Innovazione

Google, Facebook e non solo. Chi non brinda per la riforma del copyright Ue

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La commissione Affari Giuridici dell’Unione europea vota la proposta legislativa per aggiornare il diritto d’autore. Tutte le conseguenze che si abbatteranno su YouTube, Facebook e gli altri giganti del web

E se ogni volta che posti un contenuto su Internet – foto, video, post o addirittura un meme – dovessi controllare che non violi nessun copyright? è quello che potrebbe accadere con l’entrata in vigore della riforma sul diritto d’autore dell’Unione europea. Si voterà oggi infatti in Commissione Affari Giuridici la direttiva sul copyright dell’Ue, il primo importante aggiornamento della legge europea sul copyright dal 2001. Tali norme mirano a garantire che le opere coperte da copyright siano ben protette sul mercato. Il regolamento garantirebbe inoltre agli editori nuovi diritti legali per chiedere il risarcimento per i frammenti di articoli che Google e altri aggregatori di notizie pubblicano online.

IL NUOVO COPYRIGHT MADE IN UE

Fino ad ora, la normativa attuale ha fornito alle piattaforme online un’ampia protezione dall’essere soggetta a sanzioni in materia di copyright. Le piattaforme sono infatti tutelate dalla responsabilità legale di ciò che appare sui loro siti web fino a quando non ricevono una notifica, come nel caso di segnalazioni sulla propaganda terroristica. Per le opere protette da copyright, servizi come YouTube di Google utilizzano già una tecnologia che analizza e identifica i contenuti protetti che vengono caricati. I proprietari del copyright possono quindi rimuovere il materiale o scegliere di ricavarne denaro pubblicando annunci. Con questa riforma, la Commissione impone maggiori responsabilità su siti e servizi internet per i contenuti che ospitano proponendo il filtraggio preventivo e obbligatorio di qualsiasi upload. Ciò costringerebbe tutte le piattaforme online – dalle principali come YouTube, GitHub, Instagram a quelle minori – a installare appositi filtri per impedire agli utenti di caricare materiali protetti da copyright.

IL FAMIGERATO ARTICOLO 13…

Questa sezione della direttiva è contenuta nel controverso articolo 13 e riconfigurerà le responsabilità dei siti Web quando si tratta di far rispettare i diritti d’autore. Il punto di domanda gira intorno al vago requisito che i siti web debbano adottare misure “appropriate” per impedire che il materiale protetto da copyright appaia sulla loro piattaforma. Nel testo si citano “tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti” ma non viene specificato come queste dovrebbero funzionare. L’attivista e consulente speciale per la Electronic Freedom Foundation, Cory Doctorow, ha dichiarato al sito Gizmodo che la legislazione costerà “centinaia di milioni” di dollari in sanzioni alle piattaforme che non possono gestire il monitoraggio dei contenuti con sistemi adeguati ed è sicuro che soltanto le aziende come Google e Facebook potranno sopravvivere.

… MA L’ARTICOLO 11 NON È DA MENO

L’articolo 11 introduce una “link tax” ovvero una tassa di collegamento che obbliga le società di Internet a richiedere il permesso degli editori per utilizzare i loro snippet (estratto del testo). Su siti come Google e Twitter, ad esempio, una piccola parte dell’articolo viene solitamente mostrata prima che qualcuno vi faccia clic in modo completo, ma, in base alla nuova regola, le società tecnologiche dovrebbero ottenere il permesso o addirittura pagare per usare quell’estratto. Il problema sorge nella mancanza di definizione. I dettagli saranno lasciati decidere ai 28 paesi membri dell’Ue e questo può rappresentare un problema. Come sta denunciando il membro del Parlamento europeo Julia Reda, fermamente contraria agli articoli 11 e 13. “Invece di una legge europea, ne avremmo 28, e la più estrema diventerebbe lo standard de facto: le piattaforme digitali internazionali sarebbero motivate a rispettare la versione più severa per non incorrere in sanzioni”.

INTERNET DISTRUTTO

Se la riforma entrasse in vigore, internet come l’abbiamo conosciuto non sarà più lo stesso. È l’allarme lanciato la settimana scorsa da oltre 70 esperti –  tra cui l’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee e il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales – che hanno criticato la proposta dell’Ue in una lettera aperta indirizzata al presidente dell’europarlamento Antonio Tajani, chiedendogli di opporsi all’articolo 13. Secondo i “padri fondatori di Internet” il web sarà trasformato in “uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzati dei suoi utenti”.

LA FINE DEI MEME È VICINA

Secondo l’agenzia Reuters, i primi segnali suggeriscono che la commissione otterrà l’approvazione dopodiché ci sarà una seconda votazione da parte del Parlamento Europeo il prossimo 5 luglio. Se la proposta sarà approvata, il nuovo regolamento segnerà anche la fine dei meme, i contenuti virali realizzati dagli utenti che possono includere frammenti di film, serie tv protetti da copyright.

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