Innovazione

Che cosa non sta funzionando in Italia nella lotta al Coronavirus. Tosto post di Kruger

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coronavirus conte

A 37 giorni dall’inizio della crisi, ancora non viene fornita alcuna chiarezza sui piani del governo su tamponi, test, materiali dispositivi, contact tracing e tracciamento digitale per la cittadinanza. Il post di Peter Kruger che su Facebook sta seguendo e analizzando numeri e tendenze della pandemia da Coronavirus non solo in Italia

Siamo il paese con la più alta mortalità al mondo: 166 decessi per milione abitanti. Ma questo è solo il numero ufficiale. Quello reale, come abbiamo scoperto nei giorni scorsi, è almeno il doppio (ottimisticamente).

Continuiamo ad essere il paese europeo che fa meno tamponi in relazione al numero di casi. Come si capisce questo? Facile. Siamo il paese europeo con il più alto tasso di letalità (oltre 10%).

In Italia il 10% dei malati (attivi) sono operatori sanitari (cioè quelli che dovrebbero prendersi cura dei malati). Come ci confrontiamo con gli altri paese europei? Non ho avuto tempo di fare confronti, ma temo che anche qui abbiamo un bel record (nota bene: prima di criticarmi per questo, perché non fate qualcosa di utile? Muovete il culo, parcheggiato sul divano, e provatelo a fare voi il confronto. Basta saper usare Google).

A 37 giorni dall’inizio di questa emergenza, ancora non riusciamo a testare, non dico tutti i sintomatici potenzialmente positivi, ma neppure i medici nei reparti e quelli che interagiscono con il pubblico. E non dico nulla delle gravissime lacune nella fornitura ai sanitari di materiali protettivi adeguati.

A 37 giorni dall’inizio di questa crisi, con la significativa eccezione del Veneto che ci sta provando, ancora non abbiamo messo in campo alcuna attività di contact tracing (si contattano i contatti di tutti i positivi per effettuare isolamenti mirati ed ulteriori test su potenziali asintomatici). E, per inciso, parlare di “piani d’uscita” (vero Renzi?) non ha alcun senso in assenza di una tale misura.

A privacy o non privacy, a 37 giorni dall’inizio di questa crisi, ancora non è stato messo in campo alcun sistema di tracciamento digitale per la cittadinanza (bada bene, non “della cittadinanza”). E qui, ricordiamolo, la privacy non sta neppure nella nostra costituzione. Eppure, in questa emergenza stiamo toccando in maniera pesantissima tanti dettami costituzionali (Art. 16 libertà di movimento. Art. 32 salute. Art. 41 attività economica – e questo punto lo dedichiamo a tutti coloro che mi invitano a fare un corso di diritto costituzionale).

A 37 giorni dall’inizio della crisi, ancora non viene fornita alcuna chiarezza sui piani del governo. C’è gente qui che pensa che, prossima settimana, si riaprono le scuole. Nessuno ha il coraggio di dire agli italiani che, se ci sono voluti 37 giorni (?) per raggiungere il picco (magari), ce ne vorranno almeno il doppio per togliere le misure di contenimento. E solo in presenza di un sistema massivo di test e contact tracing, obbligando gli italiani a mettere le mascherine in pubblico e ad accettare per mesi tante restrizioni nei loro comportamenti.

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