Innovazione

Facebook, anche Francia impone stop condivisione dati con Whatsapp

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Problemi per Facebook in Francia, nuovamente causato dall’uso dei dati degli utenti raccolti tramite le sue applicazioni 

 

La Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL), autorità indipendente che si occupa della tutela della privacy in Francia, ha ordinato a WhatsApp di interrompere la condivisione dei dati degli utenti con Facebook, la società che la controlla.

Francia

Il divieto che la CNIL pone all’azienda è legato alla business intelligence cioè all’analisi, anche predittiva, delle proprie attività che Facebook abitualmente usa e gestisce per migliorare la propria interazione con gli utenti e ottimizzare l’uso dell’applicazione. Secondo il documento pubblico emesso dalla CNIL, l’azienda viola i principi del “French Data Protection Act”, il quale chiaramente espone che gli utenti non hanno modo di sottrarsi alla condivisione delle informazioni personali a meno che non disinstallino l’applicazione.

Ad irritare gli animi degli ispettori transalpini la scarsa cooperazione mostrata da Menlo Park, che – come riporta il documento della Cnil – “non avrebbe collaborato in modo sufficiente, impedendo al CNIL di controllare completamente la conformità del trattamento effettuato, quando contribuisce all’aumento della quantità di informazioni Facebook Inc”.

Partendo dai fatti, l’azienda statunitense avrebbe un mese di tempo per allinearsi alla richiesta fatta dalla CNIL prima che la stessa operi una qualche forma di sanzione. Il rischio per l’azienda è che altre agenzie europee di tutela della privacy facciano lo stesso, complicando le attività di Facebook in UE, che già chiedeva lo scorso anno a Faceook maggiore chiarezza riguardo l’utilizzo dei dati raccolti tramite whatsapp per gli utenti.

A che scopo Facebook utilizza i nostri dati?

La società utilizza la condivisione dei dati per scopi commerciali, legati soprattutto alla raccolta d’informazioni per mostrare annunci pubblicitari personalizzati. Germania e nel Regno Unito, già nel 2016 avevano intimato a Facebook di interrompere la raccolta dei dati. Lo scorso ottobre i garanti per la privacy dell’Unione Europea hanno chiesto più trasparenza e contestato l’attuale sistema di condivisione dei dati. Facebook dal prossimo anno dovrà inoltre fare i conti con il nuovo regolamento sulla Protezione dei dati, che entrerà in vigore a maggio con regole più rigide e sanzioni più severe per chi non rispetta i vincoli sul trattamento dei dati personali degli utenti.

Le accuse passate

Non è la prima volta che Facebook viene accusata dagli organismi europei per abuso di posizione in questioni legate al trattamento dei dati. Lo scorso settembre era stata la Germania a chiedere l’interruzione del flusso di dati da WhatsApp al social network; risale a Novembre, invece, la decisione della stessa azieda di piegarsi alle richieste delle autorità britanniche relativamente al blocco della raccolta dati degli utenti a fini pubblicitari.

Ma il procedimento più gravoso ai danni di Facebbok è quello che ha portato lo scorso mese di maggio alla maxi-multa da 110 milioni di euro comminata dall’Unione Europea. Sul banco degli imputati, la scarsa trasparenza con cui la società di Menlo Park ha trattato il passaggio dei dati dalla chat agli altri servizi già di sua proprietà al momento dell’acquisizione di WhatsApp, nel 2014.

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