Innovazione

Perché il Parlamento Ue ha rimandato a settembre la riforma del copyright

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Questa mattina i deputati del Parlamento europeo hanno respinto la proposta della Commissione Affari giuridici per aggiornare le leggi sul copyright. Adesso la questione è in stand-by fino a settembre

Se ne riparla a settembre. Oggi la seduta plenaria del Parlamento europeo ha deciso di non approvare il mandato per negoziare con il Consiglio la riforma delle regole Ue sul copyright nel mercato digitale.

DEPUTATI POCO CONVINTI

Con 318 voti favorevoli, 278 contrari e 31 astensioni, gli eurodeputati hanno respinto il mandato negoziale, proposto dalla commissione giuridica il 20 giugno. Di conseguenza, la posizione del Parlamento sarà ora oggetto di discussione, emendamento e votazione durante la prossima sessione plenaria, a settembre.

RAMMARICO DI VOSS

“Mi dispiace che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione che io e la commissione giuridica abbiamo sostenuto” ha dichiarato il tedesco Axel Voss, relatore del provvedimento, “Ma questo fa parte del processo democratico. Torneremo sulla questione a settembre per ulteriori considerazioni e tenteremo di rispondere alle preoccupazioni delle persone, aggiornando le nostre norme sul copyright con l’ambiente digitale moderno”.

SODDISFAZIONE A 5 STELLE…

Nel frattempo, in Italia, è arrivata la reazione del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, che ha esultato su Facebook: “Il segnale è chiaro: nessuno si deve permettere di silenziare la rete” e ha promesso battaglia: “In ogni caso, anche qualora il testo fosse passato al vaglio di Strasburgo, ci saremmo battuti in sede di consiglio. A livello nazionale saremmo invece stati disposti a non recepirla”.

… MENO PER GLI EDITORI

“Una grande occasione mancata”. È questo il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi subito dopo l’esito della votazione dell’assemblea del Parlamento europeo sulla riforma del copyright. “Il diritto d’autore è libertà. Con la votazione di oggi non si è affermata la sua funzione: da domani il web sarà meno libero, così come lo sarà anche la società europea. Le multinazionali del web, che non vogliono assumere alcuna responsabilità, né sociale, né in difesa della libertà di espressione, né legale per le violazioni dei diritti degli autori europei, hanno voluto frenare un miglioramento che avrebbe aiutato tutta l’industria culturale. Hanno vinto le pressioni a difesa di un modello di rete costituito da poche imprese che, acquisita una posizione dominante, la sfruttano a danno delle imprese creative, degli operatori minori del mondo digitale e anche dei consumatori”.

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