una interrogazione alla Ministra dell’Interno sulla inchiesta di BuzzFeed che riporta di un presunto utilizzo anche da parte delle forze di sicurezza italiane delle tecnologie di riconoscimento facciale di Clearview AI. Sarebbe molto grave, ci vediamo dentro” ha scritto Sensi su Twitter.

IL RICONOSCIMENTO FACCIALE PER LE FORZE DELL’ORDINE ITALIANE

L’anno scorso il Viminale ha confermato che la Polizia di Stato utilizza e gestisce il Sari Enterprise, sistema automatico di riconoscimento delle immagini.

Dunque riconoscimento facciale per le nostre forze dell’ordine dal 2018 prodotto da azienda Made in Italy. Tornando a quest’anno invece, lo scorso aprile il Garante della Privacy ha bloccato l’utilizzo del sistema di riconoscimento facciale Sari Real Time da parte del ministero dell’Interno.
A differenza di Sari Enterprise, ‘Real time’ “permette di acquisire e trasmettere flussi video in contesti operativi differenziati attraverso un sistema multi tecnologico qualora sia necessario confrontare in tempo reale immagini con i volti presenti in una determinata banca dati”.

Secondo l’autorità garante per la protezione dei dati personali manca la base giuridica che legittimi il trattamento automatizzato dei dati biometrici per il riconoscimento facciale a fini di sicurezza.

Inoltre, per il Garante, il sistema Sari Real Time “realizzerebbe per come è progettato una forma di sorveglianza indiscriminata/di massa”.

All’inizio di quest’anno il ministro dell’Interno Lamorgese ha ricordato che il Viminale “ha avviato un progetto finalizzato a introdurre un sistema automatico a riconoscimento immagini (Sari) allo scopo di garantire un efficace supporto alle attività istituzionali volte alla repressione dei reati e alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il sistema Sari è composto da due componenti indipendenti. La prima Sari Enterprise e la seconda Sari Real Time”.

E proprio su questa seconda componente l’autorità presieduta da Pasquale Stanzione ha dato parere negativo.

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