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Chi fomenta in Usa la battaglia antitrust contro Google e Facebook

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Google

Secondo Axios il Dipartimento di Giustizia e 50 procuratori generali dello Stato si starebbero avvicinando a grandi passi a fare causa a Google in un procedimento che il coronavirus ha messo solo in pausa.

 

Nonostante la pandemia di Covid-19 abbia reso la tecnologia un’ancora di salvezza per le persone bloccate in casa, il 2020 potrebbe vedere grandi scontri tra i protagonisti del mondo tecnologico e il governo statunitense. Ne sono convinti Kyle Daly e Margaret Harding McGill di Axios che hanno dato conto di una serie di indiscrezioni secondo cui il Dipartimento di Giustizia e 50 procuratori generali dello Stato si starebbero avvicinando a grandi passi a fare causa a Google in un procedimento che il coronavirus ha messo solo in pausa.

FACEBOOK HA RIAPERTO LE DANZE

Del resto, evidenziano Daly e McGill, il recente annuncio di Facebook di un’importante acquisizione in questi giorni ha ricordato a Washington che le aziende tecnologiche intendono continuare ad aumentare il loro potere. L’offerta dell’azienda guidata da Mark Zuckerberg di 400 milioni di dollari per lo store di immagini animate Giphy segna uno degli affari di più alto profilo di Big Tech da quando la pandemia ha resettato le dinamiche dell’opinione pubblica dell’industria tecnologica.

IL REPORT OMIDYR NETWORK

Ma cosa sta succedendo a Google? Il gruppo di filantropico tecnologica Omidyar Network ha svelato quella che da Axios definiscono una “roadmap” per il caso antitrust contro Google. Basandosi sui risultati che le autorità di regolamentazione della concorrenza del Regno Unito hanno reso pubblici a dicembre, il rapporto sostiene che Google ha usato i suoi prodotti per escludere gli inserzionisti online concorrenti e limitare l’ammontare delle entrate per gli editori online.

“Qui c’è un motivo significativo di preoccupazione che Google abbia violato la legge antitrust statunitense”, scrivono gli autori del rapporto, David Dinielli di Omidyar e Fiona Scott Morton di Yale, che hanno entrambi prestato servizio nella divisione antitrust del DOJ durante l’amministrazione Obama.

Secondo i due, il solo fatto di guardare la percentuale di Google sul mercato degli annunci video e dei display può mettere in evidenza il potere effettivo che l’azienda di Mountain View esercita nel paese, grazie all’ubiquità e al predominio nel video digitale di YouTube di proprietà di Google. “Nel mercato della pubblicità digitale, praticamente tutte le strade passano attraverso Google”, scrivono Dinielli e Morton, aggiungendo che “utilizzando l’insormontabile vantaggio di dati che deriva dal suo motore di ricerca e da altre proprietà, nonché dalle scelte contrattuali e di design, Google ha reso quasi impossibile per gli editori e gli inserzionisti fare affari tra loro se non attraverso Google”.

GOOGLE NEGA COMPORTAMENTI ANTICONCORRENZIALI

Google ha a lungo negato di essersi prodotta in comportamenti anticoncorrenziali, notando in un post sul suo blog dello scorso anno che il settore pubblicitario è “notoriamente affollato” e che l’inserzionista online medio utilizza da tre a quattro piattaforme per raggiungere gli utenti.

Il colosso di Mountain View ha anche cercato di confutare alcuni dei risultati britannici su cui si basa il report di Omidyar Network sottolineando gli sforzi qualitativi e quantitativi per offrire un prodotto di alto profilo.

ANCHE FACEBOOK NEL MIRINO

Nel frattempo, l’acquisto di Giphy da parte di Facebook potrebbe sollevare questioni antitrust per il social network in un momento in cui è già sotto intenso esame. La Federal Trade Commission è già in fase di revisione di accordi simili che risalgono al 2010.

Mentre alcune fonti vicine all’accordo dicono che l’affare non è soggetto a revisione federale obbligatoria, le autorità di regolamentazione potrebbero comunque indagare, visti i riflettori puntati sulle pratiche di raccolta dei dati e sulla registrazione della privacy dell’azienda.

“Proprio come Google ha acquistato DoubleClick per la sua diffusa presenza su internet e la capacità di raccogliere dati, Facebook vuole che Giphy possa raccogliere ancora più dati su di noi – ha detto il senatore Josh Hawley -. Facebook non dovrebbe acquisire alcuna società mentre è sotto indagine antitrust per i suoi acquisti passati”.

Insomma, concludono Daly e McGill, “mentre le aziende tornano verso il business as usual e rilanciano le loro strategie di fusione in un’atmosfera più amichevole di quella che godevano prima della pandemia, ogni passo che faranno metterà alla prova l’appetito dei regolatori per la sfida”.

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