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Neuralink

Neuralink di Musk tira dritto sui chip cerebrali

Nonostante le rivelazioni su alcuni problemi relativi agli impianti cerebrali realizzati da Neuralink di Elon Musk, le autorità americane hanno concesso l'autorizzazione per un secondo intervento su un essere umano. Tutti i dettagli.

 

Via al secondo intervento su un essere umano. Neuralink di Elon Musk ha ottenuto l’autorizzazione dalla Food and Drug Administration (Fda) per impiantare il suo chip nel cervello di un altro paziente. Il primo era stato inserito a fine gennaio in un 29enne divenuto tetraplegico dalle spalle in giù in seguito a un incidente subacqueo.

Il ragazzo, Noland Arbaugh, a circa due mesi dall’intervento ha mostrato come attraverso l’interfaccia computer-cervello riesce a giocare, leggere e studiare in modo autonomo. Gli esperti, tuttavia, restano scettici per la mancanza di trasparenza da parte di Musk, il quale è accusato di “condividere solo le parti che vuole farci conoscere”.

Il consenso della Fda arriva però a pochi giorni da un’esclusiva di Reuters, in cui alcune fonti hanno rivelato che Neuralink – nonostante lo abbia ammesso pochi giorni fa – sa in realtà da anni che l’impianto presenta dei problemi, ma ha ritenuto che non fossero così gravi da giustificare una riprogettazione. Intanto, il difetto è stato riscontrato anche nel dispositivo di Arbaugh.

IL DIFETTO DELL’IMPIANTO

Un paio di settimane fa Neuralink ha riferito che i minuscoli fili all’interno del cervello del suo primo paziente si sono sfilati dalla loro posizione ma, per cinque persone che hanno familiarità con la questione, non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Secondo quanto hanno detto a Reuters, infatti, sia Neuralink che la Fda erano a conoscenza del rischio in seguito ai test sugli animali.

Dagli esperimenti era emerso che “i fili avrebbero potuto ritirarsi, rimuovendo con essi gli elettrodi sensibili che decodificano i segnali cerebrali”, spiega l’agenzia di stampa. Questo non è stato però sufficiente a far desistere o a rivedere il progetto perché, per l’azienda di neurotecnologie, il rischio era ritenuto “sufficientemente basso”.

L’aggiornamento di Neuralink dell’8 maggio non menzionava effetti negativi sulla salute di Arbaugh e non rivelava quanti dei 64 fili del dispositivo si fossero ritirati o avessero smesso di raccogliere dati cerebrali.

IL SECONDO INTERVENTO (MODIFICATO)

Ora, stando al Wall Street Journal, per risolvere il problema, Neuralink inserirà i fili dell’impianto più in profondità nel cervello. Intanto, il primo paziente ha dichiarato che solo il 15% dei fili impiantati nel suo cervello rimane in posizione, il che riduce il numero di elettrodi che potrebbero misurare i segnali cerebrali, i quali vengono tradotti in azioni, come il movimento del cursore del mouse sullo schermo di un computer.

Per ripristinare la capacità dell’impianto di monitorare i segnali cerebrali del paziente, Neuralink ha apportato delle modifiche, tra cui una che rende più sensibile l’algoritmo.

UN IMPIANTO WORK IN PROGRESS

Escludere la riprogettazione però potrebbe voler dire continuare ad avere difficoltà da risolvere in corsa mentre l’impianto si trova già all’interno del cervello del paziente, rischiando di causare danni al tessuto cerebrale. Anche gli specialisti che hanno studiato gli impianti cerebrali affermano che il problema dello spostamento dei fili può essere difficile da risolvere, in parte a causa della meccanica del movimento del cervello all’interno del cranio.

COSA DICEVANO I TEST SUGLI ANIMALI

A proposito dei segnali ignorati da Neuralink emersi dai test sugli animali, già finiti al centro di indagini per maltrattamento, Reuters dichiara che l’azienda, dopo essersi vista negare nel 2022 dalla Fda l’autorizzazione a procedere con la sperimentazione sull’essere umano proprio a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza dei fili, ha condotto ulteriori test sugli animali.

Da lì ha scoperto che un sottogruppo di maiali a cui era stato impiantato il suo dispositivo aveva sviluppato un tipo di infiammazione cerebrale chiamata granuloma, che può formarsi intorno a un oggetto estraneo o a un’infezione e che, secondo le fonti sentite dall’agenzia di stampa, potrebbe essere causata dai fili.

Stando ai documenti esaminati da Reuters, almeno uno dei maiali ha sviluppato una forma grave di questa patologia, con febbre e ansimi dopo l’intervento chirurgico. Tuttavia, i ricercatori di Neuralink si sono resi conto dell’entità del problema solo con l’esame del cervello del maiale post-mortem e hanno discusso su come rimediare al problema.

Ma alla fine l’azienda, pur non essendo stata in grado di determinare la causa dei granulomi, ha concluso che il dispositivo e i fili collegati non erano responsabili.

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