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Chi e perché a Bruxelles vuole silurare Huawei e Zte sul 5G

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Internet 5g Huawei

Il Consiglio europeo raccomanda agli Stati membri di tener presente, nella scelta dei fornitori per il 5G come Huawei e Zte, anche del quadro giuridico e politico dei Paesi da cui provengono. Tutti i dettagli

“Oltre ai rischi tecnici connessi alla sicurezza informatica delle reti 5G, dovrebbero essere presi in considerazione anche fattori non tecnici quali il quadro giuridico e politico a cui i fornitori possono essere soggetti in paesi terzi”.

È questa una delle raccomandazioni datate 18 novembre del Consiglio europeo agli Stati Ue contenuta nel “Draft Council Conclusions on the significance of 5G to the European Economy and the need to mitigate the security risks linked to 5G” (Conclusioni del Consiglio sul significato del 5G per l’economia europea e sulla necessità di mitigare i rischi per la sicurezza legati al 5G ), pubblicato da Corriere Comunicazioni.

Tradotto: significa che i Paesi membri devono diffidare dalla Cina, visto anche il suo quadro politico e giuridico, e quindi tenersi lontani da Huawei e Zte. Andiamo per gradi.

CYBERSICUREZZA: OBIETTIVO PRIMARIO

Nelle Conclusioni a cui è arrivato il Consiglio Europeo, basandosi su un report realizzato dal Working Party on Telecommunications and Information Society, emerge che Europa e Stati membri devono prestare nelle prossime scelte in tema di 5G “particolare attenzione alla promozione della sicurezza informatica di queste reti e di tutti i servizi dipendenti dalle comunicazioni elettroniche”.

5G: RETI PIÙ VULNERABILI

La crescente preoccupazione sul tema nasce dal fatto, come spiega il Consiglio europeo, che “i cambiamenti tecnologici introdotti dal 5G aumenteranno la superficie di attacco complessiva e richiederanno un’attenzione particolare ai profili di rischio dei singoli fornitori”.

ATTENZIONE ALLA CINA

Ed è in questo contesto che l’organo europeo chiede ai singoli Stati di valutare, nella scelta dei fornitori, non solo i “rischi tecnici connessi alla sicurezza informatica delle reti 5G” ma anche “il quadro giuridico e politico a cui i fornitori possono essere soggetti in paesi terzi”. Il documento non fa alcun riferimento esplicito alla Cina, né ad Huawei e Zte, ma leggendo tra le righe è facile intuire come “paesi terzi” possa avere chiari riferimenti alla Repubblica Popolare, dunque dei colossi Huawei e Zte.

COSA DEVONO FARE GLI STATI?

Cosa fare dunque? Escludere le due aziende dalla corsa al 5G dei singoli Stati? Su questo il documento non fornisce delle risposte definitive, ma incoraggia i Paesi membri a “diversificare i fornitori al fine di evitare o limitare la creazione di una grande dipendenza da un singolo fornitore, poiché aumenta l’esposizione alle conseguenze di un potenziale fallimento di tale fornitore”, valutando attentamente anche “i rischi correlati alle interdipendenze tra le reti 5G e altri sistemi e servizi pubblici e privati critici”.

UN APPROCCIO COORDINATO

E ancora. Le conclusioni del Consiglio europeo auspicano anche un “approccio coordinato nell’Ue fatte salve le competenze degli Stati membri in materia di roll out della rete e della sicurezza nazionale” e invoca per il futuro, visto lo sviluppo della tecnologia, anche “un approccio globale e misure di sicurezza efficaci e proporzionate, con particolare attenzione alla sicurezza e alla privacy progettate come parti integranti dell’infrastruttura 5G e dei terminali”.

STANDARD DI SICUREZZA COMUNI

Quanto sperato ed invocato, si dovrebbe tradurre, secondo il Consiglio europeo nel “mettere in atto solidi standard e misure di sicurezza comuni, riconoscendo gli sforzi di standardizzazione internazionali sul 5G, per tutti i produttori, gli operatori di comunicazioni elettroniche e i fornitori di servizi pertinenti e che i componenti chiave, come i componenti fondamentali per la sicurezza nazionale, saranno forniti esclusivamente da parti affidabili”.

COSA E’ IL CONSIGLIO UE

Facciamo un passo indietro. Il Consiglio europeo, che in pratica chiede di diffidare dalle aziende cinesi Huawei e Zte, è composto dai capi di Stato o di governo dei paesi dell’Ue, dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk (presidente eletto, in carica dal 1 dicembre 2019: Charles Michel), e dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker (presidente eletto: Ursula Gertrud von der Leyen). Il Consiglio definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione europea.

CHI HA REDATTO IL REPORT

Il “Draft Council Conclusions on the significance of 5G to the European Economy and the need to mitigate the security risks linked to 5G” riporta le conclusioni di uno studio effettuato dal Working Party on Telecommunications and Information Society, un gruppo di lavoro sulle telecomunicazioni e sulla società dell’informazione. L’organo gestisce le questioni di politica interna ed esterna relative alle tecnologie e alle infrastrutture dell’informazione e della comunicazione, a Internet e alla creazione del mercato unico digitale in Europa.

Qui il documento integrale.

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