Innovazione

Quanto costerà alla telco europee il no Usa a Huawei. Girandola di stime e polemiche

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Huawei cv

Secondo un rapporto di Strand Consult, società danese di ricerche industriali, fare a meno della tecnologia di Huawei dovrebbe implicare per le telco un aggravio di spesa di 3,5 miliardi di euro. L’articolo di Marco Orioles

LE APPRENSIONI IN EUROPA SU HUAWEI E NON SOLO

Le telco europee sono preoccupate per il costo che dovrebbero affrontare qualora fossero costrette a obbedire alle pressioni degli Usa, che pretendono da parte loro la rinuncia ad utilizzare le attrezzature di Huawei in quanto sospettate di favorire il cyber-spionaggio da parte di Pechino, e il loro rimpiazzo con i prodotti di aziende più affidabili come le europee Ericsson e Nokia?

LE STIME RILANCIATE DA REUTERS

Secondo un rapporto di Strand Consult, società danese di ricerche industriali, rilanciato da Reuters il problema è meno grave del previsto. Sulla base dei loro calcoli, fare a meno della tecnologia del colosso di Shenzhen dovrebbe implicare per le telco un aggravio di spesa di 3,5 miliardi di euro.

LE DIFFERENTI VALUTAZIONI

Si tratta, curiosamente, di un importo quasi venti volte inferiore rispetto alla stima fatta a suo tempo da GSMA, lobby industriale formata da 750 operatori di telefonia mobile che ha però rapporti molto stretti con Huawei. GSMA aveva previsto costi derivanti dall’esclusione di Huawei e dell’altro colosso cinese delle tlc, Zte, pari a ben 62 miliardi di dollari.

GLI ESEMPI DI USA E AUSTRALIA

Stand Consult ha effettuato le proprie valutazioni basandosi su quanto è successo negli Usa e in Australia, dove le restrizioni imposte a Huawei e a Zte non hanno comportato un incremento sensibile dei prezzi né hanno determinato conseguenze in termini di aumento dei tempi per il lancio delle nuove reti 5G.

CHE COSA DICE IL RAPPORTO

“Gli operatori mobili” – scrive Strand Consult nel rapporto – “devono aggiornare le loro attrezzature per ragioni tecnologiche, indipendentemente dal fatto che Huawei e Zte siano o meno nel mercato”.

GLI SCENARI

Se i i veti e i vincoli posti dai governi di Washington e Canberra, conclude Strand, “non hanno comportato aumenti di prezzi negli Usa o in Australia”, si deve ritenere “improbabile” che analoghe restrizioni introdotte in Europa abbiano “un impatto negativo”.

(estratto dal Taccuino estero pubblicato su Policy Maker)

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