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Polo strategico nazionale, perché il Consorzio Italia Cloud si defila

Cloud Pa

Chi partecipa (e chi non partecipa) alla procedura di assegnazione del partenariato pubblico-privato per il Cloud Pa

Si vivacizza la corsa per aggiudicarsi il partenariato pubblico-privato per la creazione del Polo Strategico Nazionale. Ovvero l’infrastruttura per la gestione in cloud di dati e applicazioni della Pubblica Amministrazione.

Dopo le proposte presentate dalla cordata Cdp, Leonardo, Sogei e Tim (una Newco con Tim al 45% e il fronte restante al 55%) e dal tandem Almaviva e Aruba e l’annuncio di Maximo Ibarra, nuovo amministratore delegato della società Engineering, un altro soggetto si sfila invece dalla gara.

Si tratta del Consorzio Italia Cloud (Seeweb, Netalia, Sourcesense, Infordata, Babyloncloud, Eht) che a inizio agosto aveva presentato la sua manifestazione di interesse per il progetto.

Il 2 ottobre il Consorzio Italia Cloud ha annunciato che non presenterà alcuna proposta di Partenariato Pubblico Privato non riconoscendosi nel modello indicato. Tuttavia, il consorzio presieduto da Michele Zunino fa sapere che resterà in attesa di conoscere le determinazioni del Governo sulle procedure di assegnazione per il Cloud nazionale.

Ricordiamo che tra Polo Strategico Nazionale e migrazione dell’intera Pa nel cloud, il governo ha stanziato 1,9 miliardi di euro nell’ambito del Pnrr.

Tutti i dettagli.

SI TIRA INDIETRO IL CONSORZIO ITALIA CLOUD

Il Consorzio Italia Cloud (Cic) non presenterà una proposta, si legge in una nota,  “non riconoscendosi nel modello indicato e di rimanere in attesa di conoscere le determinazioni del governo sulle procedure di assegnazione”.

Inoltre, il Cic  “esprime la propria propensione verso una infrastruttura Cloud federata che valorizzi le imprese italiane e le aziende pubbliche di settore, indipendente dal soggetto chiamato a gestirle, attenta al principio di “sovranità digitale” che deve rimanere elemento imprescindibile di qualificazione, come avviene in modo prioritario negli altri Paesi europei”.

“Il PSN è una componente importante dell’infrastruttura digitale del Paese ma rimane distante da un modello Cloud che abbia le necessarie caratteristiche di flessibilità, scalabilità e affidabilità che un’infrastruttura digitale moderna deve garantire, assieme alle misure indispensabili per proteggere i dati della PA da ingerenze di società o Paesi esteri”, aggiunge la nota.

IN ATTESA DI CONOSCERE LE DETERMINAZIONI DEL GOVERNO

“Il Consorzio Italia Cloud rimane fortemente interessato alle scelte che caratterizzeranno i “dati e i servizi ordinari” e i “dati e i servizi critici”, come individuato dal documento “Strategia Italia Cloud”, prosegue la nota, “confidando che sarà possibile definire un’architettura moderna ed evoluta in grado di valorizzare gli investimenti in infrastrutture fisiche già presenti in molte aree del paese realizzati da aziende italiane ed enti pubblici, che stanno già assolvendo a tale compito in piena affidabilità e sicurezza”.

Il Consorzio Italia Cloud – conclude la nota – “è pronto a garantire il proprio contributo con la volontà di affermare positivamente gli elementi fondanti del proprio modello che è e sarà inclusivo. Auspica pertanto che l’opportunità rappresentata dalla creazione del Psn configuri un’analoga opportunità per la crescita e la competitività delle tante aziende che operano nel paese nell’ambito del cloud computing, della rete e dell’informatica in generale; solo così potrà definirsi compiuto il percorso intrapreso con lungimiranza dal Ministro”.

LA PROPOSTA DI ALMAVIVA E ARUBA

Nel frattempo, sempre sabato il gruppo informatico italiano AlmavivA e il provider di servizi cloud Aruba hanno dichiarato di aver presentato una proposta congiunta al governo per contribuire alla creazione di un’infrastruttura basata su cloud per i dati della Pa.

La proposta — presentata nel regime di partenariato pubblico-privato (PPP) — definisce un progetto di realizzazione e gestione dell’infrastruttura Cloud, sulla quale ospitare dati e servizi Pubblica Amministrazione, dati e tempi definiti dal Pnrr, dalle più alte garanzie di affidabilità, affidabilità e indipendenza nell’ambito del piano di trasformazione digitale della PA, diretto ad attestare qualità ed affidabilità nell’erogazione dei servizi digitali a cittadini ed imprese, riconoscendo al Mitd, o al soggetto pubblico dallo stesso designato, la facoltà di acquisire una partecipazione, anche di maggioranza, nel capitale sociale della Società di Progetto che sarà dai proponenti costituiti in caso di aggiudicazione del contratto

L’ANNUNCIO DI IBARRA, NEO CEO DI ENGINEERING

Inoltre, anche un’altra società si prepara a presentare una proposta al Mitd nei prossimi giorni.

Si tratta della società italiana di sviluppo software Engineering, come ha annunciato Maximo Ibarra, nuovo amministratore delegato della società, al quotidiano Corriere della Sera, in commenti poi confermati da un portavoce.

Ibarra ha dichiarato al quotidiano che la società di ingegneria, di proprietà di Bain Capital e NB Renaissance, guiderà un “consorzio con un approccio originale”, aggiungendo che la sua azienda potrebbe beneficiare della sua precedente esperienza nella digitalizzazione del sistema della pubblica amministrazione italiana.

LE INCOGNITE SULLE SOCIETÀ PUBBLICHE

“Ma sulle cordate alternative a quella di Tim, Cdp Equity, Leonardo e Sogei pende un’incognita rilevante” sottolinea Gianluca Zappa su Start. “Quali saranno le aziende pubbliche che faranno parte dei consorzi concorrenti a quello che vede colossi del settore a controllo o a partecipazione statale come Cdp, Leonardo e Sogei? Domanda non peregrina”. “C’è una certa preferenza per tenere il controllo da parte dello Stato, in forma magari flessibile”, ha detto nelle scorse settimane il ministro dell’innovazione e transizione digitale, Vittorio Colao, nel corso della conferenza stampa per la presentazione della strategia nazionale del cloud.

Sempre più confermate dunque le indiscrezioni stampa delle settimane scorse riguardo la moral suasion condotta dal Mef per indurre Poligrafico e Fincantieri a ritirarsi dalla gara per il Polo Strategico nazionale del cloud Pa.

“Le altre due cordate, Fincantieri-Amazon e Poligrafico-Fastweb potrebbero naufragare perché si mormora che il Mef stia cercando di scoraggiare altre società pubbliche a fare concorrenza allo squadrone in cui militano Cdp, Tim, Sogei e Leonardo” aveva segnalato Repubblica.

Pare proprio che l’unica cordata ad esser presa in considerazione dal governo sia quella di Tim e Cdp con Leonardo e Sogei. (Qui l’approfondimento di Start su come il Mef silura Fincantieri e Poligrafico sul Cloud per la Pa).

“La proposta del consorzio dovrebbe essere resa pubblica per consentire ad altri soggetti interessati di formulare offerte migliorative entro la fine dell’anno, con il primo offerente che, nel caso, dovrebbe valutare se pareggiarle per aggiudicarsi il lavoro. Ad ogni modo, alla gara potrebbero partecipare solo soggetti italiani o europei” aveva sottolineato il Sole 24 Ore.

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