Innovazione

Leonardo-Finmeccanica, ecco cosa deve scegliere l’Italia fra Tempest Uk e progetto franco-tedesco per il caccia di nuova generazione

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Per l’Italia il Tempest (al quale partecipa il ramo britannico di Leonardo-Finmeccanica) è l’opzione migliore, considerati allineamento delle flotte militari, esperienza in velivoli di 5° generazione, margine di manovra industriale, adattamento di lungo periodo. E’ più difficile da portare avanti quanto a finanziamenti Ue e rapporti con Berlino e Parigi, ma si tratta di difficoltà gestibili – sperando che nel frattempo una soluzione della Brexit allontani lo scenario di un’uscita traumatica di Londra dall’Unione. L’analisi di Michele Nones, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), e Alessandro Marrone, responsabile del Programma Difesa dello Iai

I Paesi industrialmente avanzati, inclusi Stati UnitiCina Russia, stanno correndo verso la prossima generazione di velivoli da combattimento, chiamati anche Future Combat Air System (Fcas). Come avvenuto per le precedenti generazioni di sistemi complessi, per i Paesi europei si tratta di iniziare a sviluppare adesso la piattaforma che entrerà in servizio tra venti anni e ci rimarrà per quaranta, mentre si prosegue con i velivoli attualmente disponibili – ovvero, per l’Italia, Eurofigther ed F-35 – per soddisfare le esigenze militari odierne. Sostanzialmente, è in gioco il vantaggio strategico goduto negli ultimi 30 anni alle forze armate Nato nel campo aeronautico, nonché dalle industrie dell’aerospazio e difesa dell’area euro-atlantica, rispetto ai concorrenti a livello globale.

ECCO IL RUOLO DI LEONARDO-FINMECCANICA NEL TEMPEST DEL REGNO UNITO

Di fronte a tale sfida l’Europa è oggi divisa. Londra punta ad un velivolo da combattimento multiruolo, a bassa osservabilità, con pilota a bordo, che sostituisca gli Eurofighter, all’incirca dal 2035 in poi. A tal fine il programma Tempest vede due miliardi di sterline stanziati per lo sviluppo tecnologico fino al 2025 e una tempistica serrata con una prima valutazione dei partner internazionali già quest’anno. E’ già avvenuta la costituzione di un Team Tempest industriale da parte di Bae System, del ramo britannico di Leonardo (ex Finmeccanica), Mbda e Rolls Royce, nella consapevolezza che questo programma è cruciale per l’industria dell’aerospazio e difesa britannica.

COME SI MUOVE LA FRANCIA PER DASSAULT

Anche per Parigi superiorità aerea e capacità di penetrare le difese aeree nemiche sembrano essere i requisiti militari principali dell’Fcas. La priorità politica e industriale è chiara: mantenere nell’industria nazionale francese, Dassault, l’autonomia strategica di produrre un velivolo da combattimento di nuova generazione. Per fare ciò in modo economicamente sostenibile è necessario cooperare con la Germania. Non a caso, lo scorso febbraio i rispettivi ministri della Difesa hanno assegnato un primo contratto a Dassault e Airbus, da 65 milioni di euro, per definire l’architettura generale dell’Fcas e la divisione del lavoro.

CHE COSA SI DICE IN GERMANIA SUL FCAS

In Germania le idee militari sono poco chiare sull’Fcas. Molto ben definita è invece la ratio industriale e politica: è un programma determinante per l’industria dell’aerospazio e difesa tedesca, e deve essere portato avanti con la Francia per mantenere un polo europeo competitivo rispetto a quello americano. La pre-decisione di escludere l’F-35 dalla gara, per sostituire i Tornado va verso un rafforzamento dell’industria nazionale ed europea in prospettiva Fcas.

SERVE UNA SCELTA STRATEGICA PER L’ITALIA

Si vanno dunque delineando due progetti europei di Fcas in Europa, almeno per l’immediato futuro alternativi tra loro. Da un lato la Gran Bretagna sta cercando partner per il Tempest. In primis la Svezia, con cui ha solidi legami a livello industriale tra Bae Systems e Saab, ma anche Italia e Olanda per raggiungere la massa critica necessaria. Dall’altro lato la Spagna ha aderito al progetto franco-tedesco, che non sembra particolarmente aperto verso l’Italia. Roma deve quindi scegliere a quale consorzio proporsi, e deve farlo in tempi relativamente brevi se vuole avere voce in capitolo nel proteggere i propri interessi militari e industriali. Il nuovo studio IAI propone i principali elementi da considerare in questa scelta strategica.

LA VICINANZA ITALIANA ALLA GRAN BRETAGNA

In primo luogo conta l’allineamento delle rispettive flotte di velivoli da combattimento, e quindi dei relativi requisiti militari, esigenze operative, cicli di vita della piattaforma. Qui è evidente la vicinanza con la Gran Bretagna, da Tornado a Eurofighter ed F-35. In secondo luogo, l’esperienza con velivoli di 5° generazione F-35, che porta una serie di cambiamenti quanto a dottrina di impiego e avvicinamento a tecnologie come quella della caratteristica netcentrica e della bassa osservabilità. Se è vero che non è facile accedere alle tecnologie F-35 nonostante il ruolo italiano nel programma e lo stabilimento di Cameri, è ancora più difficile saltare dalla 4° alla 6° generazione per Francia e Germania che non hanno alcuna esperienza con la 5°.

IL MARGINE DI MANOVRA DI LEONARDO-FINMECCANICA E DELLE ALTRE AZIENDE ITALIANE

Altro elemento importante è il margine di manovra per le industrie italiane. Tale margine è più alto nel caso del Tempest, visto il coinvolgimento britannico di Leonardo in componenti e tecnologie quali l’avionica, i sensori, la comunicazione, i radar, l’integrazione degli armamenti, ecc.  Sommando la partecipazione industriale in ambito inglese con quella italiana si raggiungerebbe sicuramente un “effetto massa” considerevole e positivo quanto a ritorni industriali e tecnologici. Ciò non avverrebbe invece con il progetto franco-tedesco, laddove la torta tecnologica-industriale sta già venendo divisa tra Dassault e Airbus.

CONVERGENZA POSSIBILE TRA PROGETTO FRANCO-TEDESCO E TEMPEST

Guardando al futuro, una convergenza tra il progetto franco-tedesco ed il Tempest è possibile, per quanto difficile, e sarebbe positiva per l’Europa. In questo scenario, l’Italia sarebbe meglio posizionata ad un futuro tavolo europeo se fosse già parte attiva e rilevante di uno dei due team che poi dovessero unirsi. Per come si sono messe le cose, e per le esperienze pregresse con la Francia, ciò può avvenire solo nel caso del Tempest, mentre nel caso franco-tedesco l’Italia rischierebbe in caso di futura convergenza di fare la fine dell’agnello che viene sacrificato per il ritorno del figlio prodigo.

IL FUTURO DELLA DIFESA EUROPEA

Rispetto al Fondo europeo di Difesa, con 13 miliardi di euro previsti a bilancio Ue nel 2021-2027 per la ricerca tecnologica militare, lo sviluppo di tecnologie destinate ai nuovi velivoli eventualmente proposto da Francia, Germania e Spagna ha buone chance di essere finanziato dall’Ue. Più difficile, ma non impossibile, un finanziamento per progetti presentati da parte di Italia, Svezia e Olanda in partnership con la Gran Bretagna: la normativa Ue, anche grazie alla spinta di Roma negli ultimi tre anni, è stata infatti definita in modo da permettere il coinvolgimento di Paesi terzi.

L’INCOGNITA BREXIT

Ovviamente su tutto il quadro delineato pesano le implicazioni della Brexit per la cooperazione europea nella difesa. Nell’incertezza attuale, occorre ricordare che in caso di un mancato accordo sull’uscita dall’Ue Londra subirebbe uno shock socio-economico nel breve termine, e prolungati problemi politici, economici e di sicurezza nel medio periodo, che avranno effetti negativi sulla politica di difesa e sui programmi di sviluppo e acquisizione. Ogni altro scenario, dal prolungamento dei negoziati alla negoziazione di un’unione doganale o di un accordo di libero scambio, fino al ripensamento sull’uscita dall’Ue, non avrebbe impatti negativi rilevanti. In ogni caso il legame fra Regno Unito e Unione Europea resta fondamentale nel campo della difesa e della sicurezza.

IL PESO DEL TRATTATO DI AQUISGRANA

Allo stesso tempo, Francia e Germania vanno verso una maggiore cooperazione bilaterale come pietra di volta dell’Europa della difesa, segnata anche dal recente Trattato di Aquisgrana. Ciò costituisce un motore ed un catalizzatore per cooperazioni militari e industriali all’interno dell’Ue. Un’Italia che in tempi di Brexit si schierasse con Londra in un progetto concorrente dovrebbe gestire questa divergenza, che si somma ad altre ben note, evitando che diventi un altro fattore di marginalizzazione nel quadro dell’Unione. Una leadership politica accorta potrebbe gestire la situazione, non nuova per l’Italia, di giocare su più tavoli la sua partita, sottolineando per esempio la cooperazione italo-franco-tedesca-spagnola sul progetto Eurodrone parte della Permanent Structured Cooperation (Pesco) Ue, piuttosto che in campo navale o spaziale con Parigi, ed in generale i 21 progetti Pesco in cui partecipa Roma: tutte iniziative all’interno del perimetro Ue.

LE SCELTE DA COMPIERE PER L’ITALIA

Ricapitolando, per l’Italia il Tempest è l’opzione migliore, considerati allineamento delle flotte militari, esperienza in velivoli di 5° generazione, margine di manovra industriale, adattamento di lungo periodo. E’ più difficile da portare avanti quanto a finanziamenti Ue e rapporti con Berlino e Parigi, ma si tratta di difficoltà gestibili – sperando che nel frattempo una soluzione della Brexit allontani lo scenario di un’uscita traumatica di Londra dall’Unione.

COME SI MUOVONO FRANCIA, GERMANIA E SPAGNA

Metaforicamente, l’Italia deve in ogni caso scegliere in che squadra giocare questa partita, anzi questa Champions League dell’industria europea della difesa che si giocherà nei prossimi decenni sull’Fcas. L’allenatore britannico cerca un centrocampista italiano, e si può negoziare un ingaggio decente. Invece l’allenatore francese ha deciso di fortificare la struttura coi preparatori atletici tedeschi, ingaggiando giocatori spagnoli per accorgimenti tattici: per questo l’Italia potrebbe avere solo posti in panchina e con un ingaggio molto modesto.

NON SCEGLIERE E’ LA SOLUZIONE PEGGIORE

In ogni caso, non scegliere vuol dire restare spettatori della Champions pagando comunque un biglietto ogni anno, prima tramite il contributo nazionale pro-quota al Fondo europeo di Difesa di cui non beneficerebbero progetti italiani collegati, e poi con la spesa necessaria per acquistare per le proprie forze armate dei velivoli sostitutivi degli Eurofigther che non sarebbero prodotti da industrie italiane. L’Italia deve scegliere se essere player o spettatore, una scelta che segnerà nel bene o nel male il futuro dell’aeronautica italiana e dell’industria nazionale della difesa.

 

Articolo pubblicato su Affarinternazionali.it

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