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Huawei

Chip, gli Usa fermano il commercio tra Intel, Qualcomm e Huawei

Gli Stati Uniti aumentano ancora le restrizioni verso la Cina: revocate, con effetto immediato, le licenze di vendita di microchip Intel e Qualcomm a Huawei. Amd esulta. Ecco cosa sta succedendo.

Gli Stati Uniti hanno aumentato ulteriormente le restrizioni alle vendite di tecnologie americane a Huawei, la società cinese di telecomunicazioni accusata di rappresentare un rischio alla sicurezza nazionale per via dei suoi legami con il governo e le forze armate di Pechino.

IL FAMIGERATO CHIP DA SETTE NANOMETRI DI HUAWEI (E NON SOLO)

L’amministrazione di Joe Biden ha deciso di revocare ad alcune aziende statunitensi – incluse Intel e Qualcomm – le licenze per la vendita a Huawei dei microchip utilizzati negli smartphone e nei laptop.

La decisione, dall’effetto immediato, è legata probabilmente al caso del Mate 60 Pro, lo smartphone messo in vendita da Huawei la scorsa estate che contiene un chip da sette nanometri prodotto localmente: la cosa suscitò un grande clamore perché non si credeva che le aziende cinesi fossero in grado di costruire semiconduttori di tali dimensioni, viste le limitazioni alle esportazioni imposte dagli Stati Uniti dal 2019-2020.

Quella a sette nanometri, comunque, non è la tecnologia più avanzata per i microchip presenti negli smartphone: gli iPhone di Apple, ad esempio, contengono componenti da quattro nanometri.

Oltre al Mate 60 Pro – che peraltro ha avuto un ruolo notevole nel rilancio delle vendite di Huawei -, ha fatto discutere anche il MateBook X Pro, ossia il primo portatile di Huawei dotato di funzionalità di intelligenza artificiale e alimentato dal nuovo processore Core Ultra 9 di Intel: è stato rilasciato sul mercato il mese scorso.

PERCHÉ AMD ESULTA PER LA MOSSA DI BIDEN

La decisione dell’amministrazione Biden sarà stata ben accolta dalle aziende rivali di Intel e Qualcomm, a cominciare da Advanced Micro Devices (AMD). Come spiega Quartz, infatti, era da tempo che AMD faceva pressioni sulle autorità affinché intervenissero anche sul commercio di microchip tra Intel e Huawei: mentre Intel poteva vendere i suoi componenti alla società cinese in virtù di una licenza speciale ottenuta durante gli anni di Donald Trump, AMD non è finora riuscita a ottenere un permesso simile.

Nel settembre 2020 l’allora amministrazione Trump aveva inserito Huawei e più di duecento altre aziende cinesi in una “lista nera” che vietava alle società statunitensi di commerciarvi, a meno che non ottenessero una licenza speciale.

LE PRESSIONI POLITICHE

Oltre ad AMD, a premere sull’amministrazione Biden affinché adottasse politiche maggiormente restrittive sul flusso di tecnologie tra America e Cina erano anche alcuni politici del Partito repubblicano, come il senatore Marco Rubio, vicepresidente della commissione Intelligence del Senato.

QUANTO VALGONO I RAPPORTI TRA HUAWEI, INTEL E QUALCOMM

Huawei è molto dipendente dai microchip di Intel per i propri laptop. Come riportato da Reuters, oltre il 90 per cento dei prodotti venduti da Huawei nel primo semestre del 2023 contenevano processori Intel.

Quanto a Qualcomm, da quando ha ottenuto una licenza nel 2020, l’azienda non ha soltanto venduto a Huawei chip per il 4G, ma le anche offerto in licenza le proprie tecnologie per il 5G: l’accordo scade all’inizio dell’anno fiscale 2025 ma pare che siano iniziate delle trattative per il rinnovo. L’anno scorso, tuttavia, Huawei ha iniziato a utilizzare un chip per il 5G sviluppato internamente, dall’unità HiSilicon.

LE RICHIESTE CONTRARIE DI INTEL E QUALCOMM

Come riportato da Startmag, lo scorso luglio gli amministratori delegati di Intel, Qualcomm e NVIDIA (l’azienda dominante nel mercato dei chip per l’intelligenza artificiale) si sono riuniti con alcuni funzionari dell’amministrazione Biden, inclusa la segretaria del Commercio e il consigliere per la Sicurezza nazionale, per chiedere una pausa dalle restrizioni all’esportazione di tecnologie avanzate per i microchip in Cina. Le aziende statunitensi preferirebbero non dover rinunciare a un mercato vasto e redditizio come quello cinese.

L’inasprimento delle restrizioni è una brutta notizia soprattutto per Intel, che sta avendo a che fare con un periodo di scarse vendite di chip per computer.

Lo scorso marzo la Cina ha emanato nuove regole per la rimozione dei microprocessori di Intel e AMD dai computer e dai server governativi.

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