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Perché Leonardo venderà Oto Melara e perché deve andare a Fincantieri

Rheinmetall Oto Melara

Come finirà il dossier Oto Melara? L’approfondimento di Aurelio Giansiracusa, analista militare e promotore di Ares-Osservatorio Difesa

 

La questione futuro prossimo della ex Oto Melara infiamma la discussione politica, economica e militare allo stesso tempo.

Pare che il fronte politico (caso più unico che raro) sia compatto nel sostenere la posizione della “italianità” della proprietà del ex Oto Melara, spingendo per una soluzione che favorisca Fincantieri che ha avanzato una proposta d’acquisto. Gli stessi interventi in merito dei sottosegretari di Stato alla Difesa Giorgio Mulè e Stefania Pucciarelli confermano questo indirizzo.

Dal “fronte” estero sono pervenute (o parrebbero pervenute, secondo fonti di stampa economiche-finanziarie) proposte d’acquisto da parte tedesca prima (Rheinmetall) e franco-tedesche dopo (Knds) o quella paventata di BAE Systems, le cui entità sono oggetto di discussione, tra chi le ritiene superiori od inferiori a quella che sarebbe stata presentata da Fincantieri.

Di certo sono ancora freschi i punti di sutura sulla ferita Fincantieri-STX France, affare sostanzialmente saltato perché da Berlino e dalla stessa Parigi sono stati alzati veti giunti sino all’Antitrust europeo; questo precedente certamente non favorisce una prospettiva “europea” dell’ex Oto. Inoltre, vi sono anche altri precedenti esempi di acquisizione di imprese italiane attive nel settore Difesa acquistate all’estero che non lasciano ben sperare; non sono sparite ma rimangono costole di gruppi ben più grossi ed organizzati; in parole semplici, l’investimento per ampliarne la produttività e le prospettive di mercato di queste imprese rimane basso od aleatorio.

Come finirà? Sarebbe interessante conoscere i veri motivi che spingono i vertici di Leonardo a mettere in vendita una parte importante del core business del settore Difesa del gruppo; i cannoni navali e Wass con le sue soluzioni nei siluri, contromisure subacquee e sensoristica, acquistata a suo tempo da Oto Melara, “tirano” sempre, nonostante i pacchiani tentativi di copiare o clonare i prodotti italiani nel campo una vera e propria eccellenza (ad esempio il Super Rapido, il munizionamento DART/Strales, il munizionamento a lungo raggio con guida di precisione Vulcano, le torrette Hitrole e MARLIN o i siluri pesanti Blackshark).

Probabilmente, la scelta di mettere sul mercato Oto Melara è dettata dalla prospettiva di crescita in Hensoldt di cui Leonardo ha acquistato un 25% del capitale azionario; Hensoldt è un sistemista molto attivo in Germania ed all’Estero ed offre una serie di soluzioni in alcuni settori non coperti da Leonardo. Ricordiamo che il primo tentativo di quotare sul mercato azionario statunitense parte del capitale azionario di Leonardo DRS è andato storto perché gli investitori non hanno ritenuto congruo il range del prezzo d’acquisto; quella operazione era dettata dalla necessità di ottenere liquidità per rinforzare i conti societari e per permettere ulteriori operazioni di acquisto.  Peraltro, anche ottenendo una quota superiore c’è da dire che Hensoldt rimarrebbe comunque in mani ben salde tedesche, perché l’azionista di riferimento è statale (Lander) e non permetterebbe (anche per motivi legislativi) una completa scalata.

Sicuramente, la parte terrestre di Oto Melara è una sorta di zavorra perché si basa quasi esclusivamente sulle commesse provenienti dal fronte interno, l’Esercito Italiano, il quale non ha somme enormi da investire ed assegna contratti che si dilatano nel tempo (anche come pagamenti); di certo mantenere in piedi una struttura per sfornare poche centinaia di cannoni, obici e mitragliere ogni tot anni non è “cost effective” un’operazione economica sana.

Perché allora preferire la soluzione Fincantieri?

Sicuramente, l’acquisizione della divisione navale (artiglierie e siluri) di Oto Melara/Wass da parte del gruppo triestino, potenzierebbe (e non poco) la capacità di penetrazione di Fincantieri sul mercato, dandole la possibilità di offrire un pacchetto (quasi) completo dalla piattaforma navale, alle artiglierie, alla sistemistica (anche qui Fincantieri ha acquistato imprese attive nel settore), fino ai radar. Questo passo le permetterebbe di sfidare tutti gli altri competitor con ulteriori “cartucce” da sparare, potendo offrire ai clienti soluzioni più o meno complete “chiavi in mano” con evidenti benefici, sia nei tempi e sia nei costi, per chi propone e per chi deve acquistare, con un più di un occhio anche ai contratti di manutenzione, supporto ed addestramento diventati essenziali nelle trattative.

Anche nell’ipotesi che Fincantieri prevalga, rimane aperta la questione del futuro della Divisione Terrestre della ex Oto Melara.

È evidente che mantenere lo status quo attuale, alla lunga, non porterà benefici ma solo appesantimento dei conti del gruppo. Pertanto, è auspicabile un rilancio o nell’ambito del Cio, il Consorzio formato da Iveco Defence Vehicles e dalla ex Oto Melara, con un rafforzamento nel settore armamenti di IDV, fuori dalle “mire cinesi”, ipotesi non del tutto peregrina visto che l’azienda di Bolzano si è attivata anche nel settore delle RWS o Remote Weapon Station e delle protezioni balistiche con ottimi risultati, o cercando un socio estero importante che permetta a Fincantieri di mantenere l’italianità e di ampliare le capacità di esportazione, unico modo per mantenere i conti in equilibrio.

Ovviamente, trattandosi di una società facente parte di un Gruppo che è controllato dallo Stato, la parola definitiva spetta al Ministero dell’Economia e Finanze che è azionista di Leonardo e che può attivare o meno il diritto e potere di veto (Golden power) su tutte le operazioni che contrastino con interessi nazionali in settori strategici come quello della industria militare.

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