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Cosa combinerà Gaia-X sul cloud con Alibaba e Palantir? Fatti e incertezze

Gaia X Board

Ci saranno anche le americane Amazon, Google, Microsoft e Palantir (la società degli “spioni”), e le cinesi Huawei e Alibaba, nell’iniziativa europea per il cloud Gaia-X, che rischia di essere solo una scatola vuota. Ecco perché.

 

Ci saranno anche le americane Amazon, Google, Microsoft e Palantir (quest’ultima definita da Il Manifesto la società degli “spioni”), e le cinesi Huawei e Alibaba, nell’iniziativa europea per il cloud denominata Gaia-X, mirata a costruire servizi cloud sicuri e interoperabili per aziende e amministrazioni del continente.

Lanciato nel 2020 ma ufficialmente fondato nel 2021, Gaia-X è il progetto europeo per lo sviluppo di una federazione efficiente e competitiva, sicura e affidabile di infrastrutture di dati e fornitori di servizi cloud, nato con l’obiettivo di creare “la prossima generazione di infrastrutture dei dati per l’Europa, i suoi stati, le sue aziende e i suoi cittadini”.

Nonostante inizialmente nella stampa venisse riportata come risposta europea alla presenza predominante di fornitori di servizi cloud extraeuropei, Gaia-X si profila ora come un’iniziativa di governance che ha l’ambizione di potenziare l’economia digitale dell’Unione tramite la costruzione di un “regolamento sul cloud” che armonizzi la gestione dei dati, la creazione di pool di dati settoriali con accesso libero a fini di ricerca e innovazione e la federalizzazione dei servizi cloud offerti da attori sia europei che extra europei. Alla fine dello sviluppo di Gaia-X, dovrebbe nascere un’infrastruttura cloud europea – intesa come presenza sul territorio dell’UE – comune a cui possano partecipare sia gli utenti che i fornitori di servizi cloud infrastrutturali o di software, sia europei che extraeuropei.

CHE COS’È GAIA-X

Con regole e standard di qualità comuni, Gaia-X punta a un’armonizzazione del settore che permetta all’Unione europea di accelerare la propria strategia sui dati. Tuttavia, il progetto ha visto un progressivo ridimensionamento rispetto alle iniziali spinte franco-tedesche, perdendo quel carattere quasi protezionistico che preoccupava aziende e anche alcuni governi più aperti alla tecnologia.

Al tavolo dell’iniziativa siedono ora anche alcune delle aziende straniere più grandi, come Alibaba, Amazon Web Services e Google, sebbene il board di Gaia-X sia controllato esclusivamente da europei, in linea con l’agenda della sovranità digitale. Tuttavia, la richiesta di partecipazione del fornitore di rete cinese Huawei, della società di analisi dei dati Palantir e anche di Microsoft abbia acceso vivaci discussioni, in particolare in merito ai criteri di inclusione al tavolo del progetto.

Il suo creatore, il ministro dell’Economia della Repubblica Federale Tedesca Peter Altmaier, continua però a sostenere che Gaia-X è aperto a qualsiasi fornitore – anche americano o cinese – che soddisfi i requisiti e le regole che stanno alla base dell’iniziativa, il che ha portato sino ad oggi all’adesione di 212 aziende (29 le italiane, tra cui Leonardo, Almaviva e Aruba).

LE REGOLE UE

Attualmente, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue stanno lavorando alla prima parte del piano della strategia sui dati, che include regole comuni su come i dati devono essere condivisi e archiviati in tutta l’Unione. La Commissione pubblicherà la seconda parte, destinata al trattamento dei dati aziendali, alla fine dell’anno. Anche il regolamento ufficiale della Commissione sul cloud è previsto per la metà del 2022. Con Gaia-X, l’Unione Europea sembra voler replicare il successo del Gdpr, diventato nell’arco di poco tempo un best practice mondiale che ha consolidato il ruolo dell’Unione come forza regolamentatrice.

UN ITALIANO A CAPO DI GAIA-X

Il nuovo Ceo di Gaia-X, Francesco Bonfiglio (che arriva dall’italiana Engineering), parlando del progetto in un’intervista a Politico ha detto “non ho mai visto niente di simile in passato, in termini di numero di partecipanti, di denaro concreto disponibile per fare le cose, di velocità di aggregazione di persone attorno a obiettivi comuni. Avere tutti sulla stessa pagina è un evento senza precedenti”. Anche Altmaier ha annunciato che non ci sono “ritardi significativi”, tuttavia non tutti la pensano allo stesso modo.

UNA SCATOLA VUOTA

La realtà però è un po’ diversa, secondo molti analisti. Gaia-X è stata registrata come associazione in Belgio l’1 febbraio 2021. Secondo le informazioni della principale associazione di imprese Internet ECO, non è stata ancora scritta una sola riga di codice di programma per i cosiddetti “Federation Services”, la base tecnica del progetto. Lo sviluppo di questi concetti di base non è nemmeno annunciato, mancano ancora le specifiche esatte. Ma senza i “Federation Services”, prodotti specifici non possono essere programmati per l’elaborazione dei dati secondo lo standard Gaia-X, come confermato da Maximilian Ahrens, Chief Technology Officer di T-Systems, multinazionale del settore IT appartenente a Deutsche Telekom.

Difficile vendere e comprare qualcosa che ancora non esiste e non si conosce. e ancora più complesso difenderne il valore. Solo il tempo saprà dirci se Gaia-X sarà destinata a replicare i fallimenti delle iniziative – tutte a marca francese – che lo precedono in ambito di cloud computing europeo, o se le richieste e l’interesse del settore pubblico sapranno darle l’accelerazione necessaria a funzionare anche grazie al supporto della tecnologia americana e cinese, al momento inarrivabile e di cui c’è bisogno per costruire un vero Digital market europeo.

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