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Com’è andata la scommessa di Nvidia sui data center, dieci anni dopo

Nel 2014 Nvidia rivendicava l'aumento dei ricavi nel segmento supercomputer e data center. Dieci anni dopo, i ricavi annualizzati di questa unità si avvicinano a 100 miliardi. L'analisi di Alessandro Aresu tratta dalla sua newsletter Capitalismo politico.

Nel mio libro Geopolitica dell’intelligenza artificiale, che ho consegnato esattamente due anni fa, ho scritto:

Nel 2014 NVIDIA rivendica il considerevole aumento dei ricavi nel segmento supercomputer e data center, pssato da poco più di 20 milioni nel 2010 a quasi 200 milioni in pochi anni. Dieci anni dopo, i ricavi annualizzati del segmento data center per NVIDIA si avvicinano ormai a 100 miliardi.

“Pssato” è un terribile typo che ho individuato tempo fa ma non ho fatto mai correggere, anche se il libro è arrivato all’ottava edizione. Però c’è chi mi ha scritto perché l’ha individuato: bravi!

Comunque, per l’anno fiscale 2026, i conti degli ultimi giorni hanno indicato 193.7 miliardi di ricavi.

Da quasi 200 milioni a quasi 200 miliardi.

Quando scrivevo il mio libro Il dominio del XXI secolo, nel 2022, ho raccontato la storia di TSMC anche attraverso le celebrazioni per il trentennale dell’azienda fondata da Morris Chang nel 1987. In quell’evento mi ha colpito molto l’uomo che stava in mezzo a tutti i leader aziendali in giacca e cravatta indossando il solito giubbotto in pelle, Jensen Huang, e che descriveva le opportunità di mercato dell’intelligenza artificiale, nel 2017, e le condizioni della sua esplosione.

Per questo avevo deciso, nell’estate del 2022, che avrei dedicato il mio nuovo libro al ruolo di NVIDIA nell’industria dei semiconduttori, a DeepMind, e ai rapporti tra Stati Uniti e Cina anche attraverso un aggiornamento su Palantir, un’azienda già molto presente nel mio libro del 2020. Queste erano le tre parti iniziali. Poi, a essere sinceri, ho aggiunto OpenAI alla discussione solo dopo l’uscita di ChatGPT.

NVIDIA è quindi un’azienda che ho costantemente monitorato negli ultimi 4 anni, perché ha fornito una chiave di lettura molto utile per comprendere e raccontare diversi temi, tra cui: l’ecosistema dell’intelligenza artificiale, la compenetrazione tra hardware e software, la geografia del talento asiatico negli Stati Uniti, la filiera industriale di Taiwan, l’estensione della sicurezza nazionale e dei controlli sulle esportazioni.

Una delle tesi più interessanti, che ho ricordato nel pezzo “Jensen in Cina” per Le Grand Continent, è quella espressa da George Yeo, ex ministro degli esteri di Singapore, secondo cui Jensen Huang ha agito come ambasciatore tra Pechino e Washington nel 2025. Quest’ipotesi non può essere verificata chiaramente ma ha mostrato un cambiamento significativo della figura di Jensen Huang, o meglio un’evoluzione, nel periodo in cui mi sono occupato di NVIDIA: prima un’espressione come “sicurezza nazionale” lo faceva balbettare parole con poco senso o supercazzole, poi il leader di NVIDIA ha imparato a vivere in questo mondo di strattoni politici all’economia. A modo suo. Con una sequela di azioni, che possono essere messe in fila.

Ha organizzato la GTC a Washington D.C. inserendo la sua azienda nello spirito della frontiera statunitense, è andato a parlare con disinvoltura in think tank come il CSIS, ha indossato il cappello interessato di “colomba” sulla Cina contro i falchi, si è mobilitato sui provvedimenti legislativi del Congresso che possono colpirlo, ha accompagnato Trump nei viaggi di “diplomazia dell’intelligenza artificiale”, dal Golfo al Regno Unito, e molto altro.

Nel mentre, per l’aumento del valore e della consapevolezza del rilievo di NVIDIA, la GTC è divenuta un grande evento globale, si sprecano i paragoni col Super Bowl e i meme con Taylor Swift. Ciò accadrà anche nella prossima GTC, dal 16 al 19 marzo 2026.

Quando ho finito di scrivere il mio libro Geopolitica dell’intelligenza artificiale, a marzo 2024, ho continuato ovviamente a monitorare per interesse e lavoro i vari conti di NVIDIA, dal 22 maggio 2024 (Q1 nell’anno fiscale 2025 secondo il calendario dell’azienda), con 26 miliardi di ricavi, 22 miliardi dai data center, margine lordo al 78%, fino al più recente del 25 febbraio 2026, (Q4 nell’anno fiscale 2026 secondo il calendario dell’azienda), con 68 miliardi di ricavi, 62 miliardi dai data center, margine lordo al 75%.

La crescita della valutazione di NVIDIA dal 2023 al 2025, secondo la chiave di lettura che ho spiegato in quel libro e in quei saggi, derivava da alcuni aspetti di lungo corso, come l’investimento precoce in quello che ora chiamiamo “intelligenza artificiale”, con ciò che ha comportato non solo nello sviluppo di CUDA ma nel lavoro più generale sulla ricerca e sviluppo e i rapporti coi laboratori, la filiera industriale nel rapporto storico con Taiwan, l’acquisizione di Mellanox.

Per esempio, nel mio libro La Cina ha vinto ricordo che nel 2018 Jensen parla a Taiwan ed è interrotto varie volte dalle esercitazioni militari cinesi. Nel chiasso, cerca di scherzare, anche se è imbarazzato, mentre parla ai suoi partner taiwanesi e ricorda loro che nel decennio precedente avevano prodotto cento milioni di server per data center e cloud e che, nel giro di poco tempo, la loro capacità produttiva sarà protagonista della nuova era dell’intelligenza artificiale. Questa orchestrazione della filiera è un superpotere di Jensen, e quello che avviene da una generazione all’altra è un miracolo dell’interdipendenza produttiva.

Il settore del networking si è confermato nel corso del tempo un motore di crescita fondamentale per NVIDIA, trainato in gran parte dall’acquisizione dell’azienda israeliana Mellanox. Negli ultimi conti, questa divisione è stata quella con la crescita più rapida per NVIDIA, registrando entrate record di 11 miliardi di dollari (un balzo del 263% su base annua) e arrivando a rappresentare il 16% del fatturato totale. Su base annuale, il segmento del networking ha generato ben 31 miliardi di dollari di entrate, una cifra cresciuta di oltre 10 volte rispetto all’anno fiscale 2021, periodo in cui è stata acquisita Mellanox.

Inoltre, bisogna comprendere a fondo lo stile di Jensen: è un leader aziendale che ha un carattere spietato nei confronti della concorrenza. In fondo, per esempio col tentativo di acquisizione di Arm, ha già provato a difendere e ad ampliare il proprio quasi monopolio, per usare una categoria di Peter Thiel.

Come ho sottolineato in varie lezioni (ne parlavo anche a SDA Bocconi in un bel confronto con gli studenti di Francesco Giavazzi a settembre 2024), nel suo stile c’è sempre la tattica di indicare mercati da aggredire con un TAM astronomico, e poi se va male prendersene una fetta più piccola, mentre pensa già a “inventare” il prossimo mercato, facendo pivot su di esso, e nel mentre si difende sempre in modo aggressivo per non concedere nulla del mercato dove è già leader.

A questo proposito, è già stato dimostrato che l’afflusso di risorse degli ultimi anni ha consentito a NVIDIA di allargare il suo raggio d’azione, proprio per difendere la propria posizione, con risorse sempre più consistenti. NVIDIA ha diversificato e scommesso su molte aziende e startup, da Redwood Materials sulle batterie all’enorme investimento in ottica e fotonica con Lumentum e Coherent. E molto altro.

Siccome Jensen è spietato, ha anche una tattica per approcciare alcuni affari: poiché le sue parole pesano, a mio avviso apposta interviene per colpire alcuni settori (per esempio il quantum), con cui poi ricuce attraverso investimenti. Anche il rapporto con Groq è stato segnato da numerose dichiarazioni di NVIDIA al ribasso sulle capacità della startup, fino al momento in cui si è realizzata un’acquisizione di fatto.

Il modo spietato in cui NVIDIA può operare è determinato, oltre dalla competenza tecnica che viene dall’orchestrazione industriale e dalla conoscenza dei colli di bottiglia, dall’inconsistenza dell’antitrust negli Stati Uniti, che attualmente le aziende dominanti hanno aggirato attraverso le varie tecniche di acqui-hiring e licenze sempre più sofisticate.

Una comprensione ampia di questi elementi consente di vedere la situazione con maggiore profondità rispetto a scritti di clickbait come quello del tizio che aveva proclamato la morte di NVIDIA dopo il “Big Bang” di DeepSeek a inizio 2025.

D’altra parte, il discorso della valutazione dell’azienda è diverso: anche se era certamente possibile riconoscere che DeepSeek a inizio 2025 non fosse un punto di rottura essenziale per NVIDIA, il primato industriale non è la garanzia della crescita di una valutazione già molto elevata, come abbiamo visto in tempi più recenti.

Nella conclusione di Geopolitica dell’intelligenza artificiale, passo in rassegna le sfide da cui il giubbotto in pelle “protegge” il protagonista della filiera dell’intelligenza artificiale.Oltre a un’immagine, è un modo per ricordare le variabili da considerare. Vediamone alcune:

– Gli alti e bassi finanziari e la loro gestione. E soprattutto il punto in cui la crescita dei ricavi e il mantenimento dei margini non corrispondono più alla crescita delle aspettative. Per questo, come dicevo prima, il dramma di NVIDIA è sempre dover identificare nuove enormi fonti di ricavi, ma non è detto che esse (guida autonoma, robotica, biotecnologie) siano all’altezza delle aspettative sempre più ampie;

– L’apocalisse dell’intelligenza artificiale. Le aziende della filiera industriale dell’intelligenza artificiale non possono avere un approccio “escatologico” perché per loro natura non possono immaginare di essere sostituite da, che so, una versione di Claude che sa fare la litografia ultravioletta estrema o che sa organizzare da sola la filiera industriale di Vera Rubin, perché quello è il loro vantaggio competitivo, e altri strumenti sono un “aumento” o una “amplificazione” per chi già possiede quel vantaggio;

– Il conflitto politico. Ho scritto infatti due anni fa che “la questione politica, in termini di collocazione geografica delle supply chain e di passaporto delle aziende, sarà un fattore essenziale e ineliminabile anche nel momento iPhone dell’intelligenza artificiale”. Il problema della Cina per NVIDIA, tra la volontà di non lasciare il secondo mercato al mondo agli attori cinesi mentre Pechino sostiene l’internalizzazione della filiera, è stato confermato. Ed è ancora valido che si tratta di una storia che non ha raggiunto la sua fine, ma una serie di mosse e di contromosse, tra traffici, rapporti di filiera e di ricerca, autorizzazioni e contro-autorizzazioni;

– I clienti che sono anche concorrenti. Questo è il tema che ricordo nell’ultima pagina del mio libro, perché rimane il più importante: è un meccanismo da cui NVIDIA non può scappare e non è riuscita a scappare. Ovviamente, ci prova e ci proverà, e in questo senso vanno visti i cosiddetti “neocloud” e la sofisticazione sempre più ampia della filiera industriale hardware e software, ma anche la relativa diversificazione garantita dall’invenzione del brand “intelligenza artificiale sovrana”: tecnicamente vuol dire prendere soldi da alcuni altri e da alcuni Stati per mostrare che dipendi di meno per ricavi e margini da Microsoft, Amazon, Meta, Google, la galassia di Musk, insomma i soliti sospetti, che sono anche quelli che più o meno controllano le aziende cosiddette “pure” di intelligenza artificiale, che come OpenAI puntano a emanciparsi di più dai loro azionisti o come Anthropic incontrano più di altre la tagliola della sicurezza nazionale.

Il mondo, se sarà abitato da umani, non potrà comunque essere ricoperto di data center all’infinito. Prima o poi un plateau degli investimenti in conto capitale dei clienti principali sarà annunciato. NVIDIA non potrà non subire questo colpo.

Questo, qualora ci fosse bisogno di specificarlo, non può avvenire quando tutti ne parlano (“sta scoppiando la bolla dell’intelligenza artificiale!”). Dovrà avvenire in un altro momento.

Nel mentre, Jensen si prepara a tutte queste variabili, con la sua forza tecnica, industriale, politica e spietata, immaginando le altre carte da tirare fuori quando si materializzeranno. Come le palline che vengono addosso a un giocatore di ping pong, che Lou Bochenski, nel 1978, raccontava così a “Sports Illustrated”.

(Estratto dalla newsletter di Alessandro Aresu)

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