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Perché Trivago, Expedia e FlixBus borbottano contro Google

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Tutte le accuse rivolte dalle piattaforme di viaggio come Trivago, Omio, FlixBus e Homelike a Google riguardo i pagamenti degli annunci pubblicitari per il settore turismo, duramente colpito dalla pandemia

 

Trivago, HomeToGo, Dreamlines, Tourlane, Omio, GetYourGuide, Homelike e FlixBus ce l’hanno con Google. La pandemia di Covid ha messo a terra il settore del turismo con cancellazioni in massa delle prenotazioni, ma gli inserzionisti hanno speso comunque milioni di dollari per la pubblicità di Google nel primo trimestre.

Nel frattempo Google ha fatto alcune concessioni alle società di viaggio, del tutto irrisorie per quest’ultime secondo quanto raccontato da Skift, la società di ricerca viaggi.

Ma i siti di viaggio non sono solo clienti, ma anche concorrenti di Google che è proprietaria di Google Flights e Google Travel. Come ha sottolineato l’organizzazione statunitense The Markup.

Già a novembre 2019, prima della pandemia, Skift sottolineava come l’intera industria dei viaggi online stesse soffrendo. “Il fatto che Google stia sfruttando il proprio dominio come motore di ricerca per sottrarre quote di mercato ai concorrenti di viaggio non è più nemmeno discutibile”.

Secondo alcune delle piattaforme di viaggio già citate Google sarebbe più propenso a ingraziarsi i grandi inserzionisti in settori in cui Google non gestisce attività concorrenti, come Google Travel.

Nel frattempo, i regolatori antitrust statunitensi stanno valutando un caso contro il colosso della ricerca, concentrandosi sul suo dominio nel mercato delle pubblicità digitali.

Tutti i dettagli.

LE CONSEGUENZE DELLA CRISI COVID-19 PER LE COMPAGNIE DI VIAGGIO

A causa della pandemia di coronavirus, molte compagnie di viaggio stanno affrontando una crisi economica senza precedenti. Da marzo molti luoghi turistici e destinazioni di viaggio sono infatti bloccati. Proprio per questo le società hanno chiesto a Google di andare loro incontro per i pagamenti delle inserzioni pubblicitarie. Elaborando cioè un sistema di pagamento flessibile per gli annunci pubblicitari.

Le compagnie di viaggio pagano infatti milioni di tasse pubblicitarie a Google. Insieme, Expedia e Booking hanno speso 5,8 miliardi di dollari in pubblicità Google nei 12 mesi terminanti a settembre 2019 secondo Skift.

A causa della pandemia, queste compagnie di viaggio hanno perso molti profitti e non possono sostenere queste spese.

IL CREDITO PUBBLICITARIO ANNUNCIATO DA GOOGLE

Sembrava che Big G avesse accolto le loro richieste. Alla fine di marzo, Google ha annunciato infatti un programma di credito pubblicitario da 340 milioni di dollari per gli inserzionisti di piccole imprese, non solo del settore viaggi.

LE RICHIESTE A BIG G

Ma non è abbastanza per le compagnie di viaggi. Alla fine di aprile infatti la German Startups Association ha scritto una lettera al colosso di Mountain View. Tra i membri dell’associazioni tedesca figurano Trivago, HomeToGo, Dreamlines, Tourlane, Omio, GetYourGuide, Homelike e FlixBus. La lettera sostiene che le startup di viaggio hanno pagato almeno 80 milioni di dollari di entrate pubblicitarie per il primo trimestre del 2020.

Le startup chiedevano pertanto a Google di “condividere l’onere”.

COSA HANNO OTTENUTO TRIVAGO, GETYOURGUIDE &CO DA GOOGLE

Ma le otto compagnie di viaggio tedesche che hanno chiesto concessioni di pagamento per 80 milioni di dollari nelle fatture pubblicitarie del primo trimestre hanno ottenuto in definitiva meno del 10 percento del totale. Lo ha fatto sapere a Skift il portavoce GetYourGuide, Will Gluckin.

L’ACCUSA DI GETYOURGUIDE

“Google non si è nemmeno mosso dal 10%”, ha aggiunto il portavoce di GetYourGuide. Aggiungendo che Google avrebbe potuto dimostrarsi più benevolo con gli inserzionisti più piccoli, in maggiore difficoltà. Il colosso tecnologico “ha sfruttato la propria posizione [dominante] sul mercato per togliersi dalla responsabilità di prendersi cura dei clienti del settore dei viaggi durante la crisi”, ha dichiarato Gluckin.

E QUELLA DI OMIO (EX GOEURO)

Anche Boris Radke, portavoce di Omio (precedente GoEuro), ha dichiarato che la società ha sperimentato “un insolito respingimento da parte di Google quando abbiamo cercato di discutere del possibile supporto durante e dopo la crisi di Covid-19”. Omio, che offre opzioni ferroviarie, di autobus e di volo, ha chiesto a Google termini di pagamento più lunghi e sconti su fatture correnti e pubblicità futura.

Dopotutto, le entrate di Omio sono diminuite del 95% nelle prime settimane della crisi e tre mesi di entrate sono state cancellate quando le persone hanno annullato i loro viaggi, ha reso noto Radke.

LA POSIZIONE DI EXPEDIA

“Avrei pensato che Google sarebbe stato un po’ più generoso, soprattutto con i piccoli partner che acquistano inserzioni”, aveva dichiarato a giugno sempre a Skift Cyril Ranque, presidente del gruppo Partners di Expedia. Anche il sito web di viaggi statunitense ha messo in dubbio il supporto di Google per i piccoli inserzionisti del settore. “L’attività di Google è ottenere molta liquidità sul mercato, ottenere molti partner e inserzionisti per avere successo e avere una buona redditività. E per questo, normalmente, provi ad aiutare [i partner] quando hanno un reale bisogno”. Ha notato Ranque il mese scorso.

Ma come dicevamo all’inizio i siti web di viaggi non acquistano solo inserzioni su Google, ma devono competere anche con i prodotti (Travel e Flights) di Google. Ed è qui che i rapporti si complicano maggiormente.

LA COMPETIZIONE DELLE SOCIETÀ DI VIAGGIO NELLE RICERCHE SU GOOGLE

I siti web di viaggi sono tra quelli che affermano di aver subito il trattamento preferenziale di Google verso i propri prodotti nell’elenco del motore di ricerca.

Come ha evidenziato The Markup, nelle query per compagnie aeree specifiche che sono apparse nella loro ricerca, Google ha presentato Google Flights nella parte superiore della pagina dei risultati, prima dei collegamenti ai siti Web delle compagnie aeree. Una ricerca di “volo non-stop” ha anche riportato Google Voli nella prima posizione, sopra i concorrenti.

Google dunque compete con i suoi stessi inserzionisti. E “questa non è una buona pratica” secondo il ceo di Expedia, Peter Kern. “Google rappresenta un problema per tutti coloro che vendono qualcosa online” ha dichiarato il numero uno di Expedia a fine maggio in occasione della call sugli utili della società.

IN SOFFERENZA EXPEDIA TRIPADVISOR

“Oltre alla crescita delle agenzie di viaggio online, dobbiamo affrontare un crescente interesse nel settore dei viaggi online da parte di società di motori di ricerca come Google”, ha dichiarato il ceo di Expedia. Google sta “migliorando di continuo i suoi prodotti, inclusa la nuova pianificazione dei viaggi per gli utenti e l’integrazione dei suoi vari prodotti di viaggio nell’offerta di Google Travel, oltre a dare la priorità ai propri prodotti nei risultati di ricerca”.

Anche TripAdvisor, la società statunitense di viaggi e ristoranti che pubblica recensioni, ha accusato Google di aver “assorbito il traffico di qualità che altrimenti raggiungere TripAdvisor”. A gennaio, Tripadvisor ha licenziato 200 lavoratori.

LE PRESSIONI SU BRUXELLES

Inimicandosi le compagnie di viaggio, Google rischia contraccolpi anche a Bruxelles in seno ai regolatori antitrust. A inizio giugno un gruppo di pressione del settore viaggio, Travel Tech, ha dichiarato: “È giunto il momento di istituire un quadro politico che ripristini un mercato dei viaggi online competitivo ed equo. La tecnologia di viaggio dell’Ue nutre da sempre preoccupazioni sulle pratiche di Google di sfruttare la sua posizione dominante nel mercato della ricerca online per dare preferenza personale e visibilità ai propri prodotti a spese dei servizi concorrenti, rendendo il viaggio il più grande vettore di Google in termini di entrate pubblicitarie”.

CONFLITTO DI INTERESSI PER GOOGLE CON FLIGHTS, HOTELS E TRAVEL?

Come ricorda Markup, su Google vengono eseguite quasi nove ricerche online su 10 negli Stati Uniti. Gli effetti del posizionamento dei propri prodotti sulla pagina di ricerca possono essere netti: nei nove anni successivi al lancio di Google Voli e Google Hotels, questi siti sono diventati leader di mercato. L’anno scorso hanno raccolto quasi il doppio delle visite al sito degli Stati Uniti rispetto a ciascuno dei loro maggiori concorrenti, Expedia e Booking.com.

TUTTE LE MULTE DELL’ANTITRUST UE

A marzo 2019 Google è stata colpita con una nuova sanzione dall’Unione europea da 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme sulla concorrenza. Si tratta della terza volta che l’Antitrust europeo bacchetta il colosso di Mountain View.

Nel 2017, la Commissione europea aveva imposto infatti una multa da 2,42 miliardi di euro contro Google a causa del trattamento preferenziale riservato al suo prodotto Google Shopping nelle classifiche di siti di shopping sul suo motore di ricerca.

Prima della multa ricevuta per aver garantito al proprio servizio di acquisti Google Shopping un vantaggio illegale nei confronti dei concorrenti, c’è quella da 5,1 miliardi di dollari nel 2018, per aver abusato della posizione dominante del suo sistema operativo Android.

“Google ha consolidato la sua posizione dominante nella pubblicità online proteggendosi contro la pressione concorrenziale”. Lo dichiarava l’anno scorso Margrethe Vestager, commissario per la politica della concorrenza. “Si tratta di pratiche illegali secondo le regole anticoncorrenziali dell’Unione Europea”.

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