Innovazione

Cosa succede tra Telecom Italia Sparkle (Tim) e Google sul cavo Blue-Raman

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Blue-Raman

Chi collegherà e dove passerà Blue-Raman, il cavo sottomarino di Internet realizzato da Google con Telecom Italia Sparkle (Tim) e Omantel

Google ha intenzione di realizzare un cavo sottomarino per le telecomunicazioni che collegherà l’Italia all’India, passando per Israele. Il nome del progetto, che impiegherà tecnologie di ultima generazione, è Blue-Raman e si comporrà di due parti.

LE DUE METÀ DI BLUE-RAMAN E CHI LE COSTRUIRÀ

La prima parte – Blue – partirà dal porto di Genova e arriverà in Israele, passando sotto il mar Mediterraneo. L’altro segmento – chiamato Raman in onore dell’omonimo fisico indiano – partirà invece dal porto di Mumbai, attraverserà l’oceano Indiano e un Paese non identificato per poi giungere in Israele. Le due metà si ricongiungeranno ad Aqaba, città portuale della Giordania.

L’infrastruttura avrà un costo di 400 milioni di dollari e dovrebbe raggiungere Israele nel 2022. Sarà realizzata da Google in partnership con due aziende: con Omantel, controllata per il 51% dal governo dell’Oman, per quanto riguarda la tratta Raman; e con Telecom Italia Sparkle, controllata di Tim, per la porzione Blue.

COSA FANNO SPARKLE E GOOGLE

Sparkle è uno dei maggiori operatori al mondo nel settore delle telecomunicazioni e già collabora con Google. La società del gruppo Tim, ad esempio, ha annunciato lo scorso maggio l’aggiunta di una propria coppia di fibre al cavo sottomarino Curie di Google. Il cavo, posato sul fondale del Pacifico, connette Los Angeles (Stati Uniti) a Valparaiso (Cile).

Se Curie collega l’America del nord a quella del sud, Blue-Raman metterà invece in comunicazione l’Europa meridionale all’Asia meridionale attraverso la penisola arabica, permettendo connessioni più efficienti, economiche e veloci. Non sono tuttavia molte le informazioni disponibili, dato che né Google né Sparkle hanno rilasciato comunicazioni ufficiali in merito.

Più in generale, si stima – in mancanza di dati certi – che Google abbia investito 47 miliardi dal 2016 al 2018 per il miglioramento delle proprie infrastrutture cloud: un’espressione che include anche la posa di cavi sottomarini in fibra ottica. Non è la sola azienda tecnologica ad essere entrata in questo settore: anche Microsoft e Facebook, ad esempio, sono molto attive.

L’IMPORTANZA STRATEGICA DEI CAVI SOTTOMARINI

L’importanza del progetto Blue-Raman non può essere ridotta al suo (pur notevole) valore economico, perché infrastrutture di questo tipo possiedono anche un enorme valore strategico: rappresentano in sostanza “l’impianto fisico” di Internet. Dentro i cavi sottomarini passano le informazioni e i dati – anche sensibili – che vengono scambiati ogni giorno sul Web, sia dai comuni cittadini che dalle imprese e dai governi. Non è un caso se uno dei tanti aspetti dello scontro geopolitico fra Stati Uniti e Cina verte proprio sulla costruzione e sulla gestione dei cavi sottomarini.

Da sempre, controllare le connessioni significa rafforzare l’influenza sul mondo o su una parte di questo. Le infrastrutture di connettività oggi più importante sono quelle di Internet, vere e proprie “vie di trasporto” dei dati fra continenti diversi.

L’ESCLUSIONE DELL’EGITTO

Se si tiene conto dell’aspetto strategico dei cavi, si capisce anche perché il segmento Blue eviterà l’Egitto. Per il Paese già passano moltissimi cavi sottomarini, al punto che – stando a quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz – circa un terzo della popolazione mondiale dipenderebbe dall’Egitto per l’accesso ad Internet. L’eccessiva concentrazione di cavi nella zona avrebbe quindi reso necessaria una diversificazione delle “rotte” tra Europa e Asia.

Ma ci sono anche motivi di natura economica dietro al bypass dell’Egitto: Il Cairo impone il pagamento di tasse molto elevate (circa 300 milioni di dollari, secondo la ricostruzione di Haaretz) per la posa di cavi lungo il proprio territorio.

LA QUESTIONE SAUDITA

Il “Paese non identificato” che sarà attraversato dalla tratta Raman – quella che partirà dall’India – prima di giungere in Israele dovrebbe essere l’Arabia Saudita: si tratta in realtà quasi di una certezza, vista la sua posizione geografica.

Il motivo della mancata menzione di Riad potrebbe essere esclusivamente politico: Israele, cioè, non vorrebbe essere accostato esplicitamente alla monarchia saudita in un progetto così importante.

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