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Perché il Corriere della Sera sculaccia Amazon?

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Mentre Amazon Italia continua a crescere (secondo i numeri), e i negozi tradizionali chiudono ed entrano in crisi, Agcom mette in riga la società americana e oggi il Corriere della Sera dedica al colosso del commercio elettronico un articolo-commento a dir poco urticante… L’approfondimento di Giusy Caretto

Prezzi bassi, consegna a casa. Il business di Amazon è vincente. E se prima gli italiani facevano fatica ad affidarsi agli acquisti online, oggi sono sempre più quelli che preferiscono cliccare e comprare mentre sono comodamente seduti sulla poltrona di casa. L’e-commerce sta cambiando il modo di fare acquisti e i negozianti (piccoli e grandi) ne pagano le conseguenze.

Ma il mondo dell’online non è sempre rose e fiori. Truffe a parte, infatti, anche i colossi tecnologici non son immuni da problemi con utenti e, soprattutto, con le autorità. Amazon, diventato il maggiore rivenditore del Paese (seppur pochi sono i numeri noti), ha non pochi problemi con Agcom. E oggi il Corriere della Sera dedicata un ampio-commento a firma di Federico Fubini, firma di punta dell’economia e della finanza del quotidiano diretto da Luciano Fontana, alle attività italiane del colosso, con rilievi, dubbi e domande per nulla accomodanti. Ma andiamo per gradi.

SEMPRE PIU’ FIDUCIA NELL’E-COMMERCE

Partiamo dalle nuove abitudini degli italiani. I numeri Istat testimoniano che cresce la fiducia degli utenti negli store online, mentre diminuisce quella verso commercianti tradizionali (sotto ai livelli del 2010). Troppe le chiusure degli store fisici: nel 2017 sono state 10 mila, secondo Confesercenti.

Inevitabile la crisi dei negozi specializzati in elettronica. Come riporta il Corriere della Sera, giorni fa Trony ha annunciato il licenziamento di 500 addetti (chiude 43 negozi in Italia) e il mese scorso Mediaworld ha aperto una vertenza per l’uscita o il taglio ai salari di 700 dipendenti.

AMAZON CRESCE IL FATTURATO (MA I NUMERI SONO SCONOSCIUTI)

Mentre gli altri combattono contro la crisi, Amazon invece, sembra godere di ottima salute. Anche Amazon Italia continua a crescere e i piani del futuro ci dicono che i numeri del BelPaese sono incoraggianti: i dipendenti, nel 2015, erano 1.158 ed oggi sono 3.500 e potrebbero arrivare a 6.500 nel 2021.

Più dipendenti, più guadagno, direbbe qualcuno. Se Amazon continua ad investire in Italia, vorrà pur dire che il mercato va (e promette) bene. Ma di Amazon conosciamo pochissimi numeri: la società di Jeff Bezos potrebbe anche essere in perdita nel nostro Paese, e il piano punta a distruggere i concorrenti per poi andare alla conquista del mercato. “Amazon probabilmente fattura in Italia vari miliardi di euro, ma non lo dice. Né dice quanto né, soprattutto, se guadagna”, denuncia Federico Fubini nel pezzo sul Corriere della Sera.

In Italia l’azienda americana vanta diverse società e succursali (5 in tutte, Amazon Logistica, City Logistica, i call center di Cagliari e un’altra azienda di servizi), ma solo di alcune si conoscono i conti, si lamenta il Corriere della Sera. I conti della “succursale” italiana della lussemburghese Amazon EU S.à.rl. non sono depositati. Per questa società, Amazon ha versato una “una tantum” da 100 milioni di tasse 2011-2015 all’Agenzia delle Entrate a dicembre, dopo un’inchiesta penale.

Diverse le ipotesi in campo. “Secondo il Politecnico di Milano, l’ecommerce in Italia è esploso del 28% a 12,2 miliardi nel 2017 e in altri Paesi Ue, stima Alessandro Allegri di Ambrosetti Am Sim, la quota di Amazon supera il 60%. Fosse così, i fatturati italiani di Bezos si avvicinano ormai agli 8 miliardi di euro. Eppure il gruppo paga poche tasse in Italia”, spiega Fubini, firma di punta del Corsera.

IL BRACCIO DI FERRO CON LE AUTORITA’

Conti a parte, Amazon Italia ha anche altri problemi. Il primo, quello con Agcom, che nei prossimi giorni dovrà prendere una decisione sulla natura stessa della società. Amazon, infatti, spedisce i pacchi direttamente a casa, sostituendosi ad un servizio postale. Ma proprio come il servizio postale, secondo quanto denunciato da Agcom, dovrebbe stare ai permessi e alle norme in materia decise in Italia.

IL PROBLEMA DIPENDENTI

La società americana è finita sotto i riflettori per quanto accaduto nello stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, dove l’azienda impiega circa 4mila persone, di cui 1.600 con contratti da dipendenti (tra cui 500 a tempo indeterminato). Quello che chiedono i dipendenti è non solo un aumento dello stipendio (Amazon sostiene che gli stipendi che le paghe per i propri lavoratori siano tra le più alte del settore – probabilmente nel calcolo include anche i benefit non monetari), ma soprattutto ritmi più umani e meno controlli e cronometraggi sui servizi svolti e pause, comprese quelle per andare al bagno.

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