Innovazione

App Immuni, tutti i trambusti fra governo, servizi segreti e task force

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app Immuni

 “La scelta è stata fatta direttamente dal Dis”. La ministra Pisano cambia di nuovo versione sulla selezione dell’app Immuni. E il Copasir vuole risentire Vecchione

 

Continua a cambiare versione la ministra Pisano su Immuni, l’app di contact tracing fondamentale per la gestione della fase 2. Dopo la polemica di ieri sulla presentazione della singola Immuni a Conte, contrariamente al parere della task force, la ministra per l’Innovazione ha cambiato già due versioni.

In serata fonti del governo hanno fatto sapere che “è stata una decisione politica che ha tenuto conto delle indicazioni della task force incaricata dal ministero dell’Innovazione, senza alterarne le valutazioni”. Nel frattempo, però, i membri del Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Raffaele Volpi, ascoltavano tutt’altro.

“La scelta è stata fatta direttamente dal Dis. Io ho seguito le loro indicazioni” ha dichiarato la ministra Pisano durante l’audizione al Copasir, come riportato dalla cronista ex Unità ed ex Repubblica, Claudia Fusani, su Tiscalinews.

Intanto il commissario Domenico Arcuri, in audizione in commissione Trasporti alla Camera, se n’è lavato le mani. “Io faccio il commissario straordinario all’emergenza e non faccio il ministro per l’Innovazione né alla Salute”, ha replicato così Arcuri ai deputati che lo incalzavano sulla vicenda.

Dunque chi ha deciso per l’app Immuni? La task force, il governo o i Servizi?

SCELTA FATTA DAL DIS…

L’app ‘Immuni’ per la tracciabilità dei contagi da coronavirus è finita di nuovo sotto la lente del Copasir. Ieri pomeriggio è stata sentita la ministra dell’Innovazione Pisano che avrebbe dovuto dare utili spiegazioni sulla gestione della gara, sul metodo utilizzato, sulle tecnologie che verranno usate.

Dopo la lettera pubblicata dal Foglio, sono emersi dubbi sulle modalità e le procedure con le quali è stata scelta la App. I membri del gruppo numero 6 della task force per l’utilizzo dei dati contro l’emergenza Covid-19, istituita su iniziativa dello stesso ministero per l’Innovazione, non hanno indicato solo Immuni, bensì due applicazioni da testare in parallelo.

“La App Immuni? La task force ha svolto la scrematura. La scelta è stata fatta direttamente dal Dis. Io ho seguito le loro indicazioni”, avrebbe dichiarato al Copasir Pisano facendo di fatto al generale Gennaro Vecchione, direttore del Dis, il dipartimento che coordina l’intelligence italiana.

… O POLITICA?

Qualcosa non torna. Ieri sera infatti, dopo l’audizione al Copasir, fonti del ministero hanno spiegato all’Agi cosa è avvenuto nei giorni successivi al 7 aprile, data in cui la task force ha consegnato al ministro Paola Pisano la propria relazione tecnica sulle app valutate per il contact tracing: “La scelta di Immuni come app di contact tracing è stata una decisione politica che ha tenuto conto delle indicazioni della task force incaricata dal ministero dell’Innovazione, senza alterarne le valutazioni”.

IL RUOLO DI VECCHIONE (DIS)

Come ha spiegato una fonte del Copasir a Tiscalinews “il punto è che il Direttore del Dis è già stato audito e ha raccontato di aver proceduto alla valutazione della App solo alle fine dell’iter svolto dalla task force e del ministro”. Al termine della selezione della task force, quindi. “E soltanto, come previsto dalla legge, per attivare il perimetro di sicurezza per renderla impermeabile a possibili attacchi di Cyber” ha sottolineato Repubblica. Al contrario di quanto dichiarato dalla Pisano. È evidente che c’è un passaggio mancante. Ecco perché il Copasir ha intenzione di riascoltare entrambi.

MA IL PARERE DEL GRUPPO DI LAVORO?

Cosa aveva riferito invece la task force incaricata della selezione? Come si legge infatti nella relazione di 37 pagine pubblicata lo scorso 29 aprile sul sito del ministero per l’Innovazione, la task force non ha effettuato alcuna scelta. Piuttosto il gruppo di lavoro ha indicato due soluzioni: Immuni e CovidApp. Suggerendo di testare in parallelo entrambe prima di prendere una decisione definitiva.

Il gruppo coordinato da Fidelia Cascini e Paolo De Rosa (Cto del Ministero per l’Innovazione e membro del team per la Trasformazione Digitale) è composto da: Francesca Bria (da gennaio presidente di Cdp Venture Capital Sgr, il primo fondo italiano dedicato all’innovazione), Carlo Alberto Carnevale Maffè, Ciro Cattuto, Leonardo Favario, Alfonso Fuggetta, Andrea Nicolini, Alberto E. Tozzi, Simone Piunno,  Stefano Calabrese e Umberto Rosini.

Come si legge nel report, Immuni “risulta essere ad uno stadio di sviluppo più avanzato della soluzione CovidApp”. Vero è anche che i tecnici hanno precisato che Immuni  “appare all’esito di questa prima valutazione più adeguata e CovidApp, come una buona soluzione alternativa e/o di riserva”.

LA LENTE DEL COPASIR

Due app da testare in parallelo dunque non solo Immuni. Già nelle scorse settimane il Copasir aveva avviato comunque un approfondimento sulla App, e aveva dunque stabilito un ciclo di audizioni per le implicazioni legate alla sicurezza nazionale.

LA PARTECIPAZIONE CINESE IN BENDING SPOONS

A destare l’attenzione del Copasir anche la partecipazione cinese in Bending Spoons. Come aveva scritto Start, “Bending Spoons ha aperto lo scorso luglio il suo capitale a tre family office. Sono entrati con una quota totale del 5,7% la H14, family office italiano presieduta da Luigi Berlusconi che controlla Fininvest per il 21,4%, Nuo Capital, holding di investimenti della famiglia Pao/Cheng di Hong Kong, e StarTip, veicolo di Tamburi Investments”.

Ma ai parlamentari del Copasir che hanno richiamato il rischio dei nostri dati in mano a Pechino, Pisano l’ha definito “un’assurdità”. “Bending Spoons ha regalato l’app allo Stato italiano. Anche volendo, non potrebbe”.

NECESSARIA UN’ULTERIORE INDAGINE DEL COPASIR

Chiarita dunque l’impossibilità di un’interferenza cinese dalla ministra, il rischio che non venga garantita la sicurezza nazionale resta. Alla luce della discrepanza emersa nelle versioni del governo e dei Servizi. Ovvero il ministro ha spiegato di essersi mossa nel ‘perimetro’ indicato dall’Intelligence italiana mentre dai resoconti dei giorni scorsi i Servizi hanno rimarcato di essersi attenuti alle indicazioni arrivate dalla politica.

Per questa serie di motivi sarà necessario un supplemento di indagine. Con la possibilità che venga di nuovo audito il Capo del Dis, Gennaro Vecchione.

Il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso (Fratelli d’Italia), ha commentato: “L’autodifesa del ministro Pisano è apparsa come una toppa peggiore del buco”.  Prima dell’audizione Urso scriveva: “La sua ‘autodifesa’ pone, però anche altri interrogativi: ha davvero ingannato Conte? Perché non ha seguito le indicazioni della task force che lei stessa aveva nominato? Perché ha preferito procedere senza test?”

LE POCHE NOVITÀ

La App ‘Immuni’, comunque, dovrebbe essere pronta per la fine di maggio, come ha spiegato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri in audizione alla Commissione Trasporti.

Per ora non sarebbe emersa una ‘stima’ di quanti italiani scaricheranno ‘Immuni’. In ogni caso sarà — come ha chiarito lo stesso presidente del Consiglio Conte — su scaricata su base volontaria.

I PROSSIMI PASSI

Dopo le ulteriori delucidazioni che verranno richieste all’Intelligence italiana il Copasir completerà la relazione che sarà poi trasmessa in Parlamento. Sulla App immuni infatti i partiti — sia di maggioranza che di opposizione — intendono dire la loro.

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