Innovazione

App Bending Spoons anti Covid-19: come funzionerà

di

app anti covid-19 Immuni

Tutte le ultime novità sull’app in cantiere nel governo anti Covid-19. Che cosa farà Bending Spoons

L’Italia si prepara alla Fase 2 della pandemia e, per i prossimi mesi, si affiderà alla tecnologia per tenere sotto controllo la diffusione del Covid-19, coronavirus con cui dobbiamo (almeno fino a quando non sarà trovato un vaccino) imparare a convivere.

E così oltre a mascherine e guanti tra gli strumenti anti-contagio ci sarà anche un’app volontaria: in pole per la task force della ministra Pisano c’è la tecnologia messa a punto da Centro Medico Santagostino in partnership con Bending Spoons e Jakala. Ma i dubbi da sciogliere sono ancora diversi. Andiamo per gradi.

(BENDING SPOONS: SOCI, ATTIVITA’, CONTO ECONOMICO, FINANZIAMENTI. L’APPROFONDIMENTO DI START)

LE RICHIESTE DELL’UE

Partiamo dalle richieste Ue. Una stima “accurata” della vicinanza tra dispositivi mobili tramite segnali Bluetooth, senza l’uso della geolocalizzazione: è uno dei principi cardine pubblicati dalla Commissione Ue, ed elaborati in collaborazione con i governi, per lo sviluppo delle app di tracciamento della diffusione del virus. “L’installazione delle app deve essere volontaria”, afferma Bruxelles, ribadendo che i dati “devono essere trasmessi in forma anonima e aggregata”. Tra i requisiti chiave, l’interoperabilità delle app tra Stati membri.

IL COMITATO EUROPEO PER LA PRIVACY

Sulla questione si è espresso anche il Comitato europeo per la privacy, che ha specificato, secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, che l’obiettivo dell’applicazione non deve essere seguire i movimenti degli individui, ma aiutare il sistema sanitario a risalire ai contatti con i positivi, avvisando i soggetti a rischio.

L’APP IN POLE PER LA TASK FORCE DELLA MINISTRA PISANO

Caratteristiche, queste, che sembrano essere rispettare dall’app sviluppata da Centro Medico Santagostino in collaborazione con la software house Bending Spoons (che fa anche parte del progetto europeo Pepp-Pt, per la realizzazione di un protocollo di tracciamento dei contatti basato su tecnologia bluetooth, nel rispetto della privacy) e da Jakala, martech company italiana che vanta collaborazioni con Coca Cola, Mc Donald’s e altri colossi.

(BENDING SPOONS: SOCI, ATTIVITA’, CONTO ECONOMICO, FINANZIAMENTI. L’APPROFONDIMENTO DI START)

E’ su questa app che sembra propendere la scelta della task force (di 74 componenti) della ministra dell’Innovazione Paola Pisano, che ha analizzato tutte le opzioni arrivate sul tavolo dopo il fast call per un’app di tracking lanciata in collaborazione con Agid. L’alternativa a questa app sarebbe una soluzione tecnologica, con funzioni identiche fatta da un gruppo di ragazzi, ha scritto Repubblica. E Wired ha rimarcato dubbi sulla selezione.

COME FUNZIONA L’APP

Come funzionerebbe eventualmente l’applicazione? Si scarica volontariamente e prevede l’uso del bluetooth per il tracciamento. La soluzione andrebbe a garantire il pieno rispetto della privacy, come chiesto anche dal Garante della Privacy, Antonello Soro: in pratica, con la tecnologia bluetooth è possibile generare ‘chiavi numeriche’ anonime (i dati sensibili non verranno trasmessi a server esterni).

L’utente contagiato, avvisato della sua positività da un alert, potrà inviare, sempre in modo anonimo, un avviso a tutti coloro con cui è entrato in contatto.

SI ATTENDE RESPONSO DA TASK FORCE COLAO

Sarà il Governo e la task force di Vittorio Colao, chiamato a corte da Giuseppe Conte per organizzare e mettere a punto un piano per la Fase 2, a stabilire se gli italiani dovranno utilizzare l’app del Centro Santagostino o l’app messa a punto da un team di giovani ragazzi.

VOLONTARIETA’ E GPS: I DUBBI DA SCIOGLIERE

La scelta dovrebbe essere fatta (e comunicata) nelle prossime ore, ma c’è ancora qualche dubbio da sciogliere. Se la volontarietà di scaricare l’app, come da direttive Ue, non è stata discussa dalla task force della ministra Pisano, a far vacillare gli esperti è la volontarietà da parte del contagiato di inviare l’alert a chi potrebbe essere in pericolo. Per alcuni componenti l’invio, dopo comunicazione di positività, doveva essere obbligatorio. Cosa deciderà su questo punto la task force di Colao è ancora da vedere.

(BENDING SPOONS: SOCI, ATTIVITA’, CONTO ECONOMICO, FINANZIAMENTI. L’APPROFONDIMENTO DI START)

Altra questione che fa discutere è la tecnologia scelta per il tracciamento. Le due app propongono in prima battuta il Bluethoott (per maggiore privacy), mentre la task force di Colao sembrerebbe preferire, secondo quanto riportato da Ansa, il Gps, che andrebbe a mappare la posizione precisa del soggetto.

LE TEMPISTICHE

Indipendentemente dalla scelta, i tempi per poterla scaricare non sono certo brevi. L’applicazione sarà disponibile non prima di maggio (in concomitanza dell’inizio della Fase 2). Servono circa 10 giorni per mettere a punto l’applicazione scelta e circa una settimana per testarla, riferisce Repubblica.

WALTER RICCIARDI: APP IMPORTANTE

A fare il conto alla rovescia perché l’Italia si affidi alla tecnologia è Walter Ricciardi, membro italiano del board Oms e consulente del ministero della Salute, che sostiene che la tecnologia che verrà messa a punto “potrà sostituire l’indagine epidemiologica fatta manualmente dai dipartimenti di prevenzione”, ha detto il componente della task foce nominata da Pisano.

(BENDING SPOONS: SOCI, ATTIVITA’, CONTO ECONOMICO, FINANZIAMENTI. L’APPROFONDIMENTO DI START)

Con l’app, infatti, “potremo avere informazioni precise riguardo ai luoghi frequentati dal malato e alle persone incontrate con estrema precisione. Spesso durante le indagini epidemiologiche i malati si dimenticano qualcosa”, ha spiegato Ricciardi.

TECNOLOGIA FUNZIONA?

Ma anche la tecnologia, ha i suoi contro. Perché il meccanismo funzioni, infatti, bisogna che l’app sia scaricata da almeno il 60% della popolazione, al di sotto di questa percentuale, come si legge in questo articolo di Start Magazine, i dati raccolti sono poco significativi.

L’APP DELLA TOSCANA

In realtà, c’è chi alla tecnologia, anche in Italia, ha già provato ad affidarsi. Si tratta della Toscana, che ha messo a punto un sistema per inviare i dati dei test sierologici in una app utilizzata solo dagli operatori pubblici e privati. “Il dato epidemiologico è tale se riusciamo a inviare ogni singolo test sierologico in una App. Non è una app di tracciamento, non ci permetteremmo mai. Si scaricano i dati in modo assolutamente anonimo”, ha spiegato il presidente della Toscana, Enrico Rossi, in collegamento con Agorà su Rai 3. Il Governatore ha poi detto: “So che il governo è interessato, siamo disponibili a darla”.

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aggiornamento del 17/4:

E’ stata firmata ed è quindi ora operativa l’ordinanza del Commissario Domenico Arcuri con la quale si dispone “di procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la societa’ Bending Spoons Spa”

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