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Ecco come l’Aeronautica militare avrà droni armati

La Difesa ha deciso di armare i propri droni. Come ha riportato Rid, la conferma è arrivata dal Documento Programmatico Pluriennale 2021

Anche l’Italia avrà i suoi droni armati.

L’Aeronautica Militare italiana è pronta ad armare gli aeromobili a pilotaggio remoto (Apr) Reaper a disposizione del 32° Stormo di Amendola (Foggia).

La questione era nell’aria da tempo e la conferma è arrivata dal Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) 2021-2023 del ministero della Difesa, come sottolinea la rivista specializzata Rid, che collega questa novità all’emergere dei nuovi scenari.

La Difesa ha deciso quindi di trasformare così gli aerei senza pilota da ricognizione e sorveglianza in bombardieri teleguidati.

Tutti i dettagli.

EMERSI NUOVI SCENARI

Finora i droni ovvero gli Apr classe Male (Medium Altitude Long Endurance), Mq-1A Predator e Mq-9 Reaper, in dotazione al 32° stromo dell’Aeronautica Militare erano disarmati.

Negli ultimi anni l’Aeronautica li ha impiegati in Iraq, Afghanistan, Libia e attualmente in Kuwait per le operazioni contro l’Isis in Iraq.

Ma presto i velivoli ricognitori potrebbero diventare bombardieri.

La decisione del ministero della Difesa italiano sarebbe correlata, secondo la Rivista italiana difesa, all’emergere “dei nuovi scenari – che dal Nagorno Karabah, alla Libia, hanno mostrato la rilevanza sui campi di battaglia del drone armato – hanno fatto cadere incertezze e resistenze di natura etica che finora avevano impedito il compimento di tale passo. I nostri comandanti sul terreno potranno così disporre di una fondamentale opzione per proteggere le forze a terra e per neutralizzare eventuali minacce prima che queste possano manifestarsi”.

COSA C’È SCRITTO NEL DPP 2021-2023

Tra i programmi del Dpp 2021-2023 è incluso infatti “Aggiornamento del payload MQ-9”, dove MQ-9 è la sigla che indica i droni Reaper. Come si legge nel documento: “In particolare, il velivolo garantirà incrementati livelli sicurezza e protezione nell’ambito di missioni di scorta convogli, rendendo disponibile una flessibile capacità di difesa esprimibile dall’aria. Introdurrà, inoltre, una nuova opzione di protezione sia diretta alle forze sul terreno che a vantaggio di dispositivi aerei durante operazioni ad elevata intensità/valenza”.

LE RISORSE STANZIATE

Il programma — che include l’aggiornamento di sensori-spia e apparati di trasmissione — prevede l’investimento di 168 milioni di euro di cui vede finanziata una tranche di 59 milioni distribuiti in 7 anni.

 

QUALI ARMI A BORDO DEGLI UAV REAPER?

“La Difesa non ha fornito ulteriori dettagli e non è nota la tipologia di armi che verrà integrata sui velivoli. I Reaper verranno anche dotati di nuovi apparati per la guerra elettronica che consentiranno loro di operare in scenari a più alto contrasto militare” scrive Rid.

Come si legge in un approfondimento del Cesi, riguardo all’armamento, “l’Mq-9 Reaper può portare carichi bellici fino a 1400 kg. Normalmente si tratta di una combinazione di 4 missili aria-terra Agm-114 Hellfire cui si aggiungono alternativamente 2 bombe a guida laser da 230 kg GBU-12 Paveway II o 2 bombe a guida Gps GPU 38 Jdam dello stesso peso. Sia nel caso dei missili che delle bombe si tratta di armamento di estrema precisione idoneo a centrare obiettivi specifici, sia in movimento (carri armati, blindati, pick-up e veicoli in genere), sia statici (edifici, bunker, ricoveri di vario tipo)”.

LE CARATTERISTICHE DEL MQ-9A PREDATOR TRATTE DAL SITO DELL’AERONAUTICA MILITARE ITALIANA

​​Il velivolo MQ-9A “Predator B”, costruito dalla statunitense General Atomics, è un Aeromobile a Pilotaggio Remoto (APR) impiegato dall’Aeronautica Militare per svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi. Il velivolo, con un’apertura alare di oltre 20 metri, una velocità superiore ai 400 Km/h e una capacità di volo a media ed alta quota, garantisce una grande autonomia di volo, permettendo di ottenere elevate prestazioni sia nella condotta di missioni ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) e sia, in ambito marittimo e terreste, nell’ambito di operazioni di Pattugliamento, Ricerca e Soccorso.

Ogni esemplare costa oggi intorno ai 30 milioni di dollari, riporta l’Agi.

I COMPITI

I Predator B dell’Aeronautica Militare sono in grado di assolvere un’ampia gamma di compiti dimostrando elevate doti di flessibilità, versatilità ed efficacia. È possibile, ad esempio, rilevare la presenza di minacce quali ordigni esplosivi improvvisati che rappresentano il pericolo più insidioso e diffuso nei teatri operativi odierni.

Possono inoltre essere effettuate missioni in ambienti operativi ostili, in presenza di contaminazione nucleare, biologica, chimica o radiologica, oppure acquisire dati ed informazioni relativi ad obiettivi di piccole e grandi dimensioni in zone potenzialmente oggetto di operazioni. Inoltre, i velivoli Predator B permettono di contribuire in modo unico alla creazione e mantenimento della cosiddetta “Situational Awareness”, ovvero al controllo dell’evoluzione della situazione da parte delle autorità responsabili del comando delle attività.

Le caratteristiche di autonomia, velocità, persistenza e raggio d’azione, unite ai bassi costi di esercizio, rendono il Sistema uno degli strumenti migliori per il controllo dei confini, il monitoraggio ambientale, il supporto alle forze di polizia e l’intervento in caso di calamità naturali.

COSA SERVE PER ARMARE I REAPER

Tornando alla possibilità concreta di armare i Reaper, va specificato che la vendita del kit armamento di produzione della statunitense General Atomics Aeronautical System Inc., secondo la normativa americana in materia, deve essere autorizzata dal governo degli Stati Uniti.

Come ricorda Repubblica “nel 2010, quando fu raggiunto il massimo impegno militare contro i talebani, il governo Berlusconi chiese a Washington l’autorizzazione ad armare i nostri droni e acquistare gli apparati guida. La domanda venne bocciata perché il sistema era considerato top secret. Il via libera è arrivato anni dopo, quando però l’interesse italiano si era spento”.

Nel 2015 l’Italia ha rinnovato infatti la richiesta e aveva ottenuto il via libera del governo americano. “Londra era fino a oggi l’unico alleato degli Usa ad essere stato autorizzato non solo ad armare i propri Reaper ma addirittura ad imbarcare sui velivoli teleguidati i missili Brimstone prodotti da Mbda e made in UK” evidenziava AnalisiDifesa nel 2015.

Presto anche i Reaper italiani potrebbero essere armati. Ma la questione deve ottenere il via libera del Parlamento. Come si legge nel Dpp, “è in corso l’iter di approvazione del previsto Dm/Dl ai sensi dell’art. 536 C.O.M.”.

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