Innovazione

Australia, Francia e Germania: dove piagnucola (e dove no) Huawei sul 5G

di

Leonardo Huawei

Huawei, che incassa il supporto di Francia e Germania, minaccia l’Australia in caso di veto di Canberra sul 5G. L’approfondimento di Giusy Caretto

 

Rinunciare a Huawei nella corsa al 5G ha un costo. E a pagarlo, a caro prezzo, saranno 1.500 dipendenti del settore telecomunicazioni in Australia, secondo quanto affermato da Jeremy Mitchell, direttore per gli affari pubblici di Huawei Australia.

Ma che cosa sta succedendo in altri Paesi? Andiamo per gradi.

AUSTRALIA: MENO 1.500 POSTI DI LAVORO IN 18 MESI

Partiamo da quello che potrebbe accadere. Se Canberra dovesse decidere di confermare l’esclusione di Huawei dalla corsa al 5G allora potrebbero saltare 1.500 posti di lavoro nell’arco dei prossimi 18 mesi.

“Ogni decisione contro Huawei è anche una decisione contro il nostro personale laborioso e vogliamo assicurarci che l’importante discussione sulla sicurezza informatica sia basata su fatti e non su insinuazioni infondate che purtroppo stanno dominando quello che viene detto in questo periodo”, ha dichiarato Jeremy Mitchell al Financial Times.

HUAWEI: LAVORO IN ESAURIMENTO IN AUSTRALIA

In Australia, infatti, Huawei detiene una quota di mercato del 55% nel 4G ed entro fine del 2020 il lavoro nel Paese andrà ad esaurirsi, a meno che non venga annullato il divieto, imposto lo scorso anno sui timori annunciati dagli Stati Uniti, di operare nel 5G.

COLPITE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

A pagare le conseguenze di tutto questo, spiega Mitchell, saranno le Pmi: “I nostri fornitori sono in gran parte piccole e medie imprese con circa 30 dipendenti, e in molti casi Huawei sta generando circa l’80% del loro fatturato, quindi senza di noi si trovano in grossi guai”, ha detto Mitchell. “Una volta presi in considerazione i subappaltatori impiegati dai nostri principali fornitori, siamo responsabili di circa 1.500 posti di lavoro nel settore delle costruzioni di telecomunicazioni locali. A meno che il divieto per Huawei sul 5G non venga annullato, questi posti andranno persi nei prossimi 18 mesi”.

HUAWEI SI DIFENDE

Intanto, Huawei ha deciso di passare alle vie legali per difendersi dalle accuse di spionaggio per conti del Governo cinese rivoltegli dagli Usa e, successivamente, anche da Canberra. La cinese di affida, per questa missione, a Xenophon Davis, uno studio legale fondato dall’ex politico Nick Xenophon e dall’ex giornalista investigativo Mark Devis.

“Xenophon Davis ci fornirà un’assistenza cruciale mentre cerchiamo di difenderci da attacchi malevoli da parte di entità intenzionate a causarci danni alla reputazione”, ha affermato Mitchell. “Vogliamo assicurarci che la discussione sulla sicurezza informatica sia basata su fatti e non su insinuazioni infondate che purtroppo stanno dominando il dibattito attuale”.

AUSTRALIA, PAGATA PER L’ESCLUSIONE?

Grazie alle vie legali, Huawei scoprirà la verità sul bando? Forse, perché secondo un portavoce dell’azienda l’Australian Strategic Policy Institute (Aspi), un gruppo di esperti che ha chiesto l’esclusione di Huawei dalla fornitura di 5G per motivi di sicurezza nazionale, ha da sempre cercato di danneggiare la reputazione dell’azienda. Aspi “riceve ingenti finanziamenti da una serie di parti interessate straniere, in particolare i produttori americani di armi e difesa “, ha detto il portavoce. “C’è un chiaro conflitto di interessi qui che non viene evidenziato”.

LA FRANCIA NON ESCLUDE HUAWEI

Huawei non dovrà difendersi, almeno per il momento, in Francia, che ha deciso di non escludere la società cinese dalla corsa al 5G, secondo quanto riferito dal il ministro delle telecomunicazioni Agnes Pannier-Runacher.

“Noi non prendiamo di mira un singolo fornitore di apparecchiature, non c’è nessuna esclusione”, ha detto il ministro alla tv francese. “Ci sono tre fornitori di apparecchiature attivi in Francia. Huawei ha una quota di mercato del 25%, e ci sono anche Nokia ed Ericsson. Samsung non è ancora attivo in Francia ma è interessata al 5G”.

“Il Governo non escluderà nessuno. Non seguiremo la posizione degli Stati Uniti. Procederemo caso per caso”, ha precisato Pannier-Runacher.

L’ESEMPIO DELLA GERMANIA

La Francia ha seguito l’esempio della vicina Germania, le cui regole nel settore delle telecomunicazioni non mettono al bando le aziende provenienti dalla Repubblica Popolare cinese, nonostante le pressioni americane.

“Non stiamo prendendo una decisione preventiva per mettere al bando un qualsiasi soggetto o società”, ha dichiarato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert durante una conferenza stampa a Berlino.

Non mancano le tensioni per queste posizioni tra il governo Merkel e i Servizi di sicurezza tedeschi, più filo Trump.

SPAGNA, BANDO A SORPRESA

Intanto, a sorpresa arriva il bado dei dispositivi Huawei in Spagna: è stato sancito il divieto a dipendenti e collaboratori del Ministero della Difesa di impiegare gli smartphone e i tablet del colosso cinese durante il lavoro, come scrive El Espanol.

Ma proprio Huawei aveva lanciato nel mondo del 5G il Paese. A giugno 2019, la multinazionale britannica delle telecomunicazioni Vodafone ha recentemente avviato, in collaborazione con la società tecnologica cinese Huawei, i primi servizi commerciali della rete mobile in 5G in 15 città spagnole.

CONSIGLIO EUROPEO DIFFIDENTE

Intanto, sulla scia americana, anche l’Europa inizia a diffidare delle aziende con sede in Cina. “Oltre ai rischi tecnici connessi alla sicurezza informatica delle reti 5G, dovrebbero essere presi in considerazione anche fattori non tecnici quali il quadro giuridico e politico a cui i fornitori possono essere soggetti in paesi terzi”, si legge nelle raccomandazioni datate 18 novembre del Consiglio europeo agli Stati Ue contenute nel “Draft Council Conclusions on the significance of 5G to the European Economy and the need to mitigate the security risks linked to 5G”.  Il documento non fa alcun riferimento esplicito alla Cina, né ad Huawei e Zte, ma leggendo tra le righe è facile intuire come “paesi terzi” possa avere chiari riferimenti alla Repubblica Popolare, dunque dei colossi Huawei e Zte (qui i dettagli).

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