Innovazione

Ecco l’effetto Trump sul fatturato di Huawei (secondo Huawei)

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Huawei perderà circa 30 miliardi di dollari di fatturato nei prossimi due anni a causa della campagna ostruzionistica statunitense. Tutti i dettagli annunciati dal fondatore e ceo di Huawei, Ren Zhengfei

“È come se volassimo su un aereo danneggiato”. Ha descritto così la status attuale di Huawei il suo numero uno, Ren Zhenfei, oggi durante una tavola rotonda presso la sede della società a Shenzen. Il fondatore nonché ceo del colosso delle tlc cinese ha ammesso che non si aspettava che le azioni degli Stati Uniti indebolissero così tanto la compagnia. Ma “non ci fermeranno”, ha dichiarato Ren Zhengfei.

LE PREVISIONI CORRETTE

Huawei sta tagliando le sue aspettative di vendita di circa 30 miliardi di dollari nel prossimo biennio con un fatturato che dovrebbe scendere a circa 100 miliardi di dollari sia nel 2019 sia nel 2020, prima di riprendersi nel 2021.

DOVEVA ESSERE UN ANNO ECCEZIONALE

La compagnia ha generato entrate per 104 miliardi di dollari nel 2018 e originariamente prevedeva un incremento tra il 15 e il 25% quest’anno. Lo scorso gennaio il ceo di Huawei Ren aveva dichiarato infatti che prevedeva un altro anno eccezionale, con vendite fino a 125 miliardi di dollari. Ma era gennaio appunto. Prima che la guerra dichiarata da Trump al colosso tecnologico cinese in nome della sicurezza nazionale arrivasse all’escalation attuale. L’intelligence americana tema che un coinvolgimento di Huawei nello sviluppo dell’infrastruttura per la rete 5G negli Stati Uniti e in Europa possa creare falle nella sicurezza che il governo cinese potrebbe sfruttare.

IL BANDO DI TRUMP

Lo scorso 16 maggio l’amministrazione Trump ha sferrato dunque un duro colpo al gigante delle tlc di Shenzen. Il dipartimento del Commercio Usa ha inserito infatti Huawei nella “entity list”, bloccando la vendita o il trasferimento della tecnologia americana senza licenza. Ciò significa che le società americane che desiderano vendere parti a Huawei avranno bisogno dell’approvazione del dipartimento del Commercio. A causa del blocco delle attività commerciali, Huawei non potrà più approvvigionarsi di tecnologie a stelle e strisce e non avrà più modo di vendere apparati sul suolo statunitense.

LE SCORTE AMERICANE

Per fortuna che Trump ci ha ripensato, allentando la presa con una licenza temporanea di 90 giorni che ripristina parzialmente i requisiti e le politiche di licenza in base ai Regolamenti di amministrazione delle esportazioni. Al meeting di oggi altri dirigenti di Huawei hanno affermato che nel frattempo la società ha accumulato chip di computer e componenti elettronici in previsione del giorno in cui non potrà più farlo da fornitori a stelle e strisce.

NESSUNO VINCERÀ PER REN

Ren ha ammesso anche che non si aspettava che il governo americano sarebbe stato così determinato a intraprendere misure tanto estreme contro la compagnia. “Penso che entrambe le parti ne soffriranno”, ha dichiarato. “Nessuno vincerà”.

INTANTO LE VENDITE RALLENTANO

Intanto ieri Bloomberg ha anticipato che Huawei si stava preparando a un calo delle vendite di smartphone al di fuori dei confini nazionali tra il 40% e il 60% in meno solo quest’anno. Notizia confermata oggi da Ren: “Sì le vendite sono diminuite del 40%”. Tuttavia, secondo Bloomberg, per compensare il declino all’estero, Huawei punterà a conquistare fino alla metà del mercato degli smartphone in Cina nel 2019.

SPUTNIK MOMENT PER HUAWEI

All’incontro di oggi è intervenuto anche Nicholas Negroponte, fondatore del MIT Media Lab, che ha ricordato come anche le società giapponesi abbiano subito un simile contraccolpo negli Stati Uniti negli anni ’80. Secondo Negroponte con Huawei la Cina sta affrontando il suo Sputnik Moment, il punto in cui la sfida tecnologica con Pechino spingerà gli Stati Uniti a fare il lavoro insieme. “Se andiamo in direzioni diverse, sarà una vergogna terribile”.

IN ATTESA DEL G20

Sempre Negroponte ha sottolineato poi che l’attacco a Huawei non riguarda la sicurezza nazionale, come la Casa Bianca vuol far credere. Il presidente degli Stati Uniti è pronto a fare un passo indietro infatti. A inizio mese Trump ha dichiarato che avrebbe riconsiderato le sanzioni se fosse riuscito a trovare un accordo commerciale con la Cina in occasione del prossimo G20 a Osaka del 28-29 giugno. “Non scambiamo la sicurezza nazionale. Si tratta di qualcos’altro — ha concluso Negroponte — Questa guerra commerciale deve finire, e credo che finirà prima, piuttosto che dopo”.

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