Innovazione, Reti per la crescita

Banda ultralarga, tra contenziosi e (troppa) burocrazia

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Lo sviluppo della Banda ultralarga in Italia è frenato da troppa burocrazia, con tempi di rilascio dei permessi davvero lunghi, e dai contenziosi intorno ai Bandi Infratel, instaurati dalle imprese partecipanti alle gare d’appalto

 

L’Italia in tema di banda ultralarga deve solo accelerare. Siamo ancora troppo indietro, rispetto al resto d’Europa. A dirlo è il Desi, il rapporto Europeo  che misura il grado di diffusione del digitale nei paesi Ue, basato su cinque indicatori: connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione di tecnologie digitali e servizi pubblici digitali.

Desi 2016: Italia male nella Connettività

In tema di connettività l’Italia deve lavorare tanto per sviluppare la copertura delle reti fisse a banda larga veloce. In questo settore, l’Italia si posiziona al 27esimo posto (su 28), con appena il 5,4% delle famiglie che ha un abbonamento Nga sul 53% di quelle abbonate. Per capire quanto siamo indietro rispetto agli altri Paesi basta guardare i numeri: in Europa, il 71% delle famiglie ha accesso alla banda larga ad alta velocità (almeno 30 Mbit/sec), rispetto al 62% dell’anno scorso. La copertura delle reti a banda larga (Nga) nel 2015 è passata dal 36% delle abitazioni al 44%.

banda ultralargaQualcosa, in realtà, nel 2016 si è mossa. E i dati del Desi saranno certamente migliorati. Ma i progressi sono ancora troppo lenti: troppa burocrazia, secondo la Corte dei Conti. Ma a rallentare tutto anche i contenziosi che nascono intorno alle aggiudicazioni dei Bandi Infratel, per la realizzazione della rete di connessione veloce in tutte quelle aree a fallimento di mercato.

Banda ultralarga: il primo Bando Infratel

Il primo bando Infratel, quello che riguarda 5 lotti corrispondenti a Abruzzo, Molise, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, ha già ottenuto una sua assegnazione. Sarà sempre Open Fiber a portare la banda ultralarga in quelle zone. La società di Enel, infatti, si è classificata prima in tutti e cinque i lotti del primo bando di gara da 1,4 miliardi per la realizzazione della rete in fibra ottica nelle zone a fallimento di mercato.

OpenFiber ha ottenuto un punteggio altissimo in tutte le gare, distanziando di tanto, sia sul fronte dell’offerta economica sia di quella tecnica, i concorrenti, Telecom fra tutti. 

Ma i lavori non possono partire. Telecom infatto ha impugnato la decisione, contestando al Tar le linee guida per le future tariffe all’ingrosso. Il Tribunale si esprimerà in merito tra fine febbraio e inizio marzo. Ma proviamo a capire meglio.

L’operatore vincente, OpenFiber, in questo caso, è tenuto a noleggiare agli altri i servizi fibra, lasciando allo Stato la proprietà della Rete. Le norme AGCOM prevedono criteri di tariffazione adeguati per incentivare lo sviluppo, ma Telecom sostiene che i prezzi dovrebbero essere replicabili da ogni operatore, per non attivare dinamiche anticoncorrenziali.

Anche Fastweb contesta il primo bando Infratel, non contendo dei requisiti per le pre-qualifiche. Anche in questo caso, il TAR dovrebbe pronunciarsi nelle prossime settimane.

Il secondo Bando Infratel

Non c’è stata alcuna aggiudicazione, invece, per quello che è il secondo bando Infratel, per portare la fibra in Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e provincia di Trento. Entro il 20 febbraio dovranno essere consegnate le offerte da parte degli operatori che si cono pre-qualificati: Telecom Italia, Open Fiber ed e-Via. Acea si è pre qualificata nei lottti Marche, Umbria e Lazio (dove si era candidata), ed Estra punta a Marche e Umbria. Anche Fastweb ha superato la prima fase, ma ha deciso di non presentare alcuna offerta.

banda ultralargaAnche se tutto è ancora da decidere, però, anche “per il secondo bando c’è un’attività di contenzioso: c’è stato il ricorso di Fastweb, che però credo abbia formalmente rinunciato, quello di Telecom, ma è stata rigettata la sospensiva e l’udienza di merito è fissata per il 19 aprile e quello di Eolo, con udienza anch’essa per il 19 aprile“, ha dichiarato il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli.

La troppa burocrazia frena la diffusione Banda ultralarga

A frenare lo sviluppo della rete internet superveloce non sono solo i contenziosi, ma anche la troppa burocrazia. L’accusa arriva dalla Corte dei Conti: colpevole del ritardo italiano sono “I tempi eccessivamente lunghi per il rilascio dei permessi da parte degli enti proprietari (Comuni, Province, Anas e Rete ferroviaria italiana) delle aree interessate dalla realizzazione delle nuove infrastrutture”, si legge nella relazione “Il finanziamento degli interventi infrastrutturali per la banda larga 2007-2015”, a firma, appunto della Corte dei Conto.

Negli anni presi in esame, lo studio evidenzia che, fortunatamente, i lavori per la «banda ultralarga che, seppure iniziati in ritardo, hanno di recente ricevuto un notevole impulso, essendo stati emanati bandi di gara per la concessione di costruzione e gestione di tali infrastrutture per 2.200 milioni circa». Ma la burocrazia rallenta e blocca tutto.

“Non sono tanto i tempi medi di rilascio dei permessi, ma singoli casi di durata eccessiva dei procedimenti che da soli possono comportare gravi ritardi di realizzazione di interi tratti di rete”, denuncia Infratel.

Serve “mettere in atto ogni opportuna misura per stimolare sia gli enti proprietari sia le imprese, tenute, per contratto, a curare le richieste dei permessi, affinché siano ridotti i relativi tempi”, sostiene la Corte dei Conti.

banda ultralarga

Antonello Giacomelli

“Sono molto grato alla Corte dei Conti per l’intervento sugli ostacoli alla banda ultralarga. Abbiamo esaminato la situazione nel Cobul di alcune settimane fa. Il tema è molto serio e riguarda non solo aspetti burocratici ma anche la ritrosia ad accettare le norme più recenti che velocizzano i percorsi. Subito dopo ho scritto a enti locali e sovrintendenze per chiedere di intervenire e rimuovere gli ostacoli che rallentano il Piano. Nelle prossime settimane registreremo le risposte e valuteremo tutte le iniziative da assumere, in ogni sede”, ha commentato il sottosegretario alle Comunicazioni , Antonello Giacomelli.

La Banda ultralarga aumenterà la produttività

Se è vero che non si sa ancora quando l’Italia potrà vantare una connessione internet davvero veloce, è vero che già si conoscono i benefici. A dirci cosa guadagnerebbero anche le piccole imprese grazie all’installazione della banda ultralarga è un documento redatto dall’Istat, “Valutazione della relazione tra l’uso di Ict da parte delle microimprese, copertura a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato e performance aziendale”, in cui si prendono in esame 250mila imprese fra 3 e 9 addetti.

In tutti i domini considerati si avrebbe un aumento di produttività variabile dal 7% fino al 23% del valore aggiunto delle aree bianche/bianche dirette calcolato in assenza di investimenti e pari al 13% per il complesso di tutte le aree bianche italiane considerate”, si legge nel documento. A conti fatti, la produttività aumenterebbe di circa 4.900 euro per addetto. È bene specificare che le aree bianche sono quelle considerate a fallimento, in cui è necessario l’intervento pubblico per garantire la copertura del servizio a banda ultralarga.

Se diamo uno sguardo a livello territoriale, i benefici più grandi si avrebbero per le imprese del Nord-Ovest, con un aumento di valore aggiunto del 14%. Seguono, secondo il rapporto dell’Istat, le imprese del Nord-est e del Centro, con un valore aggiunto superiore del 12%. Il Sud e le Isole, invece, avrebbero benefici più limitati, con un valore aggiunto del 9%.

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