Innovazione

5G, che cosa celano le tensioni fra Trump e Pentagono su Ligado

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5g cnit

Fatti, commenti e analisi sul dossier 5G negli Stati Uniti. L’approfondimento di Marco Orioles

 

Chissà come andrà a finire negli Usa la querelle sul 5G di Ligado che vede tra i sostenitori due trumpiani di ferro come l’Attorney General William Barr e il Segretario di Stato Mike Pompeo e tra i detrattori un buon numero di ministeri e agenzie federali, tra cui il Pentagono?

Sta di fatto che la bozza di ordine stilata giovedì dal n. 1 della Federal Communications Commission Ajit Pai con la quale si offre a Ligado, la società di satelliti della Virginia già nota come LightSquared, la concessione per istituire il servizio 5G ha già messo in subbuglio Washington.

Gli entusiasti come Barr, che proprio giovedì ha emesso una nota di plauso per la mossa di Pai, o Pompeo, che ha parimenti espresso pubblicamente la propria soddisfazione, sono del parere che grazie a Ligado non solo la rete di quinta generazione negli Usa sarà presto realtà con tutti i benefit connessi (internet delle cose e dintorni), ma si impartirà una bella lezione alla Cina.

Il problema n. 1 è rappresentato però dalla resistenza del Pentagono, dove sono convinti – e l’hanno messo nero su bianco per ben due volte quest’anno – che la mossa metterebbe a repentaglio il sistema GPS, costringendo le forze armate a spendere miliardi di dollari per sostituirne le attrezzature.

E non c’è il solo Pentagono, perché a esprimere resistenza sono state varie branche dell’esecutivo a stelle e strisce inclusi i ministeri dei Trasporti, della Sicurezza Intera e dell’Energia che lo scorso 14 febbraio hanno stilato un memo per rendere note tutte le loro perplessità.

Ma la contrarietà monta anche nel settore privato, dove due Big dell’industria del trasporto aereo come Delta e Southwest hanno fatto causa comune con FedEx e Lockheed Martin e altre aziende Usa per remare insieme contro il progetto della FCC e recapitare per giunta al suo segretario generale una nota nella quale – battendo sul tasto della questione delle interferenze con il segnale GPS –  le chiedono di “negare l’autorizzazione a Ligado”.

A queste obiezioni, tanto Ligado quanto Barr hanno sempre replicato che il problema non sussiste in quanto – come sottolineato da alcuni osservatori – “le onde radio in questione potrebbero ben accoppiarsi con le onde radio nella cosiddetta banda C, che FCC punta a vendere ai vettori wireless a partire da dicembre prossimo”.

Il problema, inoltre, potrebbe essere addomesticato nel momento in cui il governo federale decidesse finalmente di varare la più volte promessa Strategia Nazionale sul 5G e quindi regolamentare una volta per tutte il coordinamento dello spettro delle frequenze – un passaggio indispensabile ma che tarda ad arrivare anche in virtù della mancata nomina da oltre un anno dei vertici della National Telecommunications and Information Administration del Dipartimento del Commercio, ossia proprio l’autorità chiamata a dirimere tali controversie.

La battaglia in ogni caso si preannuncia lunga e senza esclusione di colpi, come evidenzia la preoccupata missiva firmata dai vertici della potente Commissione Forze Armate del Senato il 15 aprile e indirizzata alla scrivania del presidente.

Ma nel Congresso Ligado dispone anche di autorevoli supporter tra cui uno dei membri più in vista della Commissione Intelligence del Senato, il democratico Mark Warner, che ha caldeggiato la causa dell’azienda (che sorge nella sua stessa Virginia) e “incoraggia(to la FCC) ad approvare speditamente quella bozza di ordine”.

Ma l’asset più importante su cui Ligado può fare affidamento è lo stesso Barr, che Politico ricorda aver lavorato insieme a Pai ai tempi di Verizon, dove l’AG ricopriva l’incarico di consigliere generale e il presidente dell’epoca era un uomo, Ivan Seidenberg, che oggi siede sulla poltrona più alta della stessa Ligado.

Poco prima di assurgere al rango di ministro della gGustizia, Barr lavorava inoltre nello studio legale Kirkland & Ellis che ha difeso più volte Ligado (anche se mai con l’ausilio di Barr)

Chissà dunque se questa vicenda andrà davvero a finire secondo le previsioni di Paul Gallamt, analista di telecomunicazioni per la società di ricerche Cowen, che ritiene che quando si arriverà alla decisione ultima – e quindi alla firma presidenziale – Donald Trump si fiderà dei consigli del “suo uomo” alla FCC.

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