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Muse Spark, l’ultimo modello IA di Meta non è ancora così superintelligente

Il team Superintelligence Labs di Meta, guidato dall'enfant prodige Alexandr Wang e costato centinaia miliardi di dollari a Mark Zuckerberg, ha dato alla luce Muse Spark, il suo primo modello di intelligenza artificiale, che però al momento è al pari di ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic o Gemini di Google solo in alcuni ambiti. Fatti, numeri e commenti

 

Nell’ultimo anno Mark Zuckerberg ha dedicato anima, corpo e portafoglio al rilancio dell’intelligenza artificiale di Meta, rimasta indietro rispetto ai competitor. La società ha stanziato tra 115 e 135 miliardi di dollari per il 2026, con i costi infrastrutturali come principale voce di spesa, oltre ad aver reclutato la crème de la crème degli esperti del settore, a cominciare dall’ex cofondatore e Ceo di Scale AI, Alexandr Wang, per guidare i Superintelligence Labs. Ora, dopo nove mesi, è stato rilasciato Muse Spark, il loro primo modello IA ed è giunto il momento della verità.

Nonostante sia più intelligente e veloce rispetto ai precedenti modelli della serie Llama, Muse Spark non è ancora paragonabile a quelli della concorrenza nella programmazione, ovvero nella generazione di codici, che è l’ambito su cui tutte le aziende del settore stanno concentrando la maggior parte delle risorse.

Inoltre, dato che gli utenti dovranno accedere con un account Meta esistente, come Facebook o Instagram, per poterlo utilizzare, sorgono preoccupazioni sulla privacy. Meta infatti non afferma esplicitamente che le informazioni personali provenienti da questi account verranno usate dall’IA, ma, secondo TechCrunch, è probabile, considerando che l’azienda in genere addestra i suoi modelli su dati pubblici degli utenti e ha presentato Muse Spark come un prodotto di superintelligenza personale.

CARATTERISTICHE E FUNZIONALITÀ DI MUSE SPARK

Muse Spark è il primo modello della nuova famiglia Muse, progettato per velocità ed efficienza piuttosto che per dimensioni e, come spiega Quartz, rappresenta un cambio di strategia rispetto ai precedenti modelli open source Llama. Muse Spark alimenta il chatbot Meta AI su app e sito meta.ai e sarà integrato prossimamente in Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e negli smart glasses Ray-Ban Meta AI.

Accetta input vocali, testuali e immagini, ma produce output solo testuale, scrive Axios. Offre tre modalità di ragionamento: Instant, Thinking e Contemplating, con quest’ultima che permette a più agenti IA di lavorare in parallelo su query complesse e, secondo Mashable, “consente a Muse Spark di competere con le modalità di ragionamento estremo dei modelli di punta come Gemini Deep Think e GPT Pro”.

Il modello include anche una modalità Shopping che combina dati sui comportamenti e interessi degli utenti con contenuti di creator e brand per fornire raccomandazioni personalizzate sulle piattaforme Meta. Inoltre, stando all’azienda di Zuckerberg, Muse Spark mostra ottime capacità di ragionamento nell’ambito della salute, grazie alla collaborazione con oltre 1.000 medici per migliorare risposte affidabili e sicure.

COME SE LA CAVA RISPETTO ALLA CONCORRENZA

Muse Spark, riferisce Bloomberg, non raggiunge ancora i livelli dei modelli concorrenti per quanto riguarda il coding, settore su cui OpenAI, Anthropic e Google stanno concentrando le maggiori risorse, ma eccelle in scienza, salute e matematica, oltre a compiti multimodali e agentici. OpenAI e Anthropic, precisa Cnbc, sono valutate collettivamente oltre 1.000 miliardi di dollari, mentre il mercato globale dell’IA generativa dovrebbe crescere più del 40% all’anno, passando da circa 22 miliardi di dollari nel 2025 a quasi 325 miliardi entro il 2033.

Meta ha dichiarato che Muse Spark “offre prestazioni competitive in percezione multimodale, ragionamento, salute e compiti agentici” e continuerà a investire su sistemi agentici a lungo raggio e flussi di lavoro di programmazione.

I (SOLITI) DUBBI SULLA PRIVACY

L’accesso a Muse Spark richiede obbligatoriamente un account Meta esistente, come Facebook o Instagram, il che solleva immediatamente dubbi sulla privacy e sul controllo dei dati personali. Meta infatti non chiarisce esplicitamente se le informazioni provenienti dagli account degli utenti saranno utilizzate per addestrare o personalizzare l’IA, ma, per TechCrunch, è molto probabile, considerando che l’azienda ha storicamente fatto largo uso di dati pubblici degli utenti per l’addestramento dei suoi modelli. Questa scelta pone quindi interrogativi sulla protezione dei dati sensibili e sulla possibile profilazione degli utenti, soprattutto in ambito salute, dove Muse Spark fornisce risposte basate su informazioni personali e mediche.

Nonostante il modello sia gratuito, Meta valuta l’introduzione di abbonamenti a pagamento e l’accesso API per partner selezionati, il che potrebbe creare disparità di accesso e aumentare la centralizzazione del controllo sui dati generati. Questa combinazione di accesso obbligatorio tramite account proprietari e potenziali limitazioni future suggerisce che Muse Spark, pur innovativo, porta con sé rischi significativi legati alla gestione della privacy e alla governance dei dati degli utenti.

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