Palantir Technologies, l’azienda da 330 miliardi di dollari che in pochi anni è passata da oscuro fornitore di software per la difesa a uno dei nomi più polarizzanti del panorama tech mondiale, è sempre più nell’occhio del ciclone.
Fondata nel 2003 con l’obiettivo di prevenire nuovi 11 settembre, oggi Palantir si trova al centro di un vortice di polemiche: legami strettissimi con l’amministrazione Trump, accuse di agevolare deportazioni di massa e operazioni militari controverse, un esodo di talenti e un’immagine pubblica che rischia di compromettere il suo futuro.
Il caso Palantir è al centro di un nuovo report del Financial Times che, basato su decine di interviste interne, mostra come i successi economici dell’azienda convivano con un malessere profondo tra i dipendenti, critiche trasversali e la paura concreta di un contraccolpo politico e di mercato.
È la storia, sottolinea il FT, di un’azienda che ha trasformato i dati in potere, ma che ora sembra intrappolata nelle sue stesse scelte.
L’episodio del video
Tutto è esploso poco dopo l’uccisione di una madre americana da parte di un agente dell’immigrazione a Minneapolis.
Il responsabile dell’engagement strategico di Palantir ha pubblicato un video generato con l’IA che mostrava il logo dell’azienda in un cerchio cultista insieme a immagini di morte, croci insanguinate, occhi onniveggenti e lo slogan “Recon ti sta osservando”.
La reazione interna è stata violentissima. Molti dipendenti, già preoccupati per l’entusiasmo dell’azienda verso le politiche di Trump e la guerra a Gaza, sono andati su tutte le furie.
Il video è stato rimosso rapidamente, ma l’episodio ha cristallizzato un disagio profondo in un’azienda che, nonostante i profitti record, appare sempre più lacerata.
Dalle origini alla rivoluzione nel settore difesa
Palantir nasce con una missione chiara: usare i dati per difendere l’Occidente dal terrorismo. Ha rivoluzionato l’industria della difesa americana introducendo la figura del “forward-deployed engineer”: ingegneri inseriti direttamente sul campo o nelle fabbriche che adattano le piattaforme alle esigenze reali dei clienti, dalle forze di polizia alle aziende chimiche.
Grazie a questa formula, Palantir ha creato software che, secondo chi li ha usati, hanno salvato vite in battaglia e contribuito a gestire la pandemia.
Allo stesso tempo l’azienda ha coltivato un’aura di segretezza, rifiutando di interloquire con i media e citando apertamente Tolkien (i “palantír” sono le sfere veggenti del Signore degli Anelli) e i legami con la CIA, suo primo finanziatore. Questa opacità ha alimentato paure di sorveglianza di massa nell’era dell’IA.
Il boom economico sotto Trump
Il ritorno di Trump alla presidenza ha rappresentato un acceleratore incredibile per Palantir.
Ex dipendenti sono entrati nell’amministrazione, altri hanno popolato il Dipartimento per l’Efficienza Governativa di Elon Musk noto come Doge.
I ricavi da contratti federali sono subito schizzati a 2,2 miliardi di dollari, con un aumento del 65% in un anno, mentre il business commerciale è più che raddoppiato. Il titolo in borsa è volato del 135% nel 2025.
Palantir è diventata uno dei grandi vincitori dell’era Trump, ma questo successo è ormai indissolubilmente legato a politiche controverse: tracciamento di migranti, droni, efficienza governativa che ha tagliato posti di lavoro pubblici.
La svolta politica
Se storicamente molti dipendenti e lo stesso CEO Alex Karp avevano inclinazioni di sinistra, oggi l’azienda appare allineata alla destra.
Karp ha definito Palantir “completamente anti-woke”, ha sostenuto pubblicamente il giro di vite sull’immigrazione, ha vantato che i suoi strumenti uccidono nemici americani e ha ripubblicato manifesti che invocano l’intervento dei tecnici di Silicon Valley contro il crimine urbano.
Il co-fondatore Joe Lonsdale è diventato un grande finanziatore MAGA, mentre il chief technology officer Shyam Sankar ha elogiato Trump come fondatore di una nuova età dell’oro.
La percezione pubblica dell’azienda è ormai netta: Palantir è vista come azienda repubblicana. Questa identificazione le ha chiuso molte porte in Europa e l’ha resa tossica per tanti clienti istituzionali americani.
La resistenza europea e i timori degli investitori
In Europa le porte si sono chiuse: Svizzera, Germania, Francia hanno respinto o sostituito gli strumenti di Palantir per ragioni di sovranità.
Nel Regno Unito, il sindaco di Londra Sadiq Khan ha bloccato un contratto da 50 milioni con la Metropolitan Police e il governo laburista sta rivedendo un accordo da 330 milioni con il Servizio Sanitario Nazionale.
Negli Stati Uniti intanto i Democratici, dati i sondaggi favorevoli per riconquistare la Camera a novembre, preparano audizioni sotto giuramento e richieste di documenti. Se tornassero alla Casa Bianca nel 2028, Palantir rischierebbe di perdere oltre 10 miliardi di contratti con il Pentagono.
Anche investitori istituzionali, come il fondo pensione olandese ABP e il fondo sovrano norvegese, hanno espresso preoccupazioni sui diritti umani.
Alex Karp: da asset a punto debole
Per anni Karp, filosofo “neurodivergente” e progressista, è stato il perfetto bilanciamento tra Peter Thiel, che è un libertario di destra, e una base di ingegneri di sinistra. Difendeva con passione il proprio lavoro come servizio alla società occidentale.
Dopo il 7 ottobre 2023, però, la sua radicalizzazione è diventata evidente: annunci a tutta pagina per Israele, discorsi sempre più aggressivi, donazioni a Trump, assunzioni come quella di Eliano Younes, l’autore del video incriminato.
Molti insider ritengono che questo atteggiamento provocatorio, pur attraente per certi talenti, stia alienando clienti e dipendenti e stia rendendo più difficile la vita all’azienda.
L’esodo di talenti
Oltre alla politica, Palantir affronta una battaglia tecnologica. Short seller e investitori come Michael Burry puntano contro il titolo, convinti che Anthropic e OpenAI stiano erodendo il suo vantaggio. L’azienda ha perso decine di ingegneri senior verso i giganti dell’IA.
Il modello dell’ingegnere schierato in avanti resta un punto di forza, ma il contesto sociale è diventato pesantissimo, tra minacce di morte, ostracismo nei quartieri progressisti e difficoltà nel reclutamento del personale.
Lavorare per Palantir è ormai, per molti, una dichiarazione politica esplicita. La società ammette di dover spostare dipendenti dal business commerciale a quello governativo per far fronte alle commesse.
Un futuro in bilico
Palantir continua a ripetere di essere “né di destra né di sinistra”, di lavorare con governi democratici da vent’anni e di non fare sorveglianza di massa. Sottolinea i contratti con Nato e Ucraina e i suoi successi nel settore sanitario.
Ma l’articolo del FT lascia la sensazione di un’azienda che, dopo aver cavalcato un’onda perfetta, si trova ora di fronte a una “tempesta perfetta”. A pesare di più sono la dipendenza eccessiva da un’amministrazione, l’identificazione politica troppo marcata, la perdita di talenti e un ambiente politico che potrebbe cambiare radicalmente nel giro di pochi anni.
Palantir ha dimostrato più volte di saper sopravvivere alle avversità grazie alla qualità dei suoi prodotti. La domanda aperta è se questa volta le scelte dei suoi leader non abbiano reso la sfida molto più ardua.






