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Huawei

Tutte le manovrette di Huawei (anche in Italia)

Negli Stati Uniti Huawei si insinua nelle università, finanziando bandi di ricerca ma senza comparire ufficialmente come sponsor. In Italia, invece, la società cinese assume ex politici. Il caso (bacchettato da Formiche) di Mirella Liuzzi, ex sottosegretaria grillina al Mise. Tutti i dettagli

Huawei, società cinese che realizza sistemi di telecomunicazione e smartphone – e che da anni è sottoposta a restrizioni commerciali da parte degli Stati Uniti, per ragioni di sicurezza nazionale -, è stata in segreto l’unica finanziatrice di un bando di ricerca al quale hanno partecipato diverse università americane e che è gestito da una fondazione con sede a Washington.

HUAWEI FINANZIA IN SEGRETO I BANDI DI RICERCA NEGLI STATI UNITI?

Come rivelato da Bloomberg, il bando in questione – lanciato nel 2022 e gestito dalla Optica Foundation – ha assegnato milioni di dollari a ricercatori e scienziati da tutto il mondo, anche a quelli provenienti da alcune prestigiose università americane che hanno posto limiti alla collaborazione con Huawei, come Harward e la University of Southern California.

La presenza di Huawei è stata volutamente celata, come si legge in un documento visionato da Bloomberg: Optica, cioè l’organizzazione no-profit alla quale appartiene l’omonima fondazione, “non sarà tenuta a designare Huawei come fonte dei finanziamenti o sponsor del programma” del bando di ricerca; “anche l’esistenza e il contenuto del presente accordo e il rapporto tra le parti saranno considerati informazioni riservate”.

In un comunicato, Huawei ha dichiarato però che la sua collaborazione con la Optica Foundation non è segreta. Anche Optica sostiene che la lista dei suoi donatori viene pubblicata nel rapporto annuale. Tuttavia, le persone che hanno partecipato al bando, i funzionari delle università e uno dei giudici del concorso hanno detto a Bloomberg di non essere a conoscenza del coinvolgimento di Huawei in quel progetto specifico.

Nella lista dei grandi donatori di Optica (oltre 100.000 dollari) compare anche Huawei.

Il bando riguardava argomenti sensibili, come la ricerca sui “sensori e rivelatori ottici ad alta sensibilità”. Nel 2019 gli Stati Uniti hanno inserito Huawei nella entity list, ossia una “lista nera” composta da soggetti stranieri (come aziende, appunto, o enti di ricerca) considerati pericolosi per la sicurezza nazionale americana e pertanto sottoposti a restrizioni di varia natura.

Non è chiaro se il finanziamento di Huawei al bando di Optica costituisca una violazione delle normative statunitensi. Bloomberg, infatti, spiega che probabilmente non sono state infrante le regole del dipartimento del Commercio sul divieto alla condivisione di tecnologie americane con Huawei, dato che queste regole non si applicano al tema specifico del concorso (ovvero la ricerca scientifica destinata alla pubblicazione).

IN ITALIA HUAWEI RECLUTA LIUZZI (EX-MiSE)

Se negli Stati Uniti Huawei si insinua nel mondo accademico, in Italia recluta ex-funzionari governativi. Come ha fatto notare criticamente su X Gabriele Carrer, giornalista di Formiche, Mirella Liuzzi (nella foto) è stata recentemente assunta da Huawei come consulente strategica per i progetti di marketing e di comunicazione.

Dal 2013 al 2022 Liuzzi è stata deputata del Movimento 5 Stelle (dal 2017 al marzo 2018 ha ricoperto anche la carica di segretaria del gruppo parlamentare), occupandosi in particolare di telecomunicazioni. Ma soprattutto è stata sottosegretaria di stato presso il ministero dello Sviluppo economico dal 2019 al 2021, nel governo Conte II; al tempo il ministero era guidato da Stefano Patuanelli.

Come sottosegretaria al Mise, Liuzzi ha seguito anche il dossier 5G, uno dei principali settori di interesse di Huawei.

Giulia Pompili, giornalista del Foglio esperta di Cina, ha commentato l’ingresso di Liuzzi in Huawei parlando del Movimento 5 Stelle come di un “grande ufficio di collocamento” e ricordando “l’intervista anonima all’ambasciatore cinese pubblicata all’epoca sul sito del MISE, e la smentita sul ban a Huawei e ZTE”.

– Leggi anche: Anche la cinesissima Zte si sta pappando i fondi del Pnrr?

I PRECEDENTI DI LIUZZI E HUAWEI

Sul sito personale di Liuzzi è reperibile il testo integrale di un suo intervento al “Huawei 5G Summit” del 2018, dedicato alle potenzialità della connettività 5G.

Nel 2020 l’allora sottosegretaria – riferendosi alle estromissioni delle società cinesi dalle reti di telecomunicazione dei paesi alleati degli Stati Uniti – dichiarava al Sole 24 Ore che bisognava garantire “i più elevati standard di sicurezza cibernetica”, ma “senza tener fuori dalla porta nessuno in via preventiva”. Washington sostiene che Huawei e ZTE potrebbero trasferire informazioni sensibili alle forze armate cinesi; lo scorso giugno la Commissione europea ha stabilito che le due società pongono “rischi materialmente più elevati rispetto ad altri fornitori per il 5G”.

Intervistata da Formiche sempre nel 2020, Liuzzi spiegava che “in Italia Tim ha già contratti di collaborazione con Huawei, e non stupisce. I vendor sono pochi, è inevitabile lavorare insieme”. “In due anni”, proseguiva la ex-sottosegretaria, “abbiamo fatto tre decreti legge sulla sicurezza delle reti strategiche e del 5G, abbiamo rafforzato il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, insieme a quella francese la nostra è la normativa più stringente in Europa. Ovviamente teniamo conto delle preoccupazioni sulla sicurezza e non ignoriamo il contesto geopolitico. Ma questa via ‘normativa’ ci sembra la più equilibrata”.

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