Skip to content

diella albania

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Perché è finito alla sbarra Diella, il ministro virtuale dell’Albania creato con l’Ia

Diella è il primo ministro creato dall’intelligenza artificiale voluto in Albania da Edi Rama, che avrebbe dovuto governare la distribuzione degli appalti nel quadro di misure anti-corruzione. Dall'esperimento simbolo della digitalizzazione albanese siamo oggi alle cause in tribunale e alle indagini per corruzione che coinvolgono i suoi creatori.

Un avatar in costume tradizionale, una voce sintetica elevata al rango di ministra e la promessa di cancellare la corruzione dagli appalti pubblici. Quello che pochi mesi fa era stato presentato dal premier albanese Edi Rama come uno dei simboli più audaci della modernizzazione del paese è oggi al centro di una complessa battaglia giudiziaria che rischia di trasformare un esperimento tecnologico senza precedenti in un caso politico di rilievo nazionale.

Martedì 2 giugno i giudici dovrebbero stabilire se “Diella”, la prima ministra basata sull’intelligenza artificiale nominata da un governo nel mondo, sia compatibile con la Costituzione albanese.

LA SFIDA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Quando lo scorso settembre l’istrionico primo ministro Rama annunciò la promozione di Diella, l’iniziativa attirò immediatamente l’attenzione internazionale. L’Albania, un tempo Cenerentola d’Europa ma oggi paese candidato all’ingresso nell’Ue, si presentava come un laboratorio politico e tecnologico capace di sperimentare soluzioni innovative per affrontare uno dei problemi più persistenti della sua vita pubblica: la corruzione negli appalti.

Il chatbot, il cui nome significa “sole” in albanese, era stato inizialmente sviluppato come assistente digitale all’interno del portale pubblico e-Albania. Successivamente era stato trasformato in una figura istituzionale dotata di un volto virtuale e di una voce propria. Rama ne aveva rivendicato direttamente la supervisione, arrivando a definirla scherzosamente “mia figlia” e sottolineandone la fedeltà, in contrapposizione alle pratiche clientelari e familiari spesso denunciate nella politica balcanica.

Fin dall’inizio, tuttavia, giuristi ed esperti di tecnologia avevano espresso dubbi. Pur riconoscendo l’utilità dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati e nel monitoraggio delle procedure amministrative, molti osservatori sostenevano che le decisioni pubbliche dovessero restare sotto la responsabilità di persone fisiche, chiamate a rispondere delle proprie azioni davanti ai cittadini.

LO SCONTRO ISTITUZIONALE

In prima fila a dare battaglia c’è il Partito democratico, la principale forza dell’opposizione conservatrice. Nel ricorso depositato dai suoi esponenti si legge che un algoritmo seduto al tavolo dell’esecutivo finisce per scardinare i principi costituzionali sull’assetto del governo e sulla stessa separazione dei poteri.

Il capogruppo Gazment Bardhi non ha usato giri di parole, liquidando Diella come una pura invenzione propagandistica utile solo a coprire i vuoti e le inefficienze della macchina amministrativa. Secondo l’opposizione, qui non si fa un processo all’innovazione tecnologica in sé, ma si contesta il pericolo concreto di delegare compiti pubblici a un meccanismo che, per sua natura, non può assumersi la responsabilità delle scelte che compie.

Sul piano del confronto politico, Rama non rischia grandi contraccolpi. Il muro contro muro capita in un momento in cui la sua leadership appare quanto mai solida. Il Partito socialista, di cui è leader incontrastato, è reduce dalla quarta vittoria di fila alle elezioni politiche, un risultato che garantisce una maggioranza blindata in parlamento e mette l’esecutivo al riparo da brutte sorprese durante i voti in aula.

L’OMBRA DELLE INCHIESTE

A surriscaldare il clima sono piuttosto le pesanti indagini giudiziarie che lambiscono l’Agenzia nazionale per la società dell’informazione (Akshi), la struttura pubblica che gestisce la transizione digitale del paese e che ha materialmente sviluppato il progetto Diella. Secondo quanto riportato dal quotidiano austriaco Der Standard, i vertici dell’ente, nello specifico la direttrice generale e la sua vice, sono state colpite da una misura di custodia cautelare ai domiciliari su ordine della Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata.

L’ipotesi su cui lavorano gli inquirenti descrive una gestione spregiudicata dei contratti pubblici, con gare d’appalto che sarebbero state sistematicamente indirizzate verso aziende amiche attraverso pressioni, minacce ed espedienti illegali per tagliare fuori i concorrenti di mercato. Il giro d’affari nel mirino dei magistrati toccherebbe diversi milioni di euro, stima il quotidiano di Vienna.

RAMA RIVENDICA IL BICCHIERE MEZZO PIENO

Dal palazzo del governo si continua comunque a guardare al bicchiere mezzo pieno della svolta tecnologica. Rama ha preso le difese della struttura di Akshi, rivendicando come la digitalizzazione della pubblica amministrazione abbia di fatto azzerato le storiche file agli uffici e tagliato i costi burocratici per le famiglie e le attività produttive.

I problemi per l’esecutivo si complicano però su un altro binario legale. L’attrice Anila Bisha, che ha prestato le proprie sembianze e la fonetica per l’assistente virtuale Diella, ha aperto un contenzioso sostenendo che l’amministrazione stia sfruttando la sua immagine ben oltre gli accordi iniziali, che parlavano soltanto del servizio di messaggistica per la piattaforma e-Albania. Dal ministero respingono gli addebiti, ma l’ultima parola spetterà comunque anche in questo caso ai giudici.

Sentenze a parte, la vicenda albanese ha ormai superato i confini nazionali e viene osservata dagli esperti come un vero e proprio scontro pilota sul confine tra algoritmi e democrazia. Diversi analisti concordano sul fatto che l’automazione possa snellire i servizi di uno Stato, ma ribadiscono che la trasparenza delle procedure, la vigilanza dei cittadini e il primato della politica non possono essere sacrificati. Valori e tutele che, secondo chi contesta l’esperimento di Tirana, finora sono rimasti solo sulla carta.

Torna su