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Come hanno chiuso il 2022 le Big Tech?

Big Tech

Qual è il bilancio del 2022 per Meta, ByteDance, Twitter, Google, Apple e per le Big Tech in generale? Fatti e previsioni sul futuro della tecnologia

 

Tendenza che muoiono ed epoche che si concludono, scrive Axios, facendo il bilancio di fine anno delle Big Tech. Gli ultimi venti anni, caratterizzati da una “crescita folle” del settore tecnologico, “alimentato per gran parte del tempo dal denaro facile”, si concludono così dopo che la Federal Reserve (Fed) ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse per combattere l’inflazione.

Una scelta che ha portato le grandi aziende tech a licenziare massicciamente e le startup a mettere al sicuro il denaro liquido rimanente.

LA FINE DEI SOCIAL MEDIA COME LI CONOSCIAMO?

Da Oriente a Occidente, società come Meta e ByteDance – la prima proprietaria di Whatsapp, Facebook e Instagram, la seconda di TikTok – ma anche Twitter, con il terremoto causato dall’arrivo alla sua guida di Elon Musk, da mesi stanno vivendo profondi mutamenti.

“Il dominio di TikTok tra gli utenti più giovani suggerisce un futuro online meno incentrato sulla rete personale e più sui contenuti selezionati da un algoritmo diabolicamente efficiente per catturare l’attenzione del pubblico”, si legge su Axios.

Facebook e Instagram hanno subito un crollo di popolarità per la smania di diventare come il rivale TikTok e l’entrata in scena di nuovi competitor che, invece, di promuove filtri e un tipo di immagine lontano dalla realtà la valorizzano tipo BeReal.

E gli utenti di Twitter, che intanto ha licenziato più della metà del personale, hanno immaginato che con il nuovo Ceo il social sarebbe crollato all’improvviso ma, secondo Axios, “è più probabile che la sua fine avvenga attraverso un lungo e lento declino”.

LA LEGGE NON HA POTUTO NULLA CONTRO IL POTERE DELLE BIG TECH

Il governo degli Stati Uniti ha iniziato cinque anni fa il tentativo di tenere sotto controllo le Big Tech, ma alla fine si è concluso tutto con una paralisi legislativa e con il Congresso che non è riuscito ad approvare nessuna nuova legge significativa per limitare il potere dell’industria tecnologica.

Tuttavia, già solo il timore di un’azione governativa, ipotizza Axios, “ha probabilmente frenato alcuni ulteriori consolidamenti di potere da parte di Google, Apple, Amazon, Meta e Microsoft. Ma le azioni legali sono lente e incerte e i forzieri delle aziende hanno assimilato facilmente anche le multe più salate e le spese legali”.

COSA PREOCCUPA LE BIG TECH

Sebbene non sia ancora detta l’ultima parola – gli Stati e la Corte Suprema Usa potrebbero infatti rendere comunque la vita difficile a questi giganti – nel complesso, i leader del settore tecnologico continuano a preoccuparsi meno dell’azione dei governi che dell’ascesa di nuovi concorrenti e dei cambiamenti di massa nel comportamento degli utenti.

Ma anche un’istituzione solida come Google si sente minacciata dai competitor e appare improvvisamente vulnerabile. Il suo dominio come motore di ricerca, secondo alcuni osservatori, potrebbe infatti essere messo a rischio dal bot ChatGPT di OpenAI grazie alla sua capacità di rispondere alle domande degli utenti in modo più fluido, anche se meno accurato.

CRIPTO, UN’ALTRA BOLLA PRONTA A ESPLODERE?

Anche per il settore delle criptovalute il 2022 è stato un anno che ha stroncato le rosee prospettive immaginate, dal crollo del mercato avvenuto la scorsa primavera all’implosione di FTX in autunno: “I sostenitori del Bitcoin e gli appassionati di blockchain – scrive Axios – prevedono ancora un’altra primavera per questa tecnologia, ma molti osservatori vedono solo più nero”.

C’È ANCHE CHI RESISTE

Oggetti indispensabili come gli smartphone sembrano, invece, tenere botta. Apple, per esempio, che ha ben chiara la necessità di restare connessi, promette che l’ultimo modello di iPhone è in grado di contattare un satellite per chiamare i soccorsi ovunque, anche in zone remote e selvagge.

IL FUTURO DELLA TECNOLOGIA

A segnare però la fine della tecnologia per come la conosciamo, secondo alcuni esperti, sarà l’intelligenza artificiale, un campo in cui i servizi disponibili per analizzare i dati e generare contenuti continuano a migliorare a ritmi sorprendenti.

Ne è un esempio la ricerca condotta dall’azienda italiana di traduzione Translated, che prevede che nel 2027 un’intelligenza artificiale riuscirà a fare traduzioni migliori di quelle umane proprio grazie ai rapidi progressi del settore.

Così come le impiegate avatar sviluppate dalla multinazionale italiana Reply. Dei digital human che creano la soluzione perfetta per le aziende, in grado di parlare in maniera naturale e intelligente con le persone e di essere utilizzate dai marchi adattandosi in modo personalizzato alle loro esigenze.

GLI INVESTIMENTI NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Come scrive Linkiesta, “sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei suoi variegati strumenti si stanno facendo passi da gigante”. Secondo l’ultimo rapporto di Tortoise Intelligence (Global AI Index) citato dall’articolo, nel 2022, “gli investimenti mondiali nelle società di intelligenza artificiale sono aumentati del 115% dal 2020, segnando la più grande crescita anno su anno da due decenni”.

“L’investimento totale in intelligenza artificiale – prosegue – ha raggiunto i 77,5 miliardi di dollari nel 2021, e raggiungerà i 150 miliardi nel 2025 (rapporto Kpmg), alimentando la sfida per la super intelligenza artificiale in particolare tra Cina e Stati Uniti. Lo stesso possiamo dire sullo sviluppo della potenza di calcolo computazionale”.

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