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Privacy Shield, un mese dopo. Cosa è cambiato?

Confindustria

Microsoft recepisce le norme del Privacy Shield, mentre Google, Facebook e Amazon risultano ancora inadempienti

È già passato un mese dall’entrata in vigore del Privacy Shield, il nuovo meccanismo creato per gestire il flusso di dati personali tra Europa e Stati Uniti, eppure sono pochissime le aziende che stanno lavorando all’adeguamento alla nuova normativa. Mentre Microsoft fin da subito si è mosso per accogliere le nuove norme, alrri Big de settore risultano ancora inadempienti. Ma partiamo dall’inizio.

Il Privacy Shield

privacy shieldIl nuovo accordo politico Usa – Ue, il Privacy Shield, si basa, come hanno spiegato i commissari in fase di presentazione, sulla “garanzia da parte degli americani che i dati degli europei non verranno sottoposti a sorveglianza indiscriminata”. Una volta in atto il nuovo meccanismo, le aziende che volessero trasferire i dati, dovranno rendere pubblico il loro impegno a rispettare la privacy, assumendo specifici obblighi in relazione alle modalità di trattamento dei dati e al rispetto dei diritti dei soggetti coinvolti..
Gli Stati Uniti hanno anche promesso che ci saranno dei limiti chiari alla possibilità per le autorità di pubblica sicurezza di accedere ai dati personali. Con il nuovo accordo, non ci dovrebbero essere attività di monitoraggio indiscriminato e non proporzionale (si pensi allo scandalo Datagate).

Quali le aziende inadempienti?

Mentre Microsoft, fin dall’entrata in vigore, ha dimostrato di voler collaborare con le autorità degli Stati membri al fine di proteggere i dati dei cittadini Europei, c’è chi ad un mese di distanza risulta ancora inadempiente. Parliamo di Google, Amazon e Facebook.

Ad Oggi, come si legge su un sito messo online dal governo statunitense, sono solo 35 le aziende Usa ad essersi messe in moto per recepire le nuove norme. E tra quest, oltre a Microsoft, ci sono anche  Salesforce e Workday.

L’adesione di Google, però, dovrebbe arrivare presto, dal momento che Caroline Atkinson, a capo delle politiche pubbliche di BigG, ha commentato positivamente l’entrata in vigore delle nuove norme sulla privacy.

Cosa sono chiamate a fare le singole aziende?

Tutti i big (e non) tecnologici, coinvolti nel trattamento, trasferimento e stoccaggio di dati dall’Unione europea, che intendono recepire il nuovo regolamento europeo, Privacy Shield, sono chiamati a depositare presso il Dipartimento del Commercio un’autocertificazione (volontaria) di adeguamento alle nuove regole. L’atto, come è facile immaginare, impone alla società di rispettare lo scudo sulla privacy.

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