Innovazione

Coronavirus: fase 2, rischio contagio e cura. Il post di Enrico Bucci

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Tocilizumab per la cura del coronavirus, rischio contagio e consigli sulla fase 2: il post su Facebook di Enrico Bucci, docente in Biologia dei sistemi alla Temple University Usa

Credo sia giusto fare il punto della settimana, cercando di capire cosa è successo e cosa sta succedendo.

1. Tocilizumab. Dopo due piccoli studi italiani pubblicati (uno che dimostrava che vi è un certo effetto nel migioramento della progressione verso sintomi più gravi, il secondo che non mostrava benefici nella regressione della malattia), Aifa ha distribuito un “executive summary” riguardante uno studio a singolo braccio di ampie dimensioni denominato Tocivid-19. Centinaia di pazienti con polmonite e insufficienza respiratoria, ma non ancora intubati (o intubati da non oltre 24 ore) sono stati trattati con tocilizumab e confrontati retrospettivamente con pazienti non trattati. Lo studio ha diversi problemi, in primis il fatto che i pazienti non trattati stessero in condizioni cliniche migliori dei trattati, ed il fatto che si è assunto come punto di confronto per la mortalità a 14 giorni e 30 giorni dopo un valore “medio” definito da Iss. A studio in corso, Aifa ha riportato una significativa diminuzione della mortalità nel lungo periodo (ad un mese), ma non a 14 giorni. Aifa riferisce, inoltre, che su oltre 700 pazienti trattati non si osservano particolari effetti collaterali. In generale, i dati forniti non sono dettagliati a sufficienza per capirci qualcosa di definitivo e solido; aspettiamo risultati più chiari, provenienti da altri studi ormai terminati, ed in particolare da quelli in cui il tocilizumab sia dato in fase un po’ più precoce.

2. Immunità nei soggetti non esposti al virus. E’ stato pubblicato su cell un piccolo studio, condotto da ricercatori californiani, con qualche italiano expat, che ha dimostrato la presenza di una risposta T in pazienti mai esposti al virus (fino al 50% dei pazienti, ma i soggetti studiati sono così pochi che questa percentuale potrebbe variare anche di molto).

Non è la prima volta che questo fatto si è osservato: il gruppo di ricerca tedesco di Andreas Thiel aveva trovato risultati simili, concernenti una risposta T pre-esistente in pazienti sani, mai esposti al virus.

La domanda è: poiché si nota la presenza di linfociti CD4+ in soggetti non esposti al virus, già pronti a riconoscere il virus, è possibile che vi sia una pre-immunità anche parziale protettiva? La risposta è: non lo sappiamo. E’ una possibilità, che va ad aggiungersi alla possibilità che tale risposta non ci sia o che possa essere esacerbante della risposta immune, invece che protettiva; il dato è interessante e va approfondito, prima di discutere oltre. La possibilità che la risposta anticorpale (quindi anche di tipo B, non solo di tipo T) ad un coronavirus diverso (Sars) sia protettiva anche nei confronti di Sars-CoV-2 e di altri coronavirus è stata dimostrata; tuttavia, il fatto che Sars possa proteggere da Sars-CoV-2 non implica affatto che i coronavirus del raffreddore possano proteggere da Sars-CoV-2.

3. Rischio calcolato. Questa è la frase usata da Conte ieri sera per descrivere la riapertura totale che avverrà domani, lunedì 18 maggio. Ora, parole come queste sono quelle che dovrebbero fare davvero paura. Calcolato innanzitutto da chi? E soprattutto sulla base di quali dati? Per fare calcoli, servono numeri puliti. Noi non abbiamo nessun numero solido per il presente, e non stiamo affatto monitorando il virus come si dovrebbe – ormai ministero della sanità e Iss lo hanno chiaramente detto. Non mi interessa se la colpa sia di regioni, stato o tutti e due: il fatto è che non abbiamo numeri per calcolare i parametri di avanzamento o regressione dell’epidemia, e abbiamo il virus ampiamente circolante. Quindi le possibilità sono due: o abbiamo calcoli di rischio epidemiologico sballati, oppure il calcolo che si sta facendo ed i rischi che si stanno prendendo in considerazione sono altri – e precisamente il rischio economico di fronte al rischio di perdere altre vite. Questo calcolo non è scientifico, ma politico; e per definizione è fatto di bilanciamento di interessi e mediazioni (il mestiere dell’avvocato Conte), non di valutazioni quantitative approfondite.

Quindi, assistiamo al ridicolo definirsi di norme elastiche sulla separazione da tenere dagli altri a seconda dell’attività economica considerata, con trattative sulla distanza degli ombrelloni, quella dei tavoli ai ristoranti e così via. In questo calcolo, il dato scientifico è scomparso; vi è solo un tira e molla di interessi diversi, che devono fare i conti con la necessità della politica di dare comunque una dimostrazione di attenzione alla salute dei cittadini, ma che possono entrare in contrattazione ed in mediazione fino a produrre il risultato grottesco di una quantità di microregole (anche difficilmente attuabili e controllabili), invece che una strategia di monitoraggio epidemiologico ben organizzata e funzionante e poche regole fondate sulla scienza e sul buon senso valide per tutti.

21 parametri che non possono essere utilizzati per mancanza delle misure accurate di prevalenza del virus, un bizantino sistema di comunicazione dei dati (oltretutto senza trasparenza e senza possibilità di controlllo reale), regole, regole, regole per tutto, ma mediate su tavoli che non sono quelli scientifici.

A proposito di tavoli: guardate la figura sotto, tratta da un lavoro in cui si è riportato l’andamento delle infezioni tra soggetti che mangiavano in tre tavoli di un ristorante in Cina. Potrete agevolmente controllare che alcuni soggetti si trovavano ad una distanza minima ben superiore ad un metro da altri soggetti infetti, eppure si sono ammalati. La scienza dice questo, ma poi arriva “il rischio calcolato” di chi governa, che oltretutto scarica la responsabilità sui cittadini attraverso regole minute da osservare e responsabilità penali e civili per chi non le osserva, ma non è in grado di organizzare ciò che da mesi è chiaro andava fatto.

Se vogliamo sopravvivere a questa nuova fase, purtroppo, non possiamo contare altro che su noi stessi; sperando che non serva la paura in presenza di nuovi morti a ricordarci con cosa abbiamo a che fare, ma la responsabilità della salute nostra e degli altri a farci agire correttamente.

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