Innovazione

FaceApp può essere un’arma di controspionaggio della Russia. Parola di Fbi

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L’Fbi ha inviato una lettera al senatore statunitense Chuck Schumer asserendo che considera le applicazioni mobili sviluppate in Russia, come FaceApp, “potenziali minacce di controspionaggio”. I fatti e la replica del Cremlino

 

FaceApp remember? Il fenomeno della condivisione social dei selfie ritoccati (ringiovaniti o invecchiati) virale quest’estate è nato da FaceApp, l’applicazione di proprietà russa. Ieri l’Fbi ha inviato una lettera al senatore statunitense Chuck Schumer asserendo che considera le applicazioni mobili sviluppate in Russia, come la famosa FaceApp, “potenziali minacce di controspionaggio”.

L’APP RUSSA

Rilasciata a inizio 2017, FaceApp è un’applicazione mobile di proprietà russa che consente agli utenti di caricare foto di se stessi e vedere come potrebbero apparire in un’età diversa. Il suo amministratore delegato, Yaroslav Goncharov, era un dirigente di Yandex, ampiamente noto come “Google della Russia”.

Quando l’app ha raggiunto una impensata popolarità quest’estate (80 milioni di download), gli esperti hanno avvertito di potenziali problemi di privacy e sicurezza nazionale. Tanto che il senatore Chuck Schumer ha richiesto un’indagine da parte dell’Fbi e della Federal trade Commission.

LE PREOCCUPAZIONI DEGLI ESPERTI

L’uso che FaceApp fa di dati e foto, infatti, non è chiaro e i documenti ufficiali, sulla privacy e sulle condizioni d’uso, lasciano molti punti interrogativi. In particolare,  secondo Wired, “quando elaborate un selfie con Faceapp, questo passa dai server dell’azienda, la russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo. E su questi server le foto restano archiviate per un tempo indefinito, potenzialmente per sempre”.

L’ALLARME DELL’FBI

Conclusa l’indagine, ieri è arrivata la risposta dell’Fbi: l’agenzia federale considera le applicazioni mobili sviluppate in Russia, inclusa FaceApp, “potenziali minacce di controspionaggio”.

“I servizi di intelligence russi mantengono solide capacità di sfruttamento cibernetico”, ha spiegato l’Fbi, aggiungendo che le autorità “possono accedere in remoto a tutte le comunicazioni e ai server sulle reti russe” senza richieste ai fornitori di servizi Internet.

LA REPLICA DEL CREMLINO

Oggi un portavoce del Cremlino ha dichiarato di non considerare le app mobili sviluppate in Russia una “potenziale minaccia di controspionaggio” in risposta alla tesi sostenuta dall’Fbi circa FaceApp&co. Non ci sono infatti prove che FaceApp fornisca i dati degli utenti al governo russo.

Sempre quest’estate, FaceApp ha negato la vendita o la condivisione dei dati utente con terze parti: “Il 99% degli utenti non effettua il login; pertanto, non abbiamo accesso a nessun dato che possa identificare una persona”.

IL CONTROLLO DI PUTIN SU INTERNET

Tuttavia, quando si usano servizi come FaceApp, le persone rivelano molto su se stesse, compresi i dati biometrici, ha affermato Jim Baker, ex consigliere generale dell’Fbi. E gli Stati Uniti temono che tutti quei dati dei cittadini americani finiscano in mano “straniera”. In particolare la Russia, che controlla il traffico internet all’interno dei confini nazionali.

Lo scorso 1° novembre infatti in Russia è entrata in vigore la legge sostenuta dal presidente Vladimir Putin in base alla quale viene creato un sistema nazionale di routing del traffico Internet. La Russia ha anche richiesto alle aziende tecnologiche dal 2015 di archiviare i dati personali degli utenti russi all’interno del paese. Infine, proprio ieri Putin ha firmato una nuova legge che vieta a partire dal primo luglio la vendita nel paese di apparecchiature elettroniche (come smartphone e computer) se non vi sono preinstallati dei software ‘Made in Russia”.

APP STRANIERE SOTTO TIRO

Ma non ci sono soltanto le app russe nel mirino delle agenzie di intelligence Usa. Come ha puntualizzato Axios, la lettera dell’Fbi arriva mentre altre app straniere — in testa fra tutte la popolare app cinese TikTok — sono sottoposte a un attento controllo da parte del legislatore statunitense preoccupato dei rischi per la sicurezza nazionale.

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