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Elogio a sorpresa del lobbista che finalmente non le manda a dire a grandi giornali e politici

Come mai la scontata e a tratti banalotta intervista di Veltroni all'Ai Claude sul Corriere della Sera ha fatto trasalire Diego Ciulli di Google? La lettera di Claudio Trezzano.

Caro direttore,

non so se hai visto tutte le polemiche che sono seguite all’intervista di Walter Veltroni sul Corriere della Sera alla chiacchieratissima Intelligenza artificiale Claude di Anthropic. Articolo pubblicato lo scorso primo maggio, festa del lavoro. Ricorrenza che con l’Ai stride parecchio, considerato che molte aziende stanno licenziando a tutto spiano per fare posto agli algoritmi.

C’è chi l’ha definita paracula, chi montata ad arte, chi melliflua… Si può dire che Veltroni faccia più rumore quando è a casa sua, davanti al suo PC, a parlare per ore (sigh) con un chatbot rispetto a quando faceva il segretario del PD. E infatti mi ero preparato un bel dossierino di commenti di gente di peso che non l’ha gradita troppo per proporti una carrellata, poi però ammetto che sono incappato – sempre grazie agli algoritmi: loro fanno e loro disfano – sul profilo di Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy, Italy, Greece and Cyprus di Google e lì ho capito che ti avrei proposto una notizia con tutt’altro tono.

In genere chi fa quel lavoro è guardato con sospetto perché passa la vita a blandire giornalisti – specie quelli di grandi giornaloni – e politici.

In una Europa che tra Dsa e Dma è diventata un campo minato persino per i potentati hi-tech d’Oltreoceano che per decadi hanno fatto ciò che volevano, quel ruolo è diventato quello del pontiere. Tanto più in un periodo di sovranismi nazionali che, sferzati dalle violenti e imprevedibili trumpate americane, iniziano a declinarsi anche in tema hi-tech con la necessità di pensare a nuove piattaforme e tecnologie “made in Eu” (tutti discorsi che immagino faranno ghignare e non poco chi lavora nelle Big Tech statunitensi, dato il nostro irrecuperabile gap in termini economici e di know how).

A ogni modo, direttore, l’ultima cosa che ti aspetti è che sia un lobbista a tirare la pietra nello stagno.

Certo, Diego Ciulli non è un lobbista come gli altri. Proprio un risalente articolo sempre del Corriere della Sera ci ricorda infatti i suoi trascorsi politici: “Nell’Italia della gerontocrazia, dei sessanta-settantenni al potere — dal governo alle università, dai partiti alle aziende — capita qualche volta che gli under trenta riescano a bucare lo schermo. Diego Ciulli ha 27 anni, ha dedicato gli ultimi dieci alla politica. A 17 faceva parte della segreteria toscana della Sinistra giovanile, dal 2007 al 2010 è stato consigliere regionale e fino a ieri era assessore alla scuola e all’innovazione del Comune di Certaldo. Ieri mattina ha rassegnato le dimissioni, mollato gli incarichi di partito, tra cui quello da assistente di Leonardo Domenici, e si è tuffato nella sua nuova avventura: Google. Il giovane Ciulli tre mesi fa è stato assunto dalla creatura di Larry Page e Sergei Brin, e nelle ultime settimane si è trasferito a Roma dove lavora al dipartimento relazioni istituzionali come policy analyst.”

“Ciulli – puntualizzava l’articolo del Corriere del dicembre 2011 – è sempre stato molto critico nei confronti del Pd”. E a quanto pare lo è rimasto.

Invece, forse per via della sua carica, non ha la medesima diffidenza europea nei riguardi della tecnologia: in questi anni è stato per esempio co-autore del libro “G-Factor, storie di imprese italiane che crescono con Google” che non ho letto – non credo sia un best seller – ma il titolo mi pare eloquente.

Qualche settimana fa aveva difeso a spada tratta dalle bordate di Agcom gli algoritmi AI: “Sull’AI Mode di Google stiamo per fare una segnalazione alla Commissione europea, è un caso evidente di impatto sull’informazione – aveva annunciato il presidente Agcom, Giacomo Lasorella paventando – il rischio di compressione della libertà informativa e del diritto dei cittadini di accedere a più fonti di informazioni sancito dall’articolo 3 dell’European Freedom Act”. Pronta la replica di Ciulli: “AI Overview e AI Mode sono una naturale evoluzione del motore di ricerca, stiamo migliorando il modo precedente di fare ricerca non l’accesso all’informazione. Non credo che per l’IA le persone smettano di leggere i giornali sarebbe preoccupante se lo facessero”.

Ora invece sferza Veltroni, che nel giro di un paio di righi si becca dell’analfabeta tecnologico.

L’intera classe dirigente del Paese lo sarebbe. Immagino sia Google a volersi sobbarcare il ruolo di “maestro”. Chissà.

Resta da chiedersi perché quell’intervista che, quando l’ho letta personalmente ho pensato fosse il solito modo del Corriere di presentare a una platea evidentemente anziana temi hi-tech già ampiamente sviscerate su testate del settore (in via Solferino parlano ancora dei social come del più grande ritrovato tecnologico dei tempi recenti…) abbia invece fatto così rumore, quando sarebbe stato più naturale passasse in sordina, specie tra gli addetti ai lavori.

A una prima occhiata si potrebbe dire che in quel di Google ci sono rimasti male perché l’Ai sotto i riflettori una volta tanto sia un’altra, di Anthropic. A voler celiare si potrebbe archiviare il tutto ricordando che in fondo fa parte del DNA del centrosinistra darsi addosso a vicenda e impallinare i segretari del Pd, ex e non.

Qui a Milano però si vocifera da tempo che Veltroni sia in pole per assumere la direzione del Corriere (sì so che adesso si inaugura la nuova co-direzione Stefanelli e Sarzanini…) e immagino pure a Roma se ne parli: mi sembra insomma strano che Ciulli si lasci andare a simili bordate che in un colpo solo possono inimicargli la classe dirigente “ignorante” e uno dei principali giornali.

Oppure a Google fan spallucce e se ne fregano di simili rischi? Ma allora è vero che la gente ormai si informa direttamente con l’Ai?

Un dubbioso

Claudio Trezzano

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