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Ax-3

Cosa c’è di veramente italiano nella missione Ax-3 sulla Stazione Spaziale Internazionale?

Siamo giunti circa a metà del tempo della spedizione Axiom-3, la prima missione commerciale composta da un equipaggio quasi interamente europeo. L'intervento di Enrico Ferrone

Siamo giunti circa a metà del tempo della spedizione Ax-3, la prima missione commerciale composta da un equipaggio quasi interamente europeo. Una bella occasione per rivendicare il modello autarchico europeo per i più ferventi sovranisti che abbiamo tra noi.

Il capo equipaggio è Michael López-Alegría, madrileno di nascita, classe 1958 e naturalizzato statunitense; è il più anziano tra gli astronauti del Gruppo 14 della Nasa, ha partecipato a tre voli sulla Shuttle e alla Expedition 14 della Stazione Spaziale Internazionale nel 2006 arrivandoci a bordo di Sojuz TMA-9; poi lo svedese Marcus Wandt, classe 1980 della selezione di astronauti dell’Agenzia spaziale europea del 2022 e l’astronauta turco Alper Gezeravci, anche lui come Wandt alla prima esperienza di volo extraterrestre. Gezeravci ha 43 anni e, come lo ha definito il presidente Erdogan, è «Un eroico pilota turco». E infine, ma solo per doveri di cortesia, il col. Walter Villadei, onore e vanto dell’Aeronautica Militare Italiana, di formazione cosmonautica essenzialmente russa, che a poco meno di 50 anni ha messo piede sul modulo abitato della stazione orbitante e che con “Voluntas” è stato finalmente classificato astronauta, condizione che convenzionalmente la Nasa dà a chi supera la linea di Kármán ovvero quota 100 km. da Terra.

Il lancio di Ax-3 è avvenuto dal Complex 39A del Kennedy Space Center con un giorno di ritardo, costringendo la delegazione di scienziati, tecnici, politici e altri a doversi trattenere più del previsto nella base di cape Canaveral e rilasciare necessariamente interviste a inviati e corrispondenti delle testate accreditate.

Siamo ancora necessariamente lontani da poter fare bilanci di questo evento che ha visto schierate diverse industrie italiane all’ambizioso programma che è stato definito il risultato dello sforzo congiunto di istituzioni, centri di ricerca e industrie. Piace poi ricordare anche a noi che in circa due settimane di lavoro, dei 30 esperimenti previsti, 13 sono italiani e i risultati ottenuti porteranno un sostanziale contributo alla conoscenza biologica e fisiologica in ridotta condizione di gravità. Di questi, sei test sono stati promossi dall’Aeronautica, quattro dall’Agenzia spaziale italiana e il resto da aziende e startup locati nei recinti di casa nostra.

Benissimo. Per il lancio, come è naturale, non si può rivendicare alcuna paternità italiana e nemmeno europea. Infatti, i quattro membri dell’equipaggio sono stati imbarcati nella capsula Crew Dragon Freedom a bordo del Falcon 9 della SpaceX di Elon Musk, che recentemente ha fatto visita a Roma alla premier Giorgia Meloni. Purtroppo, l’incapacità del Vecchio Continente di produrre un lanciatore in grado di renderci autonomi rispetto a Stati Uniti, Russia e Cina – se mai fosse politicamente possibile acquistare un lancio a Pechino – relega il nostro continente al solito stato di dipendenza di chi vende il passaggio per la SSI.

Comunque, per il ministro della Difesa Guido Crosetto, come ha riportato l’Ansa rilanciata da giornali e tv, la missione Ax-3 segna «un nuovo capitolo di storia dello spazio, che vede l’Italia indiscussa protagonista grazie alle proprie competenze» e «rappresenta un consolidamento delle competenze nazionali nel campo del volo umano spaziale e un contributo allo sviluppo della new space economy». Quanto alla italianità delle principali industrie che sono protagoniste di questa spedizione, conviene fare quattro conti sperando comunque di non annoiare con troppi dettagli.

Per cominciare, nello zaino di Villadei c’erano tre kg. di fusilli Barilla già cotti e pronti per essere riscaldati e mangiati dai visitatori del piccolo spazio che orbita a 400 km. dalla Terra. L’iniziativa, secondo il comunicato della casa di Parma, è nata dalla collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e l’Aeronautica Militare per sostenere la candidatura della cucina italiana a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco. E in effetti, per meglio comprendere i bisogni legati all’alimentazione degli astronauti in condizioni estreme, l’unica via percorribile è quella della sperimentazione diretta. A tavola, con un prodotto alimentare tradizionale, dall’elevato valore nutrizionale ed energetico.

Ora, come riportato da StartMag alcuni mesi fa, nel gruppo alimentare italiano ha preso corpo il riassetto che mira ad accelerare la propria crescita internazionale. E cioè, se il cuore e la testa dell’azienda potranno rimanere in Italia, il piano di riorganizzazione farebbe perno su una holding olandese con sede ad Amsterdam. Auguriamoci, come i dirigenti della Barilla hanno assicurato, che «Sede legale, bilancio economico, marchi e brevetti resteranno a Parma». E anche la sua cartella delle tasse pur se il regime legale e fiscale olandese è molto più vantaggioso rispetto a quello italiano.

E passiamo al materiale più strettamente spaziale. Il segmento della nuova stazione di Axiom sarà realizzato con moduli abitabili prodotti dalla Thales Alenia Space Italia a Torino, ovvero di un’azienda di proprietà a maggioranza azionaria e decisionale francese anche se è stato detto che gli accordi di joint venture tra Thales e Leonardo sarebbero in via di revisione, passaggio accuratamente smentito in casa francese.

Axiom Space, Inc. però è un’azienda statunitense con sede a Houston, fondata nel 2016 dall’ex capo programma della Stazione Spaziale per la Nasa Michael Suffredini e dal magnate iraniano Kam Ghaffarian. La società, che ha effettuato il primo volo certificato nel 2022, si dichiara pronta a svolgere missioni con equipaggio per astronauti finanziati dal governo e commerciali impegnati in ricerca scientifica e produzione. Nello specifico, i moduli costruiti da Axiom Space sono progettati per collegarsi al boccaporto anteriore del modulo Harmony proponendo la capacità di fornire commercialmente servizi nell’orbita terrestre bassa. Per parte sua, sulla Iss Axiom Segment è previsto che comprenderà un nodo che funge da connettore, un modulo di ricerca e produzione, un habitat per l’equipaggio e un segmento sfinestrato per l’osservazione in quota. La società ha fissato per la fine del 2025 il lancio del suo primo modulo sulla Iss: il suo interno è stato progettato dall’architetto francese Philippe Starck.

Tutte queste nazioni che concorrono al programma non devono far temere nulla ai patrioti di professione: occorrerebbe però far comprendere loro che questi programmi sono così complessi che necessitano per forza di ampie collaborazioni internazionali. Ma va bene così. Anche perché sembra che lassù le cose stiano andando bene.

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