(The Wall Street Journal, Dan Gallagher e Asa Fitch, 28 aprile 2026)
Le grandi aziende tecnologiche stanno accelerando i licenziamenti per finanziare l’enorme spesa in chip e data center per l’intelligenza artificiale, ma questo scambio tra persone e macchine potrebbe rivelarsi rischioso. Marzo è stato il mese peggiore per i tagli di posti di lavoro tech degli ultimi due anni, con aziende come Meta, Microsoft, Oracle, Snap e Block che riducono drasticamente gli organici. Mentre i manager presentano i licenziamenti come mosse visionarie per l’era dell’AI, i mercati iniziano a interrogarsi sui costi reali di questa corsa agli investimenti, che per i big tech arriveranno a 674 miliardi di dollari quest’anno, più del doppio rispetto a due anni fa.
I licenziamenti possono migliorare temporaneamente i parametri di efficienza come il fatturato per dipendente, un indicatore molto seguito da Wall Street, ma portano con sé effetti collaterali pesanti: calo del morale, fuga di talenti, maggiore difficoltà a gestire clienti e sicurezza dell’AI, e il rischio che ex dipendenti fondino startup concorrenti. Inoltre, alimentano la percezione pubblica che l’intelligenza artificiale sia soprattutto un distruttore di posti di lavoro, alimentando resistenze locali contro la costruzione di data center.
Meta, ad esempio, ha visto il rapporto debito/patrimonio netto salire dal 8% al 39% in cinque anni. I tagli di personale possono far sembrare le aziende più efficienti agli investitori, ma rischiano di indebolire la capacità di innovazione e di gestione a lungo termine, soprattutto se l’AI non si rivelerà così trasformativa come promesso. La storia insegna che sacrificare troppo le risorse umane per inseguire la tecnologia può creare problemi difficili da risolvere.
1. Licenziamenti record nel tech
«I licenziamenti che hanno coinvolto 45.800 dipendenti tech sono stati annunciati il mese scorso, rendendo marzo il mese peggiore per le riduzioni di posti di lavoro tech riportate da almeno due anni, secondo il sito di monitoraggio Layoffs.fyi.»
2. Corsa agli investimenti in AI
«Alphabet’s Google, Meta, Amazon.com e Microsoft sono collettivamente attesi spendere 674 miliardi di dollari quest’anno in spese in conto capitale, più del doppio di quanto speso due anni fa, quando la spesa per l’AI era già considerata elevata.»
3. Rischi dei tagli di personale
«I licenziamenti diffusi danneggiano il morale e creano un incentivo all’uscita per altri dipendenti, specialmente i talenti con alternative. Nonostante tutte le capacità dell’AI, le persone saranno necessarie per capire i modelli di business, gestire i clienti e, cosa importante, assicurarsi che gli strumenti AI siano implementati e usati in sicurezza.»
4. Pressione sui bilanci
«Anche per i giganti tech che incassano entrate e profitti, quei numeri appaiono sempre più preoccupanti. Il debito per alcuni grandi player tech è già in aumento: il rapporto debito/patrimonio netto di Meta era del 39% l’anno scorso, in crescita dall’8% di cinque anni prima.»
5. Percezione pubblica negativa
«Vestire i licenziamenti come mosse visionarie per l’era dell’AI comporta certi rischi. […] I licenziamenti prestano anche credibilità a una crescente percezione pubblica che l’AI non sia una panacea ma un killer di posti di lavoro.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







