Innovazione

Tutto il risiko tv innescato da Netflix

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Video-on-demand

L’approfondimento di Patrizia Licata sulla competizione nel settore televisivo innescata da Netflix con le ultime novità fra tecnologia e accordi commerciali

La competizione tra Tv lineare e video-streaming infiammata dall’affermazione di Netflix ha un nuovo capitolo: Cisco si è disfatta dell’attività video legata alle aziende della pay-Tv. Il gruppo statunitense del networking ha annunciato che una “società sostenuta da Permira Funds è entrata in un accordo definitivo” per acquisire la divisione Service Provider Video Software Solutions, che prima si chiamava NDS Group ed era frutto di un’acquisizione compiuta da Cisco nel 2012 proprio dai fondi Permira. Allora il fornitore It americano aveva sborsato 5 miliardi di dollari; adesso ha rivenduto per (cifra non ufficiale) 1 miliardo.

Ma la cifra non importa: quel che preme a Cisco è liberarsi di un’attività non strategica per concentrarsi sulla missione “core”. Le soluzioni video che Cisco ha ceduto sono usate per mandare contenuti interattivi ai decoder, ai videoregistratori digitali e ai device mobili, un business che soffre la concorrenza delle offerte in streaming (da Netflix a Amazon Video) che restringono la domanda da parte dei servizi Tv in abbonamento basati sul set-top box. Il Ceo Chuck Robbins ha detto che Cisco vuole focalizzarsi sulle aree networking, automazione, reti ottiche, accesso su cavo, mobilità, prodotti per la sicurezza, la collaborazione, la Internet of Things, rivolgendosi innanzitutto ai Service Provider. Cisco manterrà la tecnologia per video e media legata all’attività strategica del networking e terrà anche il remunerativo business delle licenze, ma non le interessa più sviluppare e distribuire soluzioni video per l’industria della Pay-Tv: a questo penserà Permira – o meglio la società che, alla chiusura della transazione, sarà costituita con un nuovo brand partendo dal portafoglio di ex prodotti Cisco (Infinite Video Platform, registrazione video digitale su cloud, elaborazione video, video middleware…) e focalizzata solo sul business del video.

Per capire le proporzioni della minaccia Netflix, il colosso dello streaming è ora a quota 125 milioni di abbonati, ma la sua audience già a fine 2017 (110 milioni di iscritti) era pari a quella dei 17 principali fornitori di pay-tv del mondo, come evidenziato da una ricerca di Amdocs, fornitore di software e servizi per le aziende dei media e della comunicazione. “Il passaggio dai contenuti lineari a quelli on-demand continuerà a essere la tendenza principale nei prossimi 3-5 anni”, secondo il sondaggio. Video accessibili su richiesta, vasta offerta di contenuti originali e disponibili su qualunque schermo è il segreto del successo per le piattaforme alternative alla Tv tradizionale, da Netflix a Amazon a Hulu. Certo non è un successo che arriva gratis: queste aziende investono pesantemente per acquisire o produrre contenuti, sostenere la concorrenza degli altri fornitori over the top ed essere sempre avanti sulle richieste di clienti che, ormai è chiaro a tutti, sono “mobili” non solo perché usano lo smartphone ma perché cambiano provider facilmente. Ma anche qui i gruppi dello streaming per ora hanno dimostrato di potere e volere spendere e i loro azionisti di essere disposti a pazientare, anche quando i conti sono in chiaro-scuro.

L‘ultima trimestrale di Netflix, per esempio, è un boom di clienti e guadagni (ricavi a 3,7 miliardi di dollari, utile netto a 290 milioni), grazie anche al lancio senza soste di contenuti nuovi (negli ultimi tre mesi 18 serie originali, 11 nuove stagioni per serie originali già esistenti e 14 nuovi film), ma la piattaforma di video-streaming prevede anche di spendere quest’anno 8 miliardi di dollari in spettacoli e film contro i 6 miliardi spesi nel 2017. E’ un’avanzata sostenibile? Dal momento che Netflix non conta sulle entrate pubblicitarie (su questo il Ceo Reed Hastings è ferreo), la crescita dipende dalla capacità di aggiungere continuamente abbonati, allargare i mercati e far fronte alla concorrenza: Amazon pare abbia intenzione di investire 1 miliardo di dollari per un programma televisivo capace di competere con Games of Thrones; in più l’anno prossimo la Disney lancerà la sua piattaforma in streaming e si riprenderà i programmi con gli eroi della Marvel che ora Neflix ha in esclusiva. Con serie come Jessica Jones e Daredevil, per qualche commentatore Disney ha già vinto.

In questo mercato fluido il ruolo decisivo è giocato dalle alleanze. Operatori del cavo come Virgin Media in Gran Bretagna, Com Hem in Svezia, Atlantic Broadband, RCN Telecom Services e Suddenlink Communications negli Stati Uniti hanno aggiunto Netflix alla loro offerta. Ad aprile negli Usa anche il big del cavo Comcast si è piegato: per la prima volta una pay-Tv americana aggiunge Netflix ai suoi canali. In Europa, Italia compresa, Sky ha siglato un accordo con il colosso del video-streaming per aggiungere la sua programmazione alla piattaforma Sky Q; separatamente, Sky ha firmato un’intesa con Mediaset, potenziando da subito il bouquet. Comcast ha raggiunto un accordo con Sky.

La televisione di Stato italiana prova a fare qualche passo: nelle scorse settimane ha siglato un accordo con Amazon Prime Video che renderà disponibili ai clienti della piattaforma americana alcuni prodotti Rai tra serie tv, film e programmi per ragazzi di maggior successo. La Rai è anche entrata in The Alliance con France Télévisions e ZDF (Germania) per produrre e distribuire fiction su scala Ue, anzi, possibilmente, mondiale.”Le reti pubbliche europee investono 14 miliardi di euro l’anno in programmi originali, Netflix 7 miliardi di euro. Se mettiamo insieme le risorse possiamo avere un ruolo sulla scena internazionale”, ha affermato la Ceo di France Télévisions, Delphine Ernotte Cunci. Con The Alliance (aperta ad altre aziende della Tv) i tre broadcaster finanziano insieme serie Tv di qualità: non c’è altro da fare per competere con lo streaming e l’on-demand. Nel frattempo si è mossa anche l’Unione europea: l’accordo raggiunto fra Parlamento, Consiglio e Commissione europei sulle nuove regole sull’audiovisivo in Europa (direttiva Avmsd) prevede che i film Ue nei cataloghi di over the top come Netflix e Amazon Prime salgano al 30% del totale e che siano anche aumentati gli investimenti, diretti o indiretti, da parte delle piattaforme online ai prodotti dell’Unione.

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