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Facebook, cronaca delle 2 peggiori settimane per Zuckerberg

Facebook Irlanda

Da quel fatidico 17 marzo, le cose non sono andate tanto bene per Mark Zuckerberg, fondatore e ceo di Facebook. L’approfondimento di Chiara Rossi

Il social network è finito nell’occhio del ciclone dopo le rivelazioni del New Times e del Guardian sulla fuga di dati di 50 milioni di iscritti da parte della società britannica Cambridge Analytica per influenzare campagne elettorali, dalle presidenziali Usa alla Brexit per intenderci.

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Da quel momento è crollato il titolo Fb in Borsa, la Federal Trade Commission ha aperto un’indagine ufficiale, Mark è stato convocato al Congresso. Ma ogni giorno una cattiva nuova bussa alla porta di Zuckerberg.

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PRENDE FORMA UNA CLASS ACTION

Tre utenti hanno fatto causa al social media per violazione della privacy, secondo Reuters. Facebook è accusato di aver raccolto i dati relativi alle loro chiamate e ai messaggi attraverso l’app Messenger. Il ricorso è stato presentato presso un tribunale del Northern District della California e punta a diventare una class-action. La società di Zuckerberg ha ammesso di aver raccolto la cronologia di chiamate e dati sms di alcuni utenti ma solo di quelli che hanno acconsentito e ha precisato che questi dati non sono stati venduti a terze parti.

POSTICIPATO IL LANCIO DI PORTAL

Dopo il datagate che non accenna a smontarsi, Bloomberg rivela che Facebook ha rinviato la presentazione del suo nuovo assistente vocale digitale. La presentazione in anteprima era stata programmata all’incontro con gli sviluppatori in agenda a maggio. Secondo Bloomberg, Facebook impiegherà più tempo del previsto per garantire che il nuovo dispositivo protegga sufficientemente i profili degi utilizzatori. Anche se Mark Zuckerberg non ha mai confermato ufficialmente l’esistenza di Portal, lo smart speaker con il quale Facebook dovrebbe sfidare Amazon Echo e Google Home, le indiscrezioni (non smentite) si sono fatte sempre più insistenti dalla scorsa estate.

I VIP #DELETEFACEBOOK

Dopo la notizia della fuga di dati personali di 50 milioni di utenti, l’hashtag #DeleteFacebook è diventato virale sui social di tutto il mondo. Alcuni personaggi famosi si sono schierati contro Facebook annunciando la cancellazione del proprio account. Dopo il cofounder di WhatsApp Brian Acton, Elon Musk con le pagine Tesla e SpaceX, l’attore Will Ferrell e la cantante Cher, l’ultimo a cancellarsi dal social blu è Playboy. “Le recenti notizie sulla presunta cattiva gestione dei dati degli utenti di Facebook hanno consolidato la nostra decisione di sospendere la nostra attività sulla piattaforma in questo momento. Abbiamo oltre 25 milioni di fan sulle nostre pagine Facebook e non vogliamo essere complici nell’esporli alle pratiche riportate” ha fatto sapere la Playboy Enterprises.

UN MEMO AZIENDALE INCRIMINANTE

“A quanto pare il fine giustifica i mezzi, l’obiettivo è connettere il mondo a qualunque costo, anche a scapito della vita di qualcuno”. Sarebbe assurdo se questa fosse la filosofia dell’azienda al centro dello scandalo Cambridge Analytica. Eppure, queste parole sono estrapolate da un memo aziendale di Facebook. A rivelarlo è il sito Buzzfeed: il documento interno di Facebook scritto nel 2016 è firmato dal vice presidente Andrew Bosworth. Bosworth era responsabile della strategia pubblicitaria quando ha scritto il promemoria due anni fa, ma dalla fine del 2017 ha lasciato il suo ruolo per ricoprire quello di capo della divisione hardware di Manlo Park. Il manager ha scelto di rispondere su Twitter all’accusa da un lato confermando l’autenticità dell’articolo, dall’altro, precisando di “non essere d’accordo con quello che scrisse nella nota oggi, come non lo era nemmeno allora. L’obiettivo di quella nota, come molte altre che ho scritto internamente, era far emergere questioni che a mio avviso meritavano una maggiore discussione interna”. Ma in questa nota di Bosworth emerge anche quali fossero le tattiche usate da Facebook per la propria crescita.

Il povero Zuckerberg non poteva non fornire una propria versione dei fatti (in attesa di sapere cosa dirà di fronte al Congresso americano) e ha replicato a Buzzfeed: “Bosworth è un manager talentuoso e spesso dice cose provocatorie. Questa era una di quelle note che vede molti in Facebook, me compreso, completamente in disaccordo. Non abbiamo mai creduto che il fine giustifichi i mezzi. Oggi riconosciamo che connettere le persone non è più sufficiente. Dobbiamo lavorare per rendere le persone più vicine tra loro. Ed è per questo che nell’ultimo anno abbiamo rivisto interamente la nostra missione aziendale”.

Se queste sono state le prime due settimane dall’esplosione del datagate, chissà cosa aspetta ancora Mark nelle prossime.

 

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