A novembre ho avuto occasione di commentare la “strana coppia” tra Nvidia e Palantir, di cui la conferenza tecnologica di Nvidia a Washington D.C. l’anno scorso ha rappresentato il lancio formale.
La coppia è strana perché Alex Karp e Jensen Huang sono due leader tecnologici diversi per stile e per schieramento sulla questione fondamentale, il rapporto con la Cina: Palantir, secondo la visione di Peter Thiel, rivendica il vessillo dell’arma occidentale contro il regime cinese, mentre Nvidia è impegnata in un infinito batti e ribatti tra Washington e Pechino per vendere i suoi sistemi ai clienti cinesi. Eppure, è nata una collaborazione tra l’azienda guidata da Jensen Huang, al centro della filiera dell’intelligenza artificiale, e l’azienda che da quasi 25 anni vuole portare i suoi strumenti di analisi e dei dati a clienti pubblici e commerciali. Nelle sue successive presentazioni, del resto, Jensen Huang ha sempre rivendicato i rapporti con Palantir e l’importanza della sua piattaforma “Ontology”.
Entrambe le aziende rivendicano l’importanza della parola “sovranità”, che diviene sia una leva politica che un mercato di riferimento. Anche il più recente accordo si inserisce all’interno di questo percorso, con servizi pensati per le agenzie governative e gli operatori di infrastrutture critiche. Attraverso l’ultima partnership, Palantir utilizzerà i modelli aperti Nvidia Nemotron per costruire modelli personalizzati di qualità di frontiera, destinati a servire il governo degli Stati Uniti (Sovereign AI Operating System), garantendo la riservatezza della filiera.
Nel classico stile di Alex Karp, durante un’intervista su Cnbc per spiegare questo accordo, è andato molto oltre. Ha espresso col tradizionale linguaggio colorito una dura critica verso i grandi laboratori di intelligenza artificiale di frontiera come OpenAI e Anthropic, denunciando la profonda perdita di fiducia verso di loro da parte dei clienti commerciali e governativi. Karp, oltre a reiterare la critica ad Anthropic per la sua controversia col Pentagono, ha detto che le aziende che lavorano con loro pensano: “Perdo il mio tempo pagando i loro token, non ottengo alcun valore e i laboratori stanno rubando la mia proprietà intellettuale”.
In un discorso pubblico statunitense dove le accelerazioni dei prodotti e le opinioni sono sempre mischiate agli interessi personali, lo sfogo di Karp è stato commentato da molti, tra cui il podcast All-In, in cui ha ripreso il suo ruolo stabile l’ex “zar” per crypto e intelligenza artificiale David Sacks, importante membro della PayPal Mafia. Sacks ha illustrato come i laboratori di frontiera rappresentino una minaccia reale di concorrenza sleale per i loro stessi clienti, accusando Anthropic di introdurre prodotti basati sulle capacità dei clienti e volti ad attaccare i loro mercati (che, si potrebbe aggiungere, in alcuni casi sono mercati che si sovrappongono con Palantir).
In questo modo, oltre all’alternativa che non è perseguibile a livello geopolitico ma che già viene usata (i modelli cinesi), avanza l’opzione di integrare capacità statunitensi, di Nvidia e Palantir, che affermano di voler servire i clienti e non di attaccare i loro mercati con nuovi prodotti. Allo stesso tempo, Nvidia non appena altre aziende entrano nel suo recinto (l’industria dei semiconduttori), mostra di poter aumentare la sua presenza nello stack, perché ha gli strumenti per farlo.
In questa fase della competizione sull’intelligenza artificiale, la corsa delle aziende come Anthropic verso il dominio del mercato è sempre a ostacoli, perché non è dimostrato che i loro prodotti riescano ad allargare la torta, a far aumentare in modo netto il Pil mondiale come nelle ipotesi più ireniche avanzate da Jensen Huang.
La realtà attuale è quella di una competizione concatenata sui mercati della struttura industriale dell’intelligenza artificiale e del suo uso commerciale, in cui l’ascesa di uno comporta il declino dell’altro. Così le aziende si trovano a collaborare ma anche a competere, a seconda delle fasi. E così la “strana coppia” Palantir-Nvidia continua a trovare la sua ragion d’essere.






