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Per Crif il Fintech deve garantire servizi, regole e rischi uguali per tutti

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Il Fintech non è tanto l’azienda in sé ma il servizio o il prodotto offerto che si può definire tale quando utilizza la tecnologia per garanntire un servizio finanziario migliorativo rispetto a quello effettuato con tecnologie tradizionali

 

“Nonostante Crif sia un’azienda di grandi dimensioni è al 33esimo posto della classifica Fintech. È importante questo aspetto  perché spesso ci troviamo di fronte al binomio Fintech-Start up mentre quelle con business tradizionale non vengono considerate tali”. Lo ha detto il Senior Manager di Crif spa Luisa Monti nel corso dell’audizione in Commissione Finanze, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative all’impatto della tecnologia finanziaria sul settore finanziario, creditizio e assicurativo. “Per Crif – ha detto Monti -il Fintech non è tanto l’azienda in sé ma il servizio o il prodotto che offre un’azienda che si può definire tale quando utilizza la tecnologia per offrire un servizio finanziario migliorativo rispetto a quello offerto con tecnologie tradizionali. Questa distinzione è importante perché sennò si finisce per indentificare il Fintech solo con nuove imprese e start up mentre non necessariamente è così”.

Stessi servizi, stessi rischi, stesse regole

“A nostro parere – ha aggiunto il manager – è imprescindibile che quando si parla di Fintech si deve parlare di stessi servizi, stessi rischi, stesse regole. Questo perché si tratta di servizi rivolti al cliente finale che hanno bisogno di veder tutelati i propri diritti indipendentemente dal fatto che il servizio sia tecnologicamente avanzato o tradizionale”.

Partire dalle sand-box

Un suggerimento è inoltre quello di “garantire sul piano pratico l’implementazione delle regulatory sand-box – ha aggiunto Monti -. Per noi deve applicarsi sia ad aziende tradizionali sia a start up. La sand-box non deve servire per rendere disponibili questi servizi al cliente finale nella realtà pratica ma per testarli in un’ambiente semplificato. Solo la fase sperimentale va fatta così poi nella realtà, quando si va a regime, vanno affinate le protezioni che devono valere per tutti. Vediamo con favore questa opportunità anche per una contaminazione tra imprese tradizionali e imprese innovative soprattutto dal punto di vista istituzionale. Nella nostra visione infine la sand-box dovrebbe essere intersettoriale. Un esempio di questo tipo è a Singapore. Un altro aspetto importante è quello della competizione: se noi impostiamo correttamente una sand-box in questi termini cioè con una gamba operativa che permette sperimentazione pratica anche con il regolatore è chiaro che rendiamo possibile quel same services, same rules, same risks che dicevamo”.  Altro tema, infine è quello dell’educazione finanziaria: “Sono stati fatti dei passi in avanti ma l’evoluzione dei servizi finanziari rende importante che imprese e persone siano consapevoli di quello che stanno facendo.

La tecnologia dovrebbe permettere l’accesso delle informazioni grezze delle banche dati pubbliche

Per Silvia Cappelli (Relazioni istituzionali Crif) “la tecnologia dovrebbe permettere l’accesso e la fruibilità dei dati puntuali e delle informazioni grezze delle banche dati pubbliche. È importante che questo avvenga verso operatori identificati per poter essere riutilizzati. La tecnologia però consente tutta una serie di automazioni in servizi che erano svolti in ambito professionale. Ma è importante che tutto ciò sia affiancato da una evoluzione della normativa e della vigilanza”. Se ci spostiamo a parlare di rating sulle aziende “va bene tener conto delle performance storiche ma occorre verificare anche le performance attese magari attraverso una valutazione finanziaria, creditizia, catastale, di bilancio, camerali. Se a questi aggiungiamo informazioni creditizie abbiamo una valutazione più completa”.

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