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Meno processori, più cultura umanistica. Il futuro della tecnologia

Processori

La capacità di produzione dei processori rallenta, la Legge di Moore non è più valida. E la tecnologia sposa una cultura Umanistica

La Legge di Moore è ormai cosa passata. A dirlo è il settimanale The Economist, che in una storia di copertina invita tutto il mondo dell’industria tecnologia a prenderne atto. Il futuro è legato ad un ricongiungimento tra cultura tecnica e cultura umanistica Ma partiamo dall’inizio.

Gordon Moore, imprenditore informatico Usa, aveva sostenuto che ‘le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi‘. Quanto detto da Moore si è dimostrato valido dal 1965 a qualche anno fa, con diverse variazioni nel tempo (tra i 18 mesi e i due anni), con Intel che si è fatta interprete e leader di questa avanzata. Ma secondo l’Economist la legge è destinata a non valere più, nonostante il settore spinge per il miglioramento delle prestazioni, cercando nuove strade, in termini di software e di architetture hardware.

C’è chi è alla ricerca di innovazioni radicali come il computing quantico. Qualcuno propone di adottare il neuromorphic computing, modellando gli elementi di elaborazione sulla base dei neuroni del cervello. C’è chi prova ad optare per la tecnica 3D per realizzare nuovi processori. Ma le strade non sono ancora matura perchè confermino ancora nel tempo la legge di Moore. La miniaturizzazione estrema ha causato un rallentamento nella capacità di crescita esponenziale della potenza dei chip e del numero di transistor all’interno. E se anche le migliorie e i progressi arrivassero, dobbiamo ammetterlo, il cammino della tecnologia, in termini di processori e transistor, sta rallentando.

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Meno processori, più cultura umanistica

Se le regole di Moore non sono più valide, la tecnologia dovrà aprirsi ad una nuova fase, che richiede una visione anche (e soprattutto) culturale. I nuovi prodotti dell’industria tecnologica saranno interpretati, immaginati, raccontati. Meno Moore e meno processori e più cultura umanistica andranno a caratterizzare i prossimi 50 anni dell’industria tecnologica. Ci sarà un nuovo sviluppo, una nuova trasformazione, un nuovo progresso che terrà conto di una visione olistica delle cose: internet delle cose, intelligenza artificiale, sharing economy e robotica saranno settori da interpretare e reinterpretare.

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