Innovazione

Google risponde all’Ue: Android favorisce concorrenza

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Per Google non ci sarebbe nessun abuso di posizione dominante di Android. La piattaforma open source favorisce una sana competitività

Google ha finalmente risposto alla Commissione Europea sulla questione Android. Secondo la casa di Mountain View, il sistema operativo favorisce una sana competitività e non rappresenta una minaccia alla libera concorrenza del mercato.

L’Ue ha accusato BigG di forzare i partner OEM e gli operatori che si occupano della realizzazione, della commercializzazione e della distribuzione dei dispositivi a favorire le proprie applicazioni e i propri servizi. Mentre, per Google non ci sarebbe nessun abuso di posizione dominante: “Android non ha danneggiato la concorrenza, al contrario l’ha accresciuta”, ha affermato Kent Walker, Senior Vice President & General Counsel di Google.

Lo stesso Kent Walker, in un lungo intervento sul blog ufficiale europeo, ha affermato che “Nessun produttore è obbligato a preinstallare alcuna app di Google su un telefono Android, ma offriamo ai produttori una suite di app in modo che quando acquistate un nuovo telefono possiate accedere a un insieme già noto di servizi di base”.

Android e le app preinstallate

Riferendosi alle app, Google spiega che solo un terzo delle applicazioni preinstallate al momento dell’acquisto è legato ai servizi di Google e che queste possono essere in qualunque momento disabilitate.

Non solo: la casa di Mountain View aggiunge che a fare il successo di una app non è il fatto che questa sia preinstallata: “Molte applicazioni preinstallate non hanno successo e molte invece sono diventate di grandissimo successo perché scaricate dagli utenti, pensate a Spotify o Snapchat. L’approccio che abbiamo tenuto rispetto alla nostra suite di app mantiene esplicitamente inalterata la libertà degli utenti di scegliere le app che preferiscono sui loro telefoni”.

Google democratizza lo smartphone

Ue contro GoogleC’è di più nella risposta di Google alla Commissione Europea. Secondo il gigante tecnologico, infatti, il sistema operativo Android ha reso gli smartphone uno strumento accessibile a tutti. Oggi un utente può scegliere tra più di 24.000 modelli di oltre 1.300 marchi, a partire da un costo di 45 euro. Tramite questi devide gli sviluppatori possono offrire le loro app ad un miliardo di persone in tutto il mondo.

Secondo Google, infatti, offrire il pacchetto di applicazioni Android senza alcuna spesa aggiuntiva consente ai produttori di contenere il prezzo finale del device.

Le richieste di Big G

Facili da intuire le richieste di Google: la casa di Mountain View chiede alla Commissione Ue di rivedere la sua posizione, dal momento che un provvedimento punitivo andrebbe a influenzare gli equilibri e le dinamiche che regolano la crescita e lo sviluppo di una piattaforma open source. “Tuttavia le piattaforme open source sono fragili. Sopravvivono e crescono bilanciando le esigenze di tutti i partecipanti, inclusi gli utenti e gli sviluppatori. L’approccio della Commissione sconvolgerebbe questo equilibrio e trasmetterebbe un messaggio non intenzionale a favore delle piattaforme chiuse rispetto a quelle aperte. Ciò comporterebbe minore innovazione, minore scelta, minore competizione e prezzi più alti. Non sarebbe un cattivo risultato solo per noi, sarebbe un cattivo risultato per gli sviluppatori, per i produttori di telefoni e i carrier e, ancora più importante, per i consumatori”, si legge sul blog dell’azienda.

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