Innovazione

FaceApp, tutto sulla società russa Wireless Lab (su cui politici Usa invocano l’Fbi)

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L’applicazione FaceApp è stata rilasciata nel gennaio 2017 dalla Wireless Lab, un’azienda russa con sede a San Pietroburgo, fondata da Yaroslav Goncharov. 

La tendenza di questa estate 2019 si chiama FaceApp, la nuova applicazione che grazie all’applicazione di filtri permette di invecchiare o ringiovanire le persone. Pur esistendo dall’inizio del 2017, l’app ha contagiato vip e persone comuni con tanto di invasione di foto “ritoccate” grazie all’intelligenza artificiale su Facebook e Instagram.

Circa 80 milioni di persone hanno già scaricato il programma dal debutto. L’uso che FaceApp fa di dati e foto, però, non è chiaro e i documenti ufficiali, sulla privacy e sulle condizioni d’uso, lasciano molti punti interrogativi.

DOVE FINISCONO I DATI?

“Quando elaborate un selfie con Faceapp, questo passa dai server dell’azienda, la russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo”, scrive Wired, che aggiunge: “E su questi server le foto restano archiviate per un tempo indefinito, potenzialmente per sempre, perché la società, fondata e diretta da Yaroslav Goncharov, studi all’università di San Pietroburgo e un passato in Yandex (motore di ricerca russo), non si cura di dichiarare per quanto tempo le conserverà. Né dove”.

CHI SONO LA SOCIETA’ CHE GESTISCE L’APP E E IL SUO FONDATORE

“Molti tendono a credere che FaceApp sia di proprietà di Facebook, o magari di Instagram (che poi sarebbe la stessa cosa) – scrive il Sole 24 Ore -. E invece, scendendo nel dettaglio, si scopre che l’applicazione è stata rilasciata nel gennaio 2017 dalla Wireless Lab, un’azienda russa con sede a San Pietroburgo, fondata da Yaroslav Goncharov. La pagina Facebook di FaceApp è stata fondata il 27 gennaio 2017, e a oggi conta oltre 310mila utenti fan. E dalla sezione ‘trasparenza della pagina’ si apprende che i gestori sono quattro: tre russi e un ucraino. È evidente, insomma, che questa applicazione sia strettamente made in Russia. Ed è doveroso sottolineare come dietro al gioco, si insinuano pesanti dubbi sulla privacy. Nella sezione dell’app dedicata all’uso delle informazioni si legge che l’applicazione ‘potrebbe condividere i contenuti e le informazioni degli utenti con le aziende che fanno parte del gruppo di società di FaceApp’”.

SEDE IN DELAWARE

“FaceApp dichiara di avere base negli Stati Uniti. Su Google Play si fa riferimento a un indirizzo a Wilmington, città del Delaware (considerato uno dei paradisi fiscali Usa), dove la società immobiliare Regus appoggia “uffici virtuali” per aziende straniere che vogliono mettere piede nel continente americano. A occhio, senza avere una vera scrivania là, ma solo una casella di posta. Per la società di analisi di mercato Sensor Tower, solo a giugno 2019 Faceapp è stata scaricata 400mila volte e ha generato introiti per 300mila dollari”, aggiunge ancora Wired.

CHIESTO L’INTERVENTO DI FBI ED FTC NEGLI USA

Negli Usa qualcosa si sta già muovendo: “Il leader di minoranza del Senato degli Stati Uniti Chuck Schumer ha invitato FBI e Federal Trade Commission a condurre un’indagine sulla sicurezza nazionale e sulla privacy relativa FaceApp”, scrive Reuters. L’applicazione richiede “un accesso completo e irrevocabile alle loro foto e dati personali il che potrebbe comportare ‘rischi per la sicurezza nazionale e la privacy per milioni di cittadini statunitensi’, ha detto Schumer nella sua lettera al direttore dell’FBI Christopher Wray e al presidente dell’FTC Joe Simons. Il Comitato Nazionale Democratico ha anche inviato un’allerta ai candidati presidenziali del partito per il 2020, mettendo in guardia contro l’uso dell’applicazione, indicando la sua provenienza russa. Nell’e-mail, vista da Reuters e segnalata per la prima volta dalla CNN, il capo della sicurezza della DNC Bob Lord ha anche esortato i candidati alle campagne presidenziali democratiche a cancellare immediatamente l’app se loro o il loro staff l’avevano già usata”.

NESSUNA PROVA DI VENDITA DATI PER ORA

In realtà, chiarisce anche Reuters, “non ci sono prove che FaceApp fornisca dati utente al governo russo”. FaceApp, scrive il sito HdBlog, “carica effettivamente le foto su un server esterno: la società dice che le elaborazioni AI sono molto complesse e richiedono una potenza di calcolo non raggiungibile da tutti gli smartphone presenti sul mercato. I dispositivi top di gamma più moderni hanno coprocessori dedicati alle AI, ma quelli più economici e più datati no. Applicare questi filtri richiederebbe troppo tempo, quindi si ricorre ai datacenter”. Inoltre FaceApp “dice che cancella le foto dai propri server ‘poco dopo’ averle elaborate. Su questo punto bisogna fidarsi delle parole della società, ma non c’è ragione di sospettare che stia mentendo – quantomeno non più delle altre”. “Il ricercatore di sicurezza Will Strafach, che tra l’altro è amministratore delegato di Guardian Firewall, ha analizzato il traffico generato dall’app e non ha trovato alcuna prova che FaceApp carichi su cloud l’intero rullino del dispositivo su cui è installata, solo la foto da elaborare”.

FACEAPP RESPINGE LE ACCUSE: NON VENDIAMO DATI A TERZI

In una dichiarazione citata dai media, FaceApp ha negato la vendita o la condivisione dei dati utente con terze parti, scrive Reuters: “’Il 99% degli utenti non effettua il login; pertanto, non abbiamo accesso a nessun dato che possa identificare una persona’, ha dichiarato l’azienda in una nota citata da TechCrunch aggiungendo che la maggior parte delle immagini vengono cancellate dai suoi server entro 48 ore dalla data di caricamento. Mentre il team di ricerca e sviluppo dell’azienda si trova in Russia, i dati utente non vengono trasferiti in Russia”, secondo quanto riporta la nota.

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